Come sicuramente sarà facile intuire, ho una predilezione per i thriller; ne leggo molti, ma pochi sono davvero in grado di sorprendermi, la maggior parte di essi si trascina prevedibile fino alla parola fine. Del resto non è facile orchestrare qualcosa di nuovo: si è detto e scritto di tutto. Una volta leggevo un libro nel quale l'autrice ironizzava sul fatto che ormai non c'è più nulla di originale in questo campo ed è rimasto solo di creare qualcosa in cui l'assassino sia il lettore stesso! Se vi state chiedendo la motivazione di questo preambolo, ebbene è solo per affermare con forza il mio entusiasmo per la mia ultima lettura, IL GIARDINO DI BRONZO di Gustavo Malajovich, un romanzo dalla trama intrigante dove a fare la differenza è il talento dell'autore. Di seguito, la trama da me elaborata.
Fabiàn Danubio è un architetto di trent'anni che sta vivendo una situazione lavorativa piuttosto difficile: tutto intorno sta andando in malora e lui è l'unico a resistere fino alla fine. Ciò gli provoca una grande insoddisfazione: le scrivanie intorno a lui sono vuote e i telefoni non squillano più e forse non sarebbero arrivati lavori nuovi. Cerca di pensare a come affrontare l'eventuale disoccupazione. Fabian sta con Lila, che da qualche anno ha cominciato a presentare una qualche forma di disturbo psichiatrico, una specie di disconnessione. Il suo sguardo sul mondo ricorda quello di una persona che segue alla tv un programma visto e rivisto e che, peraltro, non le piace. L' unica eccezione a questo atteggiamento depresso è Moira, la loro bimba di quattro anni. Se ne prende cura in maniera irreprensibile, anche se a volte dà l'impressione di seguire un copione prestabilito, assegnatole da qualcuno, senza decidersi di vivere appieno.
"Lila era come una donna che dormiva nell'oscurità, e sembrava allontanarsi sempre di più.".
Fabian è convinto di amare la sua compagna, ma non glielo dice, perché ha paura di vedere negli occhi di lei un sentimento diverso dal suo. Quando la loro figlia di quattro anni, Moira, scompare misteriosamente con la baby sitter mentre stanno andando ad una festa di compleanno, Fabiàn e sua moglie precipiteranno in un incubo senza fine sorretto da un mistero che coprirà un arco di dieci lunghi anni...
Tra i numerosi pregi di questo poliedrico thriller, vorrei sottolineare la capacità dell'autore di evocare, grazie alla scrittura potente e fortemente descrittiva, immagini e sensazioni. Tanto per fare un esempio, mi viene in mente il momento drammatico prima della scomparsa di Moira: la rappresentazione del senso di urgenza, la terribile necessità di Fabian di raggiungere la figlia, l'impressione che gli rimane appiccicata addosso per tutto il giorno, l'ombra di qualcosa che sta per accadere, e soprattutto il senso di essere aggredito dai colori, dai rumori, dagli odori, che trasformano figure consuete nell'impressione che tutto sia mostruoso e che ogni dettaglio del mondo circostante sia diventato anomalo, tutto è perfetto e di grande impatto!
Subito dopo la scomparsa della figlia, Fabian si lascia trascinare dagli altri e non ha volontà propria per affrontare la realtà, si sente disarmato e successivamente si ritrova fagocitato dai media dove diventa ospite di tanti programmi, ma non ricorda nel dettaglio ciò che dice e né con chi ne parla. La solitudine assoluta arriva quando ad un certo punto la mancanza di notizie favorisce la sparizione della vicenda dall'attenzione generale e le indagini deragliano su improbabili congetture. Fabiàn si sente isolato.
IL GIARDINO DI BRONZO è una lettura che si srotola avvincente per circa cinquecento pagine, lungo le quali ogni elemento è essenziale. Non mi sono mai annoiata. Lo stile narrativo punta sullo stato d'animo del protagonista e sulla potenza delle immagini che riesce ad evocare. Non mancano momenti molto drammatici. A me è rimasto impresso il racconto di una particolare circostanza. Moira è ormai scomparsa da un anno e Fàbian si reca al parco dove spesso andava con lei. Vede una ragazzina in compagnia della baby sitter che le somiglia vagamente nel sorriso e la osserva chiudendo poi gli occhi e ascoltandone solo la voce, tanto per fingere almeno per un momento che sia lei. Quando arriva il momento per la bimba di lasciare il parco, Fabiàn si alza e la segue, come ipnotizzato; vuole starle vicino, magari toccarle i capelli. E' stanco e dolorante e ha anche freddo, ma la segue per tre isolati, nonostante la baby sitter e la ragazzina si accorgano di lui, lo giudichino e lo condannino senza pietà. Quando il portone si chiude e scompaiono dietro di esso, mi è sembrato davvero di percepire lo stato d'animo di Fàbian: le ombre lo circondano e non gli lasciano nemmeno la benedizione dell'oblio...
L'elemento che voglio sottolineare di questa lettura è che la tensione rimane alta dall'inizio alla fine: a pagina quattrocento, ancora c'è moltissimo da capire e da svelare, fino all'ultima riga dove si apprezza sempre qualcosa che attrae, conquista e commuove.
Consiglio questa lettura agli amanti dei thriller che hanno letto di tutto e sono un po' annoiati dalle storie sempre uguali e a quelli che amano la scrittura di qualità.