Della “new wave”, il discusso sottogenere fantascientifico lanciato negli anni ‘60 dalla rivista New Worlds, allora diretta da Moorcock, fu portabandiera in Italia “Galassia” nelle gestioni di Curtoni e Montanari, poi la rivista Robot sempre diretta da Curtoni: ma anche Narrativa d’Anticipazione, per il suo indirizzo, non fu da meno (da ricordare uno degli esiti più alti: “334” di Disch).
Insieme a Disch e Spinrad, Malzberg è forse uno degli autori più rappresentativi della new wave più pura (Ballard aveva iniziato a scrivere romanzi catastrofici anni prima, Delany e Zelazny trascendono i limiti di una corrente, Moorcock è più noto per la sua heroic fantasy), anche perché annunciò l’addio alla fantascienza già nei primi anni Settanta.
In Italia è stato tradotta solo una parte della sua virulenta produzione, tuttavia penso sia significativa: da racconti come “Una galassia chiamata Roma” a romanzi come “Oltre Apollo” (Libri di Robot) e “Nella gabbia” (MEB Saga).
Questo “Uomini Dentro” è ben rappresentativo di pregi e difetti di questa corrente. Nasce come ripresa sardonica del “Viaggio allucinante” di Asimov: novelization del famoso film, in cui il buon zio Isaac profonde scientismo ottimista e didascalico; lo stesso Asimov che dichiarò che “questa “nuova onda” (new wave) si ritirerà lasciando solo una spiaggia piena di detriti”. Nel romanzo di Malzberg la possibilità di entrare nel corpo umano per aggredire elementi patogeni è stata industrializzata: la multinazionale che detiene il brevetto del proiettore per ridurre temporaneamente gli umani a un millesimo delle loro dimensioni gestisce Istituti di cura in tutto il mondo. Peccato però che le cure siano riservate a chi può spendere 50'000 dollari, ovvero pochi ricchi; e che i Messaggeri incaricati di queste operazioni vengano resi sterili dal processo di riduzione..
Come si può immaginare, Malzberg distorce l’entusiasmo tecnologico asimoviano in un atto d’accusa contro la società paternalista e capitalista: i Messaggeri sono tutti reclutati in un ghetto chiamato Downside, il lavoro non deve piacere ma essere alienante, inizialmente molti di loro approfittavano della loro situazione per uccidere i loro pazienti senza lasciar tracce, fatto che la multinazionale ha abilmente coperto..
Malzberg ci fa seguire l’ingresso del Messaggero Leslie Blount nell’ano dell’anziano Yancey, poi si aggira per gli intestini, infine fuoriesce dallo stesso orifizio, facendo attenzione a non restare all’interno troppo a lungo: se tornasse a dimensioni normali mentre è ancora all’interno del paziente, questi esploderebbe: con risultati raccapriccianti.. eppure già accaduti! Anche l’estetica, come si vede, è lontana da quella di Viaggio Allucinante.
Malzberg dipinge una realtà astratta e kafkiana: Downside, l’Istituto, l’Arena dove le reclute festeggiano l’arruolamento (e ricevono offerte di prostitute, per le quali però non possono più provare interesse): il mondo è tutto qui.
O meglio: c’è anche il Prete, una macchina per confessioni, in voga negli anni ’90 ma ormai abbandonata in uno stanzino dell’Arena (il romanzo è ambientato nel 2015), dove Leslie si fa portare da una recalcitrante prostituta. La frustrazione per le risposte superficiali della macchina porta Leslie a distruggerla a calci, ma si porterà comunque il muto rottame nella sua stanza, per riceverne forse più ispirazione in questo modo. Questo è un bel simbolo; ma forse la via d’uscita più efficace per il complessato protagonista sarà uccidere Yancey, e riuscire così a soddisfare la sua provocante nipote anche a letto: uccidere la figura paterna e capitalistica libererà il lavoratore alienato dalla castrazione?
Come si vede, dietro lo stile brillante una storia esile, pesantemente metaforica; soprattutto, manca l’azione: nella miglior tradizione new wave, dopo l’intervento iniziale, le 160 pagine del romanzo sono dedicate a elucubrazioni del protagonista, ai suoi sogni di uccidere Yancey, ai ricordi del suo difficile rapporto con il padre (un poveraccio che lo ha fatto arruolare come Messaggero e che il figlio ricambia non curandolo quando potrebbe), a brevi contatti con Susan Yorks, nipote di Yancey, che dopo aver accettato rapporti incestuosi con il nonno ora sarebbe felice di vederlo morto per poter finalmente incassare l’eredità; al racconto della storia stessa come fosse un film della “nouvelle vague” francese; all’impotenza di Leslie quando Susan cerca di circuirlo; ai sogni, ancora, di visitare e poi uccidere persino Hulm, il fondatore dell’Istituto..
La prefazione di Carlo Pagetti, brillante come sempre, la copertina di Cesare Reggiani, l’ottima traduzione della Rambelli, che sa rendere le mille sfumature di dubbio e provocazione del narratore (ricorrendo anche a termini di bellezza pascoliana come ciangottare, crocidìo, cachinno.. le scappa uno “scalpello” per “scalpel”, bisturi, ma come non perdonarglielo?).. fanno di questa edizione un suggestivo esemplare di un’epoca, ma non consiglierei la lettura a chi non sia davvero appassionato di new wave.