Il potere persuasivo del linguaggio ha sempre suscitato un misto di ammirazione e timore. Un simile atteggiamento ha condizionato la fortuna della disciplina che si è occupata degli usi persuasivi del linguaggio: la retorica. Dopo i fasti dell'epoca classica essa ha visto prima decadere il proprio prestigio per ritrovare poi fecondità teorica nel pensiero del Novecento. Il libro suggerisce un'idea di retorica come luogo nel quale emerge l'intreccio, cruciale per la riflessione sulla natura umana, tra linguaggio, cognizione, desiderio e responsabilità. Un'idea che affonda le sue radici nel mondo greco e che aveva già trovato nel pensiero aristotelico la sua più compiuta elaborazione.
Un buon saggio sulla retorica e la teoria dell'argomentazione. Forse un po' troppo discorsivo e a tratti inutilmente complicato. Le stesse cose potevano essere dette in modo più chiaro nella metà dello spazio, ma è anche vero che stiamo parlando di un testo sulla retorica. Non si può pretendere che non sia retorico, immagino. Comunque nel complesso ben progettato.
Una rivalutazione contemporanea della disciplina retorica. Attraverso l'illustrazione della "morte" e successive plurali rinascite della retorica, Piazza arriva a una nuova concezione aristotelica. Perde forse forza nel momento in cui si sente costretta a una rilettura rischiosa dei testi aristotelici (nell'ultimo capitolo).
Resta comunque un ottimo testo per chi si approccia alla comprensione della disciplina, oltre il velo scolastico e puramente letterario.
Letto per un esame universitario. Molto affascinante. I primi 4 capitoli consentono al lettore di conoscere le basi dell'antico dibattito filosofico sulla retorica. Gli ultimi due entrano invece nel vivo della tesi della Piazza che concorda fortemente con le idee aristoteliche sull'argomento, le quali, per quanto antichissime, risultano ancora estremamente attuali.