Come i materiali fisici che resistono alle forze esterne, anche le relazioni devono affrontare pressioni e tensioni che possono deformarle oppure spezzarle. Alcune sono duttili come metalli preziosi e riescono a cambiare forma senza rompersi, altre sono fragili, come il piombo, e quando la tensione diventa eccessiva si spezzano. Quintana ha lasciato Mauro da tre mesi perché non le aveva dato altra scelta e ora, con l'assenza di lui ogni giorno più ingombrante, si chiede se loro due fossero materiali fragili, incapaci di sopportare le pressioni della quotidianità, o se fosse mancata loro la duttilità emotiva necessaria per resistere deformandosi insieme. Di una cosa però è sicura: Mauro le manca in un modo insopportabile, il vuoto che ha lasciato la sovrasta e lei, più che guarire dal virus della sua assenza, vorrebbe solo crogiolarsi nel dolore e lasciare che la febbre continui a salire, mentre legge i post che lui scrive online per la sua nuova ragazza. Fuori, un gruppo di eccentrici attivisti raccoglie firme per ostacolare la costruzione di nuove aree verdi a Milano, e una notte, una tempesta improvvisa si abbatte sulla città, per lasciare spazio a una pace surreale e forse al respiro limpido di nuovi inizi. Da una straordinaria scrittrice contemporanea, un'esplorazione spietata e dolorosa delle conseguenze dell'amore che finisce, un romanzo dalla prosa intima e affilata che consacra Francesca Marzia Esposito tra le voci più intense e originali della narrativa italiana degli ultimi anni.
Materiali resistenti di Francesca Marzia Esposito racconta il dolore dei superstiti, di chi sopravvive a una storia che finisce. È la parola di chi è crudo e sincero, di chi sa che il tempo non guarisce tutto, ma insegna a sopportare. Un romanzo che esplora le macerie interiori e la difficile arte della resistenza. Quintana, un’anima scomposta, è una donna frantumata, congelata nel momento della fine, incapace di accettare la dissoluzione dell’amore. Non è solo il distacco da Mauro a farle male, ma la percezione di essere diventata nulla ai suoi occhi, di essere stata sostituita senza che il mondo se ne accorgesse. Non c’è dramma eclatante nella sua sofferenza, nessuna scenata, nessun gesto eclatante. Solo il logorio quotidiano di una mente che non sa più come pensarsi senza l’altro. Viviamo in un’epoca in cui l’amore è costantemente esposto, pubblicato, narrato in tempo reale. Il dolore della perdita non si consuma più nel privato, ma si amplifica nel confronto con il successo sentimentale degli altri. I social non permettono di dimenticare, anzi, rendono l’assenza ancora più tangibile. Il trauma di Quintana è quello di molti: come si sopravvive quando l’altro continua a esistere davanti ai nostri occhi, ma senza di noi? Materiali resistenti non ci dice che tutto andrà bene, non ci promette un lieto fine. Ma ci regala qualcosa di ancora più prezioso: la verità. La verità che il dolore non è una sconfitta, ma un processo. Che la solitudine può essere una prigione, ma anche un’occasione. Che il cemento può spezzarsi, ma anche trasformarsi in qualcos’altro. Quintana non è una donna che rinasce. È una donna che resiste. E questo, a volte, è già abbastanza. Così come può essere abbastanza la bellezza di una ferita ancora aperta, che però, ha la possibilità di diventare cicatrice.
Un libro sicuramente ben scritto, che si legge con facilità e risulta scorrevole. Tuttavia, la trama tende a impantanarsi e fatica a prendere davvero forma. La relazione, o presunta tale, tra Quintana e Mauro viene costantemente messa in primo piano, ripetendo quasi ciclicamente una dinamica che non subisce mai reali cambiamenti. Il finale, a mio avviso, non è tra i migliori: appare sgrezzo. Il vero punto di forza resta la scrittura.
Un romanzo che arriva piano, ma poi resta. Materiali resistenti parla di fragilità, memoria, relazioni spezzate, e lo fa con una scrittura asciutta, quasi pudica, che però riesce a colpire dritto dove serve. Francesca Marzia Esposito ha il dono di raccontare il dolore senza esibirlo, con una delicatezza rara. I personaggi sono imperfetti, a volte spigolosi, ma sempre profondamente umani. È un libro che non consola sempre, ma fa compagnia. E a volte, è tutto quello che serve.