Materiali resistenti di Francesca Marzia Esposito racconta il dolore dei superstiti, di chi sopravvive a una storia che finisce. È la parola di chi è crudo e sincero, di chi sa che il tempo non guarisce tutto, ma insegna a sopportare. Un romanzo che esplora le macerie interiori e la difficile arte della resistenza.
Quintana, un’anima scomposta, è una donna frantumata, congelata nel momento della fine, incapace di accettare la dissoluzione dell’amore. Non è solo il distacco da Mauro a farle male, ma la percezione di essere diventata nulla ai suoi occhi, di essere stata sostituita senza che il mondo se ne accorgesse. Non c’è dramma eclatante nella sua sofferenza, nessuna scenata, nessun gesto eclatante. Solo il logorio quotidiano di una mente che non sa più come pensarsi senza l’altro.
Viviamo in un’epoca in cui l’amore è costantemente esposto, pubblicato, narrato in tempo reale. Il dolore della perdita non si consuma più nel privato, ma si amplifica nel confronto con il successo sentimentale degli altri. I social non permettono di dimenticare, anzi, rendono l’assenza ancora più tangibile. Il trauma di Quintana è quello di molti: come si sopravvive quando l’altro continua a esistere davanti ai nostri occhi, ma senza di noi?
Materiali resistenti non ci dice che tutto andrà bene, non ci promette un lieto fine. Ma ci regala qualcosa di ancora più prezioso: la verità.
La verità che il dolore non è una sconfitta, ma un processo.
Che la solitudine può essere una prigione, ma anche un’occasione.
Che il cemento può spezzarsi, ma anche trasformarsi in qualcos’altro.
Quintana non è una donna che rinasce.
È una donna che resiste.
E questo, a volte, è già abbastanza.
Così come può essere abbastanza la bellezza di una ferita ancora aperta, che però, ha la possibilità di diventare cicatrice.
Recensione intera sul blog.