La penna di Scarlett continua a catturarmi lasciandomi orfana dei suoi personaggi ogni volta che termino una sua storia. Entrare nei suoi mondi è sempre qualcosa di unico. Sono mondi dove il dolore cerca sempre il riscatto, dove dà la possibilità ai suoi protagonisti di sbagliare e provare a rimediare agli errori, dove l’evoluzione delle persone diventa tangibile.
Sono storie che ti catturano, ti travolgono, ti fanno soffrire e amare, sei pronta a odiarne uno per poi amarlo alla follia.
Quello che vivono sulla loro pelle i protagonisti, lo senti anche tu. Provi i dolori, le insicurezze, i dubbi, sei pronto a lottare con loro e a schiaffeggiarli per farli reagire.
Ecco tutto questo è la scrittura per Scarlett Reese per me.
Noah e Harper non sono da meno, non hanno nulla da invidiare agli altri personaggi venuti al mondo da questa scrittrice.
Noah ha grandi problemi a gestire la rabbia fin da bambino. Costretto a crescere e senza riuscire a confrontarsi e affrontare le sue forti emozioni, sfoga la sua frustrazione nell’alcol e usando i pugni. Ha una relazione che lui stesso definisce tossica, che lo ha incastrato in una convivenza che lo consuma e alimenta il suo circolo vizioso di autodistruzione.
Questo suo atteggiamento lo porta in tribunale, subendo il pagamento di un’ammenda di 200 elevata per lui che non lavora, in più deve seguire un corso per la gestione della rabbia e fare duecento ore di servizio sociale presso un’associazione di volontariato. Ed è così che in breve si ritrova a dover trasformare la sua anima irrequieta in una angelica con gli Angeli Custodi di Monterey. Lui che non crede di poter essere utile a qualcuno, lui che vede solo oscurità in sé come riuscirà a portare luce in chi soffre?
“Cos’è che ha detto Darla? Che un angelo custode può essere un tuttofare o anche un semplice amico, qualcuno con parlare, qualcuno con cui riempire i vuoti, ma... io sono fatto di vuoti. Di spigoli affilati e angoli bui.”
Harper… Fino a poco prima una normalissima ragazza, con i suoi sogni, il suo amore, le sue amicizie, una vita lunga da vivere a pieno e da cui prendere a piene mani.
Questo è come la lasciamo e nelle primissime pagine del libro.
Questo è ciò che smette di essere all’improvviso.
La ritroviamo in una stanza del Community Hospital di Monterey, privata della vista, con il corpo e l’anima pieni di cicatrici, con la sua vita di prima messa da parte, lasciata nei ricordi.
I ricordi... quelli che sono diventati incubi che la perseguitano, nemici da combattere o da cui lasciarsi sommergere.
“La cosa peggiore di essere cieca è che quando ti svegli di soprassalto da un incubo, non c’è altro che buio a circondarti. Nessuno spiraglio di luce a rasserenarti, nessun volto familiare a tranquillizzarti. Ci sei solo tu, persa in un limbo senza contorni, fatto di suoni e odori che identifichi solo grazie ai contorni.”
Harper ha perso tutto, vive nel buio. I suoi occhi e la testa fasciati da bende che una volta tolte non le ridanno quello che ha perso. Vive in un limbo oscuro che la trascina sempre più a fondo, fino al giorno in cui un angelo custode le piomba in stanza, un angelo pronto a scontare la sua pena. Un angelo scontroso, restio a lasciarsi andare alle emozioni, a lasciar entrare la felicità nella sua vita.
Mentre leggevo la storia ho provato a spegnere le luci a casa, chiudere gli occhi e poi provare a concentrarmi sui rumori, sugli odori che mi circondavano. Sapete come mi sono sentita? Persa, senza più appigli, punti di appoggio noti. Mi sono sentita da sola. Ho pensato a come sarebbe stato complicato vivere così, con gli ostacoli che le strade delle nostre città intralciano i nostri cammini. Quando ho letto questo libro sono dovuta andare dalla mia oculista – la vecchiaia galoppa e la vista peggiora – e così mi sono messa a osservare con calma le persone che camminavano intorno a me, lo studio della mia dottoressa si trova vicino al Vaticano, e in dieci minuti di strada percorsa a piedi ho trovato marciapiedi con buche, percorsi interrotti da biciclette o motorini parcheggiati incivilmente sopra, alberi piantati non in traiettoria, vasi, cartelli pubblicitari provvisori e chi più ne ha più ne metta. Mi sono domandata come possa una persona con difficoltà visive e motorie muoversi in una giungla di inciviltà. Tornata a casa ho finito di leggere la storia e lì dentro ho trovato la forza d’animo, il coraggio, la voglia di non lasciarsi abbattere da quelle intemperie che vogliono sconfiggerti di continuo. Tra le parole ho trovato il senso dell’amore, quello che fa venire voglia di combattere, quello che ti butta giù per poi ritirarti su e tenerti ancorata in superficie. Scarlett non parla solo del classico amore tra due ragazzi, ma anche quello che si legge negli occhi di una nonna che soffre nel vedere il dolore nelle espressioni della sua unica nipote. E ancora l’amore di chi ti ha visto e vissuto fin da bambina e sente la tua sofferenza, ma anche le tue gioie. Quell’amore che ti spinge a voler proteggere la persona a cui si vuole bene. Quell’amore che ti spinge a non lasciarti trasportare dalla corrente, ma a combattere.
Harper con la vista ha perso il suo nord, la sua bussola si è arresa alla corrente degli eventi perdendo se stessa. Noah, con il suo bagaglio di rabbia e dolore, la costringe a riprendere a sorridere, a trovare il suo nuovo centro fatto di compromessi, di un bastone per sondare gli ostacoli, di occhiali che mascherano quello che lei pensa di dover celare agli sguardi degli altri, di libri scritti in braille, di nuove abitudini da riscrivere, di tempo da prendersi per poter scoprire un nuovo equilibrio, perché...
“Perché le piccole cose possono sembrare insignificanti, ma danno senso a tutto.”
Questa frase è il nodo centrale di tutto il libro, il concetto semplice che dovremmo avere scritto e ben impresso a caratteri cubitali. Mai perdere di vista le piccole cose, quando ci si sente persi ricominciare sempre da quelle.
Sono ben cosciente di aver parlato poco del libro, ma questa recensione l’ho voluta concentrare e incentrare su quello che mi ha fatto provare la storia e la penna di quest’autrice.
Non mi rimane che ringraziare Scarlett per avermi dato la possibilità di leggerlo in anteprima, di avermi permesso di entrare nei mondi oscuri, in modi diversi, di Noah e Harper.