Arturo aiuta a venire al mondo quel che ha bisogno di nascere. Sa intuire l'invisibile, dare compimento alle potenzialità. Lo fa nella scuola in cui insegna storia dell'arte, perché non perde mai la curiosità nei confronti dei ragazzi e sa vedere oltre l'armatura di disinteresse e sbruffonaggine con cui si difendono dal mondo. E lo fa nella vita uno scolapiatti, visto dalla giusta prospettiva, può sostituire il soffione della doccia rotta, un phon può essere convertito, con un mix di scienza ed estro, in un fabbricanuvole. E quando proprio il malumore non gli dà pace, niente di meglio che una passeggiata meditativa nella campagna attorno a Pordenone insieme al fedele cane Napoleone. Ma se è vero che niente si distrugge e tutto si trasforma, cosa fare del dolore più paralizzante che esista, quello del lutto? Arturo si è inventato una Cassetta delle lettere per i cari estinti. Uno scrigno a cui affidare le parole che non siamo riusciti a rivolgere alle persone che amiamo e non ci sono più. Secondo le regole che lui stesso ha stabilito dovrebbe svuotare la Cassetta senza aprire le lettere, ma scopre che immergersi nella sofferenza altrui lo aiuta, e così le legge una a una, e il dolore altrui scioglie poco a poco il suo. La vita di Arturo procede tutto sommato serena finché non viene sconvolta dal succedersi di tre eventi la scomparsa di un anziano del posto, Gustavo, morto in circostanze misteriose, l'apparizione nella Cassetta di una insolita lettera scritta dalla figlia di Gustavo, e l'improvviso cambiamento nella condotta in classe di uno dei suoi allievi più impegnativi, che sembra passare un momento davvero complicato. Con il tempo, tanta pazienza e lo zampino di Napoleone, Arturo inizia a intravedere la sottile linea che unisce i tre avvenimenti. E intuisce che forse la soluzione di tutto potrebbe arrivare grazie alla Cassetta delle lettere per i cari estinti. Un protagonista indimenticabile, un romanzo lieve anche di fronte a temi importanti, soffuso di dolcezza ironica e poesia dei sentimenti.
L’ho scoperto per caso e ho amato ogni singola pagina. Una cassetta delle lettere per le persone che non ci sono più con noi, un prof un po disadattato e una giornalista in lutto. Un bel mix di ingredienti per questo libro. Pordenone sullo sfondo non è affatto banale, anche una chicca extra.
Don Mario e Napoleone i miei prefe.
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Lorenza Stroppa ha scritto un romanzo di rara sensibilità, capace di affrontare il lutto con delicatezza.
Senza scivolare nel sentimentalismo facile, l’autrice racconta il dolore in tutte le sue sfumature: la rabbia, il senso di colpa, i rimpianti, ma anche la possibilità di trovare una nuova forma di pace.
Al centro della storia c’è Arturo, un uomo fragile e disincantato che, per lenire il proprio vuoto, decide di aiutare gli altri.
Attorno a lui si muove una piccola comunità di personaggi sfaccettati: il ragazzo problematico che nasconde ferite più profonde della sua strafottenza, Clara che torna al paese dopo la perdita del padre con troppe parole non dette, il prete con cui Arturo instaura un rapporto fatto di contrasti e complicità, e perfino la panettiera del paese,madre di tre figli, che cerca in Arturo un aiuto e una presenza costante, mettendo in luce il bisogno di sostegno ma anche la necessità di andare avanti nonostante la fatica quotidiana.
Questo libro è una piccola gemma di biblioterapia: ideale per chi attraversa un momento di lutto o difficoltà, offre uno sguardo onesto sulla perdita e ricorda che il dolore fa parte del percorso, ma non deve diventare una destinazione.
È una lettura scorrevole, che lascia dentro emozioni e domande da elaborare, mostrando come gesti semplici possano avere un potere trasformativo per chi li compie e per chi ne beneficia.
Chi ama la narrativa italiana contemporanea capace di toccare corde profonde con grazia e intelligenza troverà in questo libro una lettura da custodire nel cuore e consigliare agli amici
Ci sono libri che, pur non rientrando nella propria comfort zone di lettura, riescono ad attirarti con la forza di una calamita. “La cassetta delle lettere per i cari estinti” di Lorenza Stroppa è uno di quei titoli che conquistano ancora prima di iniziare.
Siamo a Torre, un quartiere del comune di Pordenone situato al confine con Cordenons, dove Arturo, insegnante di storia dell’arte, possiede un dono speciale: trasformare oggetti comuni in invenzioni ingegnose. La cassetta delle lettere per i cari estinti è una di queste: un rifugio per parole mai dette a chi non c’è più. Secondo le regole che lui stesso ha stabilito, dovrebbe svuotare la cassetta senza aprire le lettere, ma scopre che immergersi nella sofferenza altrui lo aiuta. Così, le legge una a una, e il dolore degli altri inizia lentamente a sciogliere anche il suo.
La sua quotidianità prosegue tranquilla, finché non si verificano tre eventi straordinari: la scomparsa di Gustavo, un anziano del posto morto in circostanze misteriose; l’apparizione, nella cassetta, di una lettera firmata da Clara, figlia di Gustavo; e un improvviso cambiamento nel comportamento di Gabriele, uno dei suoi studenti più problematici. Arturo intuisce che i tre episodi sono collegati e che la chiave per risolvere il mistero potrebbe celarsi proprio tra quelle lettere.
La storia nasce nella mente di Lorenza Stroppa, ispirata dalla lettura di “Lux” di Eleonora Marangoni. Per me è stata la prima esperienza con la sua penna, che ho trovato intima, delicata, semplice e, soprattutto, scorrevole. Pagina dopo pagina, la narrazione invita a riflettere sulla vita e sulla frenesia del quotidiano, ricordandoci quanto spesso siamo impreparati alla perdita e quanto sia difficile trovare il tempo – o il coraggio – per dirsi davvero ciò che conta.
La narrazione si sviluppa prevalentemente in terza persona, con l’eccezione delle lettere, tutte scritte in prima persona. I capitoli brevi consentono di interrompere la lettura con facilità, anche se, in realtà, è difficile farlo. L’ambientazione è ben tratteggiata, così come i personaggi, ognuno dotato di una propria identità. Per alcuni avrei forse gradito un maggiore approfondimento, ma in 280 pagine l’equilibrio generale è ben mantenuto.
Per concludere, si tratta di una lettura che parla al cuore, senza effetti speciali ma con un’autenticità disarmante. Una storia che lascia un segno, anche dopo l’ultima pagina. La consiglio a chi ama i romanzi capaci di scavare nell’animo umano e di far riflettere sulla bellezza dei legami, del tempo e delle parole non dette.
La cassetta delle lettere per i cari estinti è un libro che arriva dritto al cuore, trattando con grande delicatezza la tematica della morte e di ciò che si prova quando qualcuno a noi caro viene a mancare. Il protagonista, Arturo, è professore di storia dell’arte alle scuole medie, che convive da diversi anni con un senso di colpa che lo blocca, dovuto alla morte della nonna, che per lui è stata come una mamma, ma è morta all’improvviso, mentre lui era assente, dopo un litigio fra loro. Arturo dedica il suo tempo libero alle riparazioni, definito l’aggiustatutto, trova conforto nel ridare una seconda vita agli oggetti, non potendola dare alla persona che aveva rappresentato così tanto per lui. Un giorno però decide di creare la cassetta delle lettere per i cari estinti, una vera e propria cassetta delle lettere dove poter scrivere ai defunti, in modo da poter comunicare loro quello che non si è potuto dire quando erano ancora in vita e liberarsi dal dolore. Arturo è il custode della cassetta e dovrebbe distruggere le lettere, ma non riesce a resistere alla tentazione di leggerle e a poco a poco, tramite il dolore degli altri, riesce a lenire il suo. La sua vita cambia quando muore in circostanze misteriose Gustavo, un anziano del paese e fa la sua comparsa Clara, figlia di Gustavo, che crede che il padre si sia suicidato e prova molto rancore per lui. Le storie di Arturo, Clara e Gabriele, un alunno problematico di Arturo che all’improvviso ha iniziato a comportarsi in modo strano, sono tutte collegate tra loro e la soluzione per risolverle arriverà proprio dalla cassetta delle lettere. La scrittura ti avviluppa e coinvolge, mi piacciono i riferimenti che si trovano qua e là. I personaggi sono costruiti bene e nella lettura diventano familiari e si partecipa alle loro vicende. È un libro scorrevole e avvincente, che tratta temi importanti, come i rapporti tra adulti e giovani adolescenti, con delicatezza e sensibilità e la reazione al lutto. Le lettere ai cari estinti aiutano chi resta a ricordare e anche il lettore può trovarne conforto.
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"Ma secondo voi è più importante quello che non si riesce a fare, nella vita, o quello che si fa?"
Romanzo davvero gradevole, che ricorda il caro Enrico Galiano per le dinamiche tra i personaggi e per la delicatezza delle tematiche trattate. La stile dell'autrice, di una fluidità unica, rende la lettura molto coinvolgente, sebbene la trama non mi abbia commossa né sorpresa quanto avrei voluto (s'intuisce perfettamente che ). Resta un libro notevole, che ha molto da insegnare sul tema del lutto e del legame che unisce chi va via e chi resta.
«Quando ti viene una nostalgia, non è mancanza, è presenza, è una visita, arrivano persone, paesi, da lontano e ti tengono un poco di compagnia. Allora don Rafaniè, le volte che mi viene il pensiero di una mancanza la devo chiamare presenza? Giusto, così a ogni mancanza dai il benvenuto, le fai un’accoglienza.»
La morte affrontata con estrema delicatezza, l’elaborazione del lutto, la rabbia e il dolore che ognuno di noi ha vissuto o vivrà. Delicato, mai banale e non cade nei sentimentalismi scontati.
Questo libro agisce come un balsamo sulle ferite, è un delicato cicatrizzante che ricuce i lembi ancora lacerati, o sanguinanti, dell'anima di chiunque abbia affrontato la perdita e vissuto il lutto sulla propria pelle.
Lorenza Stroppa, attraverso Arturo, crea un portale capace di collegare il mondo di chi ci lascia e quello di chi resta, offrendo un'oasi in cui cuore e mente possano ritrovarsi e rappacificarsi.
"Non sempre la morte appiana i conflitti, spesso lascia situazioni e relazioni irrisolte, aprendo un varco ai dubbi, al dolore e alle domande".
È così per Arturo, un professore d'arte nonché gran sognatore, con un divorzio alle spalle e il vuoto incolmabile dovuto alla perdita di sua nonna Ide che per lui è stata una madre. Un'assenza che si tramuta in solitudine, tanto che Arturo è sempre chiuso nel suo capanno delle invenzioni, con la sola compagnia del suo amato cane Napoleone e l'amicizia di don Mario, il parroco della chiesa in cui Arturo ha installato la sua invenzione: la cassetta delle lettere per i cari estinti. Un'idea nata per aiutare gli altri a far pace col proprio dolore, uno strumento usato da Arturo per esorcizzare il suo lutto, per comprenderlo e metabolizzarlo: per ritrovarsi.
Perché nessuno si salva da solo, proprio come Clara - una donna cresciuta in una corazza d'orgoglio per difendersi dal senso di abbandono vissuto con suo padre - e Gabriele, un ragazzino ribelle divorato dai sensi di colpa.
Attraverso le storie altrui, Arturo impara ad accettare la morte, a vivere la mancanza delle persone care non come un'assenza, ma come una presenza fatta di aneddoti e ricordi. Aiutando Clara e Gabriele, aiuta di riflesso se stesso e finalmente fa pace con sua nonna.
È un libro che si insinua nelle pieghe profonde dell'anima e del cuore, che apre la mente a riflessioni importanti e che rievoca i propri cari, inducendo a chiedersi se davvero abbiamo accettato la loro mancanza, e a immaginare cosa potremmo mai scrivere in una lettera di sola andata per l'aldilà.
Non è semplicemente una storia di speranza e lieto fine, ma una guida per chi resta, un manuale che ci porta a sviscerare ogni fase del lutto: dal dolore alla rabbia, fino all'accettazione.
Un libro commovente, delicato, doloroso ma mai invadente o smielato.
Non posso che consigliarne la lettura a chiunque abbia una stella a illuminare la notte: dopo questo libro, avrete voglia di scrivere una lettera anche voi e guarderete il cielo notturno con un sorriso nuovo.
Ci sono libri che riescono a parlare al cuore con semplicità, delicatezza e una sincerità disarmante. La cassetta delle lettere per i cari estinti di Lorenza Stroppa è uno di quei romanzi che si muovono sottotraccia, senza effetti speciali, ma lasciano un segno profondo.
Arturo è un insegnante di storia dell’arte con un dono particolare: riesce a trasformare oggetti comuni in piccole invenzioni piene di significato. Dopo una perdita personale che lo ha segnato, costruisce una cassetta postale molto speciale, destinata a raccogliere lettere indirizzate a chi non c’è più. Un gesto semplice, quasi infantile, che racchiude una verità potentissima: a volte, per guarire, basta essere ascoltati, anche da chi non può più rispondere.
Quello che inizia come un esperimento silenzioso diventa presto qualcosa di più grande. Quando Arturo decide di leggere quelle lettere, si ritrova immerso in emozioni e storie altrui che lentamente iniziano a sciogliere anche il suo dolore. Intorno a lui, nel quartiere in cui vive, accadono eventi che lo costringono a guardare più a fondo, a connettere i fili tra il proprio passato e le vite degli altri.
La scrittura di Stroppa è intima e scorrevole, i capitoli brevi aiutano a mantenere un ritmo fluido, e le lettere in prima persona aggiungono un tocco di intensità emotiva. L’ambientazione è ben delineata, e i personaggi, pur se alcuni avrebbero meritato un approfondimento maggiore, risultano vivi e autentici.
La cassetta delle lettere per i cari estinti è una storia che parla di lutto, rimpianto, riconciliazione. Ma anche (e soprattutto) della forza delle parole non dette, dei legami invisibili che resistono al tempo, e della possibilità di trovare pace, anche nell’assenza.
Una lettura che fa riflettere e commuove, con misura.
Imbucate qui le lettere per i vostri cari Non è obbligatorio firmarsi Non serve francobollo Le buste saranno distrutte senza essere aperte Non riceverete risposta Scrivete con il cuore
La cassetta delle lettere per i cari estinti è un monolite nero e austero posizionato in una chiesetta dal prof. Arturo che legge anche se non dovrebbe, quelle parole scritte con il dolore e imbucate con la speranza.
"Non sono lettere facili, quelle imbucate nella cassetta: affondano in zone grigie, in sentimenti controversi."
Il romanzo è ambientato in una città sospesa tra le montagne e il mare e racconta le vicende di vari personaggi: c'è il ragazzo prigioniero di qualcosa di invisibile e incapace di andare verso la libertà, c'è Clara con il suo sguardo smarrito, incapace di fare i conti con la realtà e convinta che suo padre Gustavo si sia suicidato e Arturo, per il quale i bisogni e desideri degli altri hanno sempre la priorità.
Il tema della morte aleggia tra le pagine del libro:
"La morte è un mistero per tutti. Sappiamo come siamo nati, ma non sappiamo come moriremo."
Questo tema però non crea inquietudine anzi è un mezzo per celebrare l'importanza dei sogni e quella di mettere ordine nella propria vita.
A cosa può mai servire una cassetta delle lettere per i cari estinti in chiesa? È quello che si chiede don Mario, dell'idea di Arturo di installare una cassetta delle lettere per chi rimane e deve fare pace (e a volte no?) con chi ci ha lasciato. Un romanzo che, delicatamente, prova a descrivere le emozioni di chi deve convivere con un'altra forma di presenza. Tra le lettere, le invenzioni e le lezioni d'arte, la vita di Arturo, Clara, don Mario, Mariana, Ermes, Gabriele e Napoleone, si srotola e si riavvolgere in modi meravigliosi.
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Libro veramente bello che sa abbracciare, consolare e riconciliare con i propri sensi di colpa. Una storia di perdoni e di sentimenti taciuti e poi espressi. Una lettura perfetta e coinvolgente. Consigliato
sono sincera: mi aspettavo un racconto più "profondo", pensavo raccontasse del dolore per la perdita dei cari ma non è stato proprio così. La storia resta comunque carina
A very well-written book that addresses a very sensitive topic in a delicate, never banal, and very respectful manner. A beautiful balance and a easy-reading.