Occhi che vedono tra le ombre, oltre il viso gentile del nuovo, giovane medico dai capelli rossi, appena arrivato nella valle alpina di Boécourt.
Che si scrutano da lontano, il ragazzo di città dal segreto inconfessabile e l’affascinante boscaiolo che quello stesso mistero lo cela a tutti, tranne che a sua nonna.
Che si trovano, si riconoscono attraverso la maschera.
Che orecchie grandi hai…
Orecchie che sentono il battito del cuore aumentare quando il lupo chiama, ulula, ringhia per emergere. Quando il legame si suggella – alfa e omega, il nucleo del branco, un amore imprevisto e ineluttabile.
Che ascoltano i sussurri, le minacce folli di chi semina paura a suon di leggende e colpi di fucile.
Che bocca grande hai…
E quanto sono affilate le zanne che nasconde. Pronte a scattare, a difendere chi ha l’unica colpa di avere l’animo di un predatore e il cuore di un uomo.
“Che bocca grande hai” è un retelling shifter/omegaverse di Cappuccetto Rosso.
cose positive: la pucciosità, la crescita di thierry, Agnes, il paesaggio alpino cose che non ho apprezzato il cacciatore alla fine, ho scoperto che omegaverse non fa per me
Si fa presto a dire retelling e ad affibbiare il marchio della moda del momento (anche se la moda va avanti da parecchio). Si fa presto a leggere "mutaforma" e a storcere il muso. Si fa prestissimo a leggere "omegaverse" e ad aver voglia di scappare a gambe levate. Poi, però, leggi la firma: Ester Manzini. E lì ti fermi, prendi il libro e... te lo bevi tutto (291 pagine) in una manciata di ore ripartite tra due pomeriggi. Lo so cosa state per dire: lettura leggera, un romance MM con i lupi, scorre via e non lasci nulla. A volte è così. A volte (stavolta) no. "Che bocca grande che hai", retelling MM della favola di Cappuccetto Rosso ti strizza l'occhio fin dal titolo, malizioso. Poi ti trascina in un angolo incantato delle Alpi svizzere e ti racconta cose. Cose che hanno a che vedere con l'ignoranza, l'intolleranza, la pura cattiveria. Nel 1880 cosa può esserci di peggio che essere un bel ragazzo di venticinque anni, con i capelli rossi, l'animo gentile e una passione per gli altri ragazzi? Per esempio essere - anche - un "mostro" capace di trasformarsi in un lupo. Manzini qui osa parecchio, a cominciare dall'immaginare licantropi che rifiutano di nutrirsi di carne, che cercano di tenere a bada l'istinto del predatore, che proteggono il paese e i suoi abitanti, umani e non umani, da orsi e lupi (quelli normali). Vi state chiedendo che c'azzecca Cappuccetto Rosso? Beh, il nuovo medico di Boécurt ha i capelli rossi. Poi ci sono una nonna - Lionelle - sapiente e "tosta", un cacciatore - Grandjean - che si fa odiare senza causarti alcun senso di colpa, un meraviglioso lupo nero (che risponde al nome di Sylvain) e un'alleata/sorella/infermiera - Agnés - che capisce tutto ed è disposta a combattere. Senza dimenticare i cani, pulciosi, feroci, maltrattati (ma non dovete temere), tenerissimi. Che altro? Un complotto, una serie di menzogne, l'angoscia che ti fa correre sulle pagine e nei sentieri tra i boschi, scoperte dolorose da una parte e un legame tra alpha e omega che fa bollire il sangue. Io ve lo dico: poteva essere un pastrocchio vero. Invece è una storia scritta bene, che emoziona e fa pensare. Consigliato.
🐺 𝕮𝖍𝖊 𝖇𝖔𝖈𝖈𝖆 𝖌𝖗𝖆𝖓𝖉𝖊 𝖈𝖍𝖊 𝖍𝖆𝖎 è un romance MM, un retelling shifter/omegaverse di ℂ𝕒𝕡𝕡𝕦𝕔𝕔𝕖𝕥𝕥𝕠 ℝ𝕠𝕤𝕤𝕠. Ritroviamo quasi tutti i personaggi della favola originale: Cappuccetto Rosso è il nuovo medico di Boécourt, Thierry Pradervand, che porta con sé un segreto inconfessabile; poi abbiamo l’affascinante boscaiolo Sylvain, che quello stesso segreto lo cela a tutti, tranne che alla nonna Lionelle. E poi ovviamente non può mancare il cacciatore, Grandjean.
⚔️Ma se…il cacciatore, colui che salva la nonna e la povera Cappuccetto Rosso dalle grinfie malefiche del lupo, se proprio lui, l’eroe della storia, fosse in realtà il cattivo? E se invece i lupi mannari, che da sempre all’interno delle favole che ci raccontavano da bambini sono la rappresentazione del male, in realtà, fossero solo diversi, semplicemente incompresi?
❤️🩹Da questi spunti parte l’autrice per raccontarci una storia di amore, rivalsa e giustizia. La diversità può far paura e, a volte, portare a gesti estremi; ma se smettessimo di barricarci dietro alle nostre convinzioni, aprissimo un po’ la mente, accettassimo gli altri (e noi stessi), forse potremmo davvero vivere tutti 𝒇𝒆𝒍𝒊𝒄𝒊 𝒆 𝒄𝒐𝒏𝒕𝒆𝒏𝒕𝒊, proprio come a Boécourt.
‼️Attenzione: le scene spicy sono 𝓂𝑜𝓁𝓉𝑜 spicy 😜 e alcune parti contengono violenza sugli animali, quindi lo consiglio solo a chi non è debole di stomaco (e di cuore).
DNF @64% Purtroppo il libro non mi prende proprio E a me l’omegaverse piace Ma non mi prendono i due protagonisti E per me c’è anche una specie di instalove, cosa che mi prende ancora meno
È stato come leggere una fiaba (ma un po’ più zozzerella). Mi è mancato il vero e proprio Cappuccetto rosso, ma… anche un Omega coi capelli rossi funziona, no?✨🤭
ho letto questo retelling subito dopo aver concluso pride & knots, delle stesse autrici, e neanche questa volta sono rimasta delusa! non saprei se considerarlo un vero e proprio retelling, dato che la storia si discosta abbastanza dall’originale, ma restano comunque i ruoli dei personaggi, reinterpretati in chiave shifter omegaverse, che — nonostante la mia iniziale titubanza — mi ha piacevolmente sorpresa. mi è piaciuto molto poter leggere il pov di entrambi i protagonisti, perché permette di entrare meglio nelle loro dinamiche, e ho apprezzato anche le due figure femminili, seppur con uno spazio più limitato. il finale mi ha lasciata soddisfatta e chiude bene la storia, rendendo la lettura nel complesso davvero piacevole.
Questo libro è stato davvero piacevole da leggere, e la penna dell’autrice è fenomenale. Adoro il suo stile, e soprattutto adoro come parla di natura, di montagna, di animali... si vede che sa di che sta parlando. La relazione tra i due protagonisti è molto dolce e spontanea, anche se per quanto mi riguarda per me è stata un po’ troppo “slow”, soprattutto per quanto riguarda o primi approcci e le prime interazioni tra i protagonisti. Ho apprezzato tantissimo le due comprimarie femminili, ognuna a modo suo aveva qualcosa che la faceva risaltare tra le pagine, pur senza avere tantissime scene o in assenza di un pov. Come retelling di cappuccetto rosso è davvero molto liberamente ispirato, forse avrei apprezzato più rimandi alla fiaba originale, ma comunque le similitudini le ho apprezzate tutte e sono state molto calzanti. Consiglio senza dubbio!