Un complottista paranoico con un matrimonio problematico alle spalle. Un’avveniristica start-up biomedicale con sede nel cuore delle Dolomiti. Un gruppo di ecologisti filo-nazisti devoti alla stregoneria e al satanismo. Una ragazza che scompare improvvisamente nel nulla. Fino a che punto è possibile raccontare una storia senza alterarne il contenuto? Qual è il confine tra la presunta obiettività dei fatti e le loro interpretazioni? Un thriller eccentrico, condito di suspense, citazioni libresche, riferimenti all’attualità e una spruzzatina di esoterismo. Tra i deliri psicotici de L’isola della paura di Denis Lehane e i divertissement storiografici e situazionisti di Luther Blissett, tra i nastri di Moebius di Mullholland Drive di David Lynch e i complotti satanisti di Rosemary’s Baby di Roman Polanski, Le dodici civette ci trasporta in un labirinto narrativo nel quale sarà inevitabile perdersi.
La sottoscritta, Agordo descritta e vissuta nei minimi dettagli, la grande occhialeria blu di cui non si fa il nome ma si sa qual è, Taibon, la Valle di San Lucano, Listolade, Cencenighe, Alleghe, Caprile, San Tomaso, le Miniere di Valle Imperina, Rivamonte, Lonie, Peron, la Certosa di Vedana, Cesiomaggiore, Belluno, l'Agner, le Pale di San Lucano, la Moiazza e soprattutto il Civetta ringraziano sentitamente questo bel thrillerone pandemico/esoterico di quasi 600 pagine ambientato nel 2020 e permeato di storie vere, folclore locale e riferimenti letterari e cinematografici, Polanski e Lynch in primis.
Ipnotico dall'inizio alla fine.
Protagonisti anche Ferrara, Villa Lante di Bagnaia e il Sacro Bosco di Bomarzo nel Lazio, e il Giardino dei Tarocchi di Capalbio in Toscana: tutti luoghi in cui il destino ha voluto mandarmi.
Leggendolo, mi sono sentita coinvolta come Bastian ne La storia infinita.
Romanzo che ho scoperto per caso, attirato sia dal titolo che dalla sinossi, alla fiera Oblivion a Roma. Tolto lo stile un po’ didascalico e talvolta ripetitivo, senza particolari guizzi, scelta che potrebbe essere anche dettata dal punto di vista in prima persona del racconto, la storia raccontata è appassionante, intrecciando bene paranoia, complottismo, folklore locale e narratore inaffidabile. Siamo ben lontani dai livelli dei romanzi di WU MING e da quelli siderali di Eco, però nel complesso una lettura piacevole.