Undici racconti popolati da quella bizzarra specie di personaggi che non si è accorta di morire e continua a tornare sul luogo della propria vita. "Ci sono molte credenze legate ai morti, che però in tempi moderni non valgono più. La gente non ci crede o non ci pensa, ecco il perché. Ma dice un tale dalle mie parti che i morti tornano spesso dove han vissuto, delle volte passandoci in treno di notte, oppure delle altre compiendo un'azione tipica della loro vita. Come quel muratore di Marmirolo che un giorno è tornato al suo paese dopo tanti anni che era morto, ha costruito una casa, poi è tornato via." Comincia così il primo degli undici racconti dedicati a chi non si è accorto di morire, sullo sfondo di un'Emilia silenziosa e grigia.
Daniele Benati, nato a Masone nel 1953, è scrittore e traduttore. Dopo aver insegnato in varie università in Irlanda e negli Stati Uniti, ha collaborato alla rivista «Il semplice» con Gianni Celati ed Ermanno Cavazzoni, dove ha pubblicato racconti e traduzioni. Sempre con Celati, ha curato Storie di solitari americani (Rizzoli, 2006), dove ha tradotto racconti di Mark Twain, Jack London, Sherwood Anderson, Ring Lardner, Delmore Schwartz e Flannery O’Connor. Ha anche tradotto opere di Flann O’Brien (La miseria in bocca; Il boccale traboccante; L’ardua vita, Cronache dublinesi), James Joyce (Gente di Dublino), Ring Lardner (Tagliando i capelli), Tony Cafferky (Storie di identità), e Seumas O’Kelly (La tomba del tessitore) e ha curato l’edizione americana di Carta canta, monologo teatrale di Raffaello Baldini (Einaudi, 2000). È inoltre l’autore di Silenzio in Emilia (Feltrinelli, 1997; Quodlibet, 2008) e Cani dell’Inferno (Feltrinelli, 2004) e delle Opere complete di Learco Pignagnoli (Aliberti Editore, 2006), che ha dato luogo a una serie di memorabili convegni-spettacolo in giro per l’Italia.