Ho scritto la storia dell'arca di Noè perché è una delle prime storie che ho ascoltato. Ero piccolo, ma l'immagine dell'immensa fila di animali silenziosi in attesa di imbarcarsi non l'ho mai dimenticata. Mi sono sempre chiesto cosa facessero esattamente dentro l'arca, perché nessuno lo dice. Poi, un giorno, mi sono ritrovato tra loro. Ho descritto il viaggio dell'arca perché racconta come sopravvivere al diluvio grazie al rapporto con gli animali e altri messaggeri. Il diluvio è una grande crisi che può assumere varie forme, materiali o immateriali. Per una catastrofe climatica o un annebbiamento dei cervelli. Anche l'arca può essere molte un linguaggio, un archivio, il nostro pianeta. E molti sono i nomi di Noè. La sua storia è più antica della Bibbia ed è stata raccontata da molti popoli. Parla di distruzione e speranza. Pone una domanda cosa merita di essere salvato? Oggi ci sono miliardari tecnologici come Elon Musk che sognano un'arca spaziale, un'astronave, che conduca pochi privilegiati su Marte, in fuga dalla Terra dopo averla distrutta. Ho scritto questa storia per immaginare una salvezza diversa. Infine l'ho scritta per dedicarla ai miei figli. Quando sembra che il mondo sia finito, è il momento di costruire un'arca per farlo ricominciare. Enzo Fileno Carabba
Questo libro mi ha messa in crisi. Quando ho iniziato a leggerlo ho pensato a uno scritto per ragazzi, un po’ strano e un po’ divertente. Poi ho cominciato a prendere confidenza con quest’uomo bizzarro che parla con le formiche e incontra gli angeli (“animali straordinari dalla misteriosa riproduzione”). E con sua moglie, fortissima, che ha sempre la parola giusta per sdrammatizzare le situazioni e per incoraggiare questo marito strampalato che, a volte, ha bisogno di qualcuno che gli spieghi cosa sta facendo. La storia dell’arca la conoscono un po’ tutti ma raccontarla così è stata una genialata. L’autore è riuscito a mostrare la grandezza e la piccolezza del genere umano in modo estremamente naturale.
È il racconto di una grande avventura che ha come protagonista un eroe a sua insaputa. Un uomo che non è un leader, che non ha tutte le risposte e, spesso, non capisce nemmeno le domande. Per fortuna ha Naama che gliele spiega e lo aiuta a vederci chiaro. Un uomo che “in cuor suo ha sempre saputo di essere un vecchio pazzo”.
L’autore ha uno stile di scrittura molto ironico che ho trovato divertente e stimolante. Ad un certo punto per raccontare di uno dei figli di Noè per nulla accomodante scrive: “Siccome non gli andava bene mai nulla, non gli andava bene neanche che il padre morisse”. Non lo so per quale motivo ma questa frase mi è rimasta impressa e mi sembra che spieghi benissimo il concetto.
L'arca di Noè non è un libro qualsiasi. È un tuffo rigenerante in un mare limpido durante la giornata più afosa dell’estate. Enzo Fileno Carabba, con la sua scrittura unica e visionaria, ci guida in un viaggio che affonda le radici nel mito, ma parla profondamente al nostro presente. Attraverso la voce degli animali e la determinazione di Noè, la narrazione si trasforma in una riflessione intensa sulla sopravvivenza, sulla speranza e sul bisogno di ritrovare un ordine nel caos del mondo. Costruire un'arca insieme a Noè diventa, simbolicamente, un invito a costruire un rifugio interiore: un luogo dove custodire ciò che conta davvero, dove fermarsi e ritrovare il senso delle cose in mezzo al rumore quotidiano. È un'esperienza preziosa, quasi terapeutica, che ci ricorda quanto sia importante ascoltare il mondo.