A powerful, unflinching portrait of a generation fighting for change in Iran, Afghanistan, and Ukraine
In The Fire, acclaimed journalist Cecilia Sala takes readers on a gripping journey through some of the world’s most volatile regions, from Eastern Europe to the Middle East. Through the eyes of young people like Kateryna, a Ukrainian soldier; Assim, an Iranian student at the forefront of the “Woman, Life, Freedom” protests; Nabila, a Muslim kickboxing champion and lesbian; and Zarifa, a political activist in Afghanistan, Sala offers an intimate portrayal of lives caught amidst turmoil and fighting for a better life.
By immersing herself in their worlds—in their daily lives and political battles—Sala crafts a poignant narrative that captures the human dimension of some of the world’s most intense conflicts. The Fire is a testament to the courage and hunger for freedom of a generation at the forefront of global change.
Cecilia Sala è giornalista di Chora News e inviata di guerra. Autrice e voce del podcast quotidiano Stories, scrive per «Il Foglio». Ha seguito sul campo le crisi e i conflitti in Iran, Afghanistan, Ucraina, Georgia, Venezuela, Sud Sudan, Israele e nei Territori occupati palestinesi. Nel 2024 ha tenuto una rubrica di esteri nel programma di Massimo Gramellini In altre parole e dal 2025 è ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa. Con Mondadori ha pubblicato L’incendio (2023) e, insieme a Chiara Lalli, Polvere (2021)
Un reportage sicuramente interessante, forse in alcuni punti difficile da seguire per chi come me è molto ignorante in geopolitica e in storia orientale. Infatti, in particolare, ho trovato più complicata da seguire la sezione dedicata all’Iran, mentre quella sull’Ucraina è stata per me la più scorrevole e immediata.
Forse nella sezione sull’Afghanistan avrei messo qualche approfondimento in più, ma rimane un libro ben scritto e che sicuramente consiglio; non esclusivamente per imparare qualcosa, ma anche per renderci conto di quante cose NON sappiamo.
Libro bellissimo che dovrebbero leggere tutti quelli che pensano di avere un'idea di cosa succede in posti come l'Iran, l'Ucraina o l'Afghanistan solo per aver sentito qualche notizia. Per capire che le cose sono sempre molto più complesse di quello che sembri a noi, lontani e tranquilli nei nostri Paesi non perfetti, ma dove molte cose si danno per scontate e si fa presto a giudicare chi viene da altri posti senza sapere nulla dei posti da cui vengono. Tolgo una stella perché a tratti è un po' difficile da seguire se mancano alcune conoscenze, soprattutto nella parte dedicata all'Iran, e perché la sintassi a volte è un po' ambigua e rende ostica la comprensione di alcuni passi. Per il resto Cecilia Sala si conferma una giornalista come pochi, per la sua capacità di rendere accessibili storie non semplici a un pubblico più vasto dei soliti intellettuali che si capiscono solo tra di loro.
ho molta ammirazione per i giornalisti - donne e uomini - che riportano le testimonianze della gente "normale". In questo caso le protagoniste sono le donne, giovani, che si trovano ad affrontare la guerra come in Ucraina, o si trovano a lottare per i propri diritti all'istruzione e all'indipendenza.
Bel reportage che suona piuttosto incredibile se si pensa che le testimonianze che contiene sono state raccolte di persona da una giornalista di nemmeno trent'anni nei focolai più pericolosi degli ultimi decenni: Iran, l'Ucraina e Afganistan. Il libro nasce evidentemente dal Podcast Stories, della stessa autrice, per cui chi lo segue ritroverà - ampliate e contestualizzate - gran parte delle storie già raccontate li. Naturalmente, essendo un reportage, il libro non riesce a rendere perfettamente il back ground di ciascun "incendio". Bellissima la scelta di riportare prevalentemente il punto di vista dei ventenni iraniani, ucraini e afgani, dai quali in gran parte dipenderà il destino dei rispettivi paesi.
The Fire is a frenetically paced journey through three of the world's war torn regions (Iran, Ukraine and Afghanistan) written in 2023 and translated by Oonagh Stranskey from the original Italian language version.
The author Cecelia Sala is an Italian journalist, writer and podcaster who, despite being only 30, has travelled extensively in conflict zones and was imprisoned and held in solitary confinement in Iran in 2023. The book doesn't provide an account of the author's imprisonment. Rather, the protagonist is a generation of people in their 20s experiencing conflict at the coalface.
In three compelling sections, we meet courageous young people who, for the most part, had a moderate expectation of a peaceful life, and who now find themselves either covertly or overtly fighting for freedom, democracy and sovereignty.
Sala captures the power and courage of youth, the volatility of life in conflict zones and the chaos that ensues when freedom and the promise of security and safety is withdrawn from young, educated people in their daily lives.
The book, though not always cohesive in terms of the narrative, switching from one person to another with rapidity, is a tour de force but is also interesting in the sense that it captures a moment in time - the world has changed dramatically even since this book was written in 2023, and not for the better for the generation featured here fighting for their lives and futures. Iran in particular has undergone further devastation with the execution of protesters in recent weeks by the ruling IRGC. The situation for women in Afghanistan has deteriorated further too under the Taliban since 2023, and the war in Ukraine shows no sign of ending.
A powerful, worthwhile read. Sure, the narrative is a little chaotic at times, but the book gives the reader a good understanding of the history that led to the outbreak of war in each of the three jurisdictions featured. The author's courage in visiting such dangerous places to share these important stories is to be commended. 4/5 stars
*Many thanks to the publisher Europa Editions for the advance copy via Netgalley in exchange for an honest review.
"Siamo abituati a empatizzare per prossimità e somiglianza, un caso di violenza domestica nel nostro palazzo ci colpisce più che un caso di violenza a Bolzano se abitiamo a Messina. È uno dei motivi banali per cui questa guerra in Ucraina ci ha destabilizzati più di quanto non abbia fatto quella in Yemen. Perché milioni di donne, ragazze, bambini e vecchi che scappano con addosso piumini North Face e in mano il trasportino con dentro il gatto ci fanno vedere come saremmo noi se un giorno un missile cadesse sul nostro condominio. Noi che non abbiamo abbastanza consuetudine con la morte, noi che non ci percepiamo tanto disperati da prendere in considerazione di abbandonare il gatto a morire di freddo e di fame sotto le bombe. Scappare con i gatti è un simbolo di abitudine alla normalità - al benessere - che ci somiglia e quindi ci fa più paura. Riuscire a inserire un dato (il numero di missili, il numero di vittime) in un contesto aiuta l'empatia e per la maggioranza di noi è più facile capire Kyiv che Sanaa. Con Sanaa, l'elemento dell'immedesimazione che incrina il nostro equilibrio non è altrettanto potente. Come in ogni guerra, sapevamo che la solidarietà con chi è sotto le bombe non sarebbe durata per sempre. Sarebbero arrivate la stanchezza, la noia, i dubbi, e a un certo punto l'insofferenza. L'attenzione e l'empatia sono durate più del previsto e sicuramente più che per altre guerre, poi la stanchezza e l'insofferenza sono arrivate comunque."
Il capitolo sull'Ucraina il più corposo, completo e lineare, si vede la competenza e ampiezza d'occhio di Cecilia Sala, il fatto che abbia seguito questa guerra dall' inizio, mi ha permesso di approfondire e comprendere meglio molti aspetti storici, bellici, strategici. Il capitolo sull'Iran più caotico, complesso per chi non conosce la Storia di questo paese (anche per me che la conosco) non segue ordine cronologico ed è molto aneddotico in modo un po' confusionario. Capitolo sull'Afghanistan purtroppo molto ridotto.
Un fantastico reportage sulle generazioni che vivono (e sopravvivono) in Iran, Ucraina e Afghanistan scritto da Cecilia Sala, la giornalista voce del podcast "Stories". Dopo il primo capitolo, un po' più tosto a causa della mia scarsa conoscenza delle vicende iraniane, i due capitoli riguardanti i combattimenti in Ucraina e l'occupazione in Afghanistan, mi hanno tenuta letteralmente incollata alle pagine.. superconsigliato!
Do 3 stelle per la tematica e perché mi piace molto Cecilia Sala come reporter, ma se dovessi valutare solo il libro in sé sarebbero meno. Purtroppo io non sono per nulla esperta di geopolitica e avevo comprato questo libro con la volontà di imparare qualcosa in più e istruirmi. Purtroppo però forse non era il libro adatto: sembra quasi che questo libro sia una raccolta di pensieri sui 3 grandi argomenti che tratta, come se Cecilia Sala stessa parlando in un flusso di coscienza a qualcuno che comunque si occupa di questi tematiche. La scrittura è sconnessa, forse troppo discorsiva, più adatta ai suoi podcast. I periodi sono molto lunghi e tra i paragrafi non c’è coesione, si passa da un argomento / un dato all’altro senza continuità narrativa, senza la volontà di “spiegare” e far capire ma solo snocciolando nomi e dati. Avrei voluto molto che mi piacesse di più e soprattutto che potessi capire e apprendere di più, ma alla fine purtroppo sono poche le cose che riesco a portarmi a casa. Forse è da leggere quando già si hanno buone conoscenze degli argomenti trattati.
Bel libro, ho trovato super interessante la parte dell'Iran dove sembra che Cecilia abbia un rapporto più personale quasi. Ucraina anche molto bello, l'Afghanistan mi é sembrato un po' scavare nei ricordi, quindi un po' più distante. Comunque l'unica critica che possa fargli é che alcune frasi si ripetono da una pagina all'altra, come se avesse paura che ci dimentichiamo, ma qui entra in gioco l'abitudine a scrivere podcast che ti obbliga a un certo tipo di scrittura.
35% Iran, 45% Ucraina e Russia, 20% Afghanistan. Il libro segue, migliorandolo, lo schema di Stories: Sala cerca di far capire il modo di ragionare, di vedere il mondo, di interpretare il passato, plasmare il presente e sognare il futuro di persone culturalmente vicine e lontane attraverso storie paradigmatiche e la vera voce delle persone che quella storia l’hanno fatta o vista. Narrazione avvincente e coinvolgente, è stata brava ad unire le singole storie, i singoli momenti, non facendoli percepire come una collana di perle ma un collier in cotta di maglia: fluido e continuo, se pur formato da singoli anelli. Se nella parte sull’Ucraina ho sentito la passione carnale, una forza quasi geometrica, credo che la parte dell’Iran sia quella che Sala ha scritto con più amore o, almeno, è quella in cui io ho letto più il miele, l’amore, il fuoco eterno. Ascoltata nel 2026 è così amara da fare male, sia per le vicende dell’autrice e la violenza con cui il regime ha (credo inevitabilmente) macchiato quell’amore, sia per il futuro frustrato di una generazione che sento sempre più intimamente vicina a me nelle aspirazioni e sempre più lontana da me nelle imposizioni.
Un libro che mi ha dato molto, a tratti anche tristezza. È giusto così.
Tre incendi e chissà quanti altri incendi altrove nel mondo. 😢
Ho sempre la speranza che i bambini nati in questi anni possano crescere in un modo e mondo più sano, onesto e giusto nella loro terra natale, perché tanti scappano e fuggono per cercare fortuna altrove, tantissimi muoiono ma tantissimi restano. Non possiamo perdere la speranza che ciò possa un giorno, non troppo lontano, accadere davvero. Mi domando spesso che cosa faranno da grandi i bambini di oggi? Mi auguro ci sia qualcuno che riuscirà a domare questi incendi. Voglio crederci.
Reportage e analisi veramente interessanti che offrono uno sguardo diverso sulle guerre e le rivoluzioni in Ucraina, Iran e Afghanistan. L'unica nota leggermente negativa, a mio avviso, riguarda lo stile di scrittura: talvolta risulta troppo ricco di subordinate e incisi che fanno perdere il filo del discorso. Rimane comunque un libro estremamente consigliato; 4,5 stelle sarebbe un voto più adatto.
Bel reportage, anche se per chi segue regolarmente il podcast dell'autrice, Stories, potrebbe risultare ripetitivo in alcuni passaggi. Lettura scorrevole nonostante i temi trattati e la sintassi a volte un po' ostica.
Ho trovato interessante il punto di vista di una giornalista come la Sala all'interno di territori che sono, si spera, temporaneamente in guerra, dà speranza il fatto che la popolazione voglia migliorare la propria vita, voglia trovare una via d'uscita per cambiare la propria condizione.
Un reportage interessante a volte un po' difficile da seguire per il periodare abbastanza denso e pieno di informazioni. Sicuramente un viaggio dettagliato attraverso tante realtà di cui non conoscevo abbastanza.
Ancora una volta, Sala ci scuote dal torpore dei nostri divani e dalla sicurezza delle nostre case per ricordarci che il valore della libertà si gioca sulla pelle di nostri coetanei in altri posti del mondo.
Per chi come me già segue da molto tempo Cecilia Sala e il suo podcast Stories, ritroverà in questo saggio molte delle storie che la giornalista ha già raccontato nel corso dell’ultimo anno da vari luoghi “caldi” del mondo. Ciò nonostante, è un piacere rileggerle ed inserirle nel quadro di una narrazione più completa ed esaustiva che aiuta così il lettore a comprendere meglio la situazione. La particolarità del libro è che la Storia (presente ma anche passata) di Iran, Ucraina e Afghanistan, i tre Paesi in cui al momento ci sono situazioni da tenere maggiormente sotto la nostra attenzione, viene raccontata attraverso gli occhi (e le vicende) dei ragazzi della generazione più giovane, quella che va tra i 20 e i 30 anni, una generazione che in Italia siamo abituati a vedere ormai sempre meno rappresentata perché, di fatto, sta diminuendo nei numeri (per il calo delle nascite e l’aumento della vita media), mentre in queste nazioni rappresenta ancora la fetta più grande della popolazione nonché quella che si sta battendo per i diritti civili contro i propri governi in Iran o in Afghanistan o sta combattendo contro l’invasione di un altro stato, in Ucraina. Lo stile del saggio ha sempre il taglio giornalistico tipico della Sala, asciutto, diretto ma comunque chiaro e comprensibile a chiunque: Cecilia Sala spiega con precisione e trasparenza anche le più complesse dinamiche politiche e geopolitiche, passate e presenti, sociali e culturali dei Paesi in cui viaggia e lavora.
In Iran ci sono più ragazze che ragazzi che studiano nel settore STEM. In Italia gli uomini a laurearsi in queste facoltà sono il 78% e le donne il 22, ma il settore è dominato da maschi in tutto il mondo: il 65% degli studenti stemma sono uomini. La Repubblica islamica è un’eccezione.
Il 70% degli iraniani ha meno di 35 anni. Dal sistema economico degli ayatollah che per decenni ha dato uno stipendio ai cittadini della Repubblica islamica, i giovani erano già rimasti esclusi. I nuovi iraniani hanno creato un’economia parallela, hanno formato la prima generazione di cittadini che non dipende dagli altolà per vivere, cioè la condizione per una rivolta.
Prima della rivoluzione lo scià in Iran era sostenuto fortemente dagli Usa, era un paese occidentalizzato che si dichiarava come monarchia costituzionale: in realtà reprimeva fortemente ogni dissenso politico. Gli ulama (consiglieri religiosi che ds sempre affiancavano il re nelle sue decisioni) erano praticamente stati soppressi nella presa di potere decisionale. Tutto stava nelle mani del re che era un po’ una pedina degli interessi Usa. Tra questi ulama Khomeini cominciò a diffondere idee di rivoluzione nel paese, parlando di comunismo, per questo venne esiliano dal paese. Nonostante ciò il popolo seguiva le sue idee, le politiche del re infatti erano favorevoli principalmente alla borghesia e a chi ruotava attorno alla monarchia. Scoppiano moltissime ribellioni nel popolo, che vuole una Repubblica islamica. Lo scià decide così di deporsi e Khomeini rientra in patria istituendo la Repubblica Islamica nel 1979 che sarà molto più dura e conservatrice di quello che il popolo desiderava (la speranza popolare era principalmente di liberarsi dal giogo degli Usa). Per mantente venne l’ordine vennero creati i Pasdaran: il braccio armato della Repubblica Islamica dell'Iran, con un ruolo chiave nella difesa del regime e dei suoi interessi. Gli Usa escono così dall’influenza in Iran. Nella guerra tra Iran e Iraq nacquero i Basiji, gruppi di reclute giovanissimi, spesso minorenni, usati in teoria come guardie, in realtà divennero carne da macello. L’Iran vince la guerra vs Iraq ma Khomeini muore l’anno successivo nel 1989. I dettami della rivoluzione trovarono terreno fertile in Libano con Hezbollah e in Yemen con gli Houthi. In Iran dalla morte di Khomeini le rivoluzioni popolari si sono fatte via via più intense, contro le numerose repressioni dello Stato islamico. —> 1979: anno in cui l’Iran diventa repubblica islamica
La Repubblica islamica è una sorta di monarchia costituzionale. È presente una costituzione che è stata creata dallo stesso khomeini e che si ispira a quelle di stampo occidentali esiste un governo con un capo ministro, però in sé tutte le decisioni in modo assoluto e definitivo vengono prese dagli ayatollah
In Iran é presente una grande componente ebraica. L’ ayatollah finanzia le scuole e chiese, concede seggi in Parlanento alla rappresentanza ebraica a patto della popolazione ebraica di non sostenga Israele.
Israele e Iran non sono in buoni rapporti
AFGHANISTAN (Kabul)
La protagonista ha una doppia vita, in quella di tutti i giorni è una studentessa e indossa un hijab, il velo leggero che non copre il volto, mentre il burga se lo mette in testa quando è immissione e non deve farsi riconoscere. L’impressione è che sia proprio il burga a darle una specie di superpotere: muoversi, indisturbata ed essere invisibile fino al momento Colpo. La protagonista ha un obiettivo ed è combattere i cattivi che vogliono chiudere la sua scuola non è una semplice serie animata, il sottotesto per adulti è piuttosto potente promuove l’educazione per le ragazze in modo furbo perché tiene insieme all’emancipazione l’elemento del Burk, dipinto non come la sintesi del problema ma come uno strumento indolore, anzi utile. In questo modo gli autori hanno cercato di essere inclusive, nel senso di non spaccare la società ancora piena di donne adulte che si coprono integralmente, e si sono dati la possibilità di insinuarsi con successo anche nelle case e nelle famiglie tradizionaliste, di parlare a quelle figlie. (Il problema è che Tolotv, l’emittente che mandava in onda la serie, è stato praticamente tacciato dal ritorno dei talebani nel 2021.
UCRAINA (Kiev)
La generazione di ucraini che hanno vent’anni oggi è la prima cresciuta nell’Ucraina indipendente nata nel 1991.
Roman Ratushnyi non è mai stato un ingenuo, neanche a un’età in cui solitamente è concesso
La mancanza di spirito di squadra nelle unità di mobilità russe è forse il più grave difetti immateriali dell’esercito di Mosca. I maschi maggiorenni russi sono stati presi con forza dalle loro case, dalle università, dagli uffici e anche dagli hotel dove erano in vacanza o dalle discoteche. E quando si arriva al fronte meno eccesso di varietà dentro l’unità, più ci sono morti dentro un esercito.
“ Putin perderà, ma la sua vittoria sarà aver tolto a un paese che odia i suoi cittadini migliori. I più intelligenti, i più generosi, i più coraggiosi. Qui li chiamiamo la generazione d’oro è migliore della mia, noi siamo stati tristi a lungo e la tristezza ci ha spenti: Oggi vorrei che potessimo morire noi per conservare loro”
A noi l’invasione sembrava una scelta irrazionale e rischiosa dal punto di vista di Putin, non a Putin. La Russia aveva sopravvalutato se stessa, aveva sottovalutato l’Ucraina e la forza di volontà unita alla rapidità di reazione dei suoi alleati.Putin ha sbagliato le previsioni, perché nessun generale deve aver avuto il coraggio di dirgli che il suo esercito è in realtà più piccolo di ciò che risulta dei dati ufficiali. Forse per timore delle conseguenze per chi dà brutte notizie al leader, forse perché sono meno infallibili dell’immagine romanzata che avevamo di loro o per un misto delle due cose.
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È il primo libro di Cecilia Sala che leggo e non sarà sicuramente l'ultimo. Avrei dato anche più di 5 stelle e avrei desiderato fosse lungo anche 200 pagine in più. Le parole non bastano a descrivere le intricate vicende e atrocità di cui l'Iran, l'Afghanistan e l'Ucraina sono protagoniste. Lei ci è riuscita egregiamente, fornendo una visione chiara e dettagliata anche grazie alle testimonianze e il lavoro sul campo. Chapeau.
Ho conosciuto Cecilia Sala grazie al suo ottimo podcast. Le storie raccontate nel libro sono sicuramente interessanti ma sono davvero difficili da leggere. Il libro è scritto come se fosse uno script del podcast, ma gli editori dove sono? Controllano quello che pubblicano? Con un po' di lavoro di un editor sarebbe uscito un libro davvero gradevole. Peccato.
Cecilia Sala, miglior giornalista di guerra italiana. Un racconto crudo e intenso di una generazione di ragazzi divisi dalla geografia e dalla cultura ma uniti nelle battaglie, nelle rivolte e nel sangue versato per la lotta verso la libertà. Emozionante