Le autrici hanno sempre molto da insegnarci, anche quando non chiedono immedesimazione. È la sensazione che mi ha lasciato il libro di Carolina Capria, e che mi spingerà a recuperare alcuni dei romanzi che cita. Le parti che ho apprezzato di più sono state quelle dedicate alle sorelle Brontë e a Toni Morrison: il modo in cui racconta Amatissima mi ha fatto venir voglia di leggerlo subito. Personalmente avrei concluso il saggio proprio lì, perché la sezione finale su Goliarda Sapienza mi è sembrata un po’ appesantita, forse anche a causa della scarsità delle fonti disponibili.
Ho letto diverse recensioni de L’arte della gioia che lo definiscono un romanzo confuso, e dal ritratto che ne fa Capria ho avuto la stessa impressione: una trama molto densa, forse troppo, come se si fossero accumulati elementi in eccesso.
Detto questo, ho trovato davvero piacevole seguire il suo percorso tra cinque autrici e i loro libri più significativi, e i personaggi che le sono rimasti nel cuore. È una lettura introduttiva efficace, che prepara bene all’incontro con i testi citati. Anzi, consiglierei vivamente di leggere la parte su Margaret Mitchell e Via col vento prima di affrontare il romanzo: anche io, prima di questo saggio, avevo un’opinione diversa della storia.
Postilla finale: continuo a trovare “personaggia” un termine un po’ forzato. E, in generale, in un libro scritto bene, avrei preferito qualche aggettivo in meno.