La Storia racconta il i re, le corti, i papi, le battaglie e i condottieri. E questo racconto serve a giustificare il potere nelle sue scelte, a glorificare il carattere e il carisma dei vincenti. Eppure, nelle pieghe dei 'secoli bui', esiste una narrazione diversa, fatta da personaggi minuti e con poca dimestichezza con le lettere. Parroci, artigiani, piccoli commercianti che, vagando da una piazza a una taverna, ci hanno lasciato un diverso racconto dei grandi fatti che hanno vissuto e che spesso li hanno travolti.
A scrivere la Storia e le cronache, di norma, fra Medioevo e prima età Moderna, sono le persone grandi ecclesiastici, notai, borghesi istruiti, uomini di lettere. Ma che succede – 'che Storia è' – quando a farlo sono un ex guardiano di porci senese del Trecento o uno speziale lunigiano del Quattrocento (entrambi, peraltro, per lungo tempo analfabeti)? O quando a raccontare la Bologna medievale è un muratore o a parlare della Firenze del Quattrocento un vinaio? Come si inserisce il racconto della monaca del Seicento nel coro dei testimoni della Storia della sua epoca, fatto di figure maschili, le sole legittimate a usare la scrittura? Per non dire di quei popolani che la Storia la raccontano cantandola in terzine o, più spesso, in ottava rima per un pubblico e un uditorio che non siedono in solitudine in pensosi studioli, ma ascoltano in una vociante piazza e che, la Storia, vogliono sentirsela cantare come si racconterebbero le imprese di Lancillotto o di Orlando. Una pattuglia di scrittori 'non autorizzati' che si muove nel territorio della storiografia, usando la scrittura alla meglio, esprimendosi in un volgare approssimativo, ma senza condizionamenti. Una Storia tutta da leggere.
3 1/2, suvvia - leggere Balestracci è sempre piacevole, e la nostalgia per l'Unisi è tanta. Il lavoro in sé è assai interessante, ma per sua natura (e consapevolmente) lontano dall'essere esaustivo: buona divulgazione, comunque, utile a stuzzicare l'appetito di chi la storia la bazzica, e a rendere più consapevoli i meno avvezzi.
Di particolare interesse il doppio punto di vista sulla Guerra dei Trent'anni (le memorie di un soldato itinerante e quelle di un religioso vissuto purtroppo per lui in zona "calda").