Qual è il ruolo della protesta e della resistenza in un mondo dominato da un sistema che sembra non lasciare alternativa alla sottomissione? Partendo dalla propria esperienza di attivista autistico, attraverso una riflessione sul senso stesso della disabilità e sull’impatto dell’attivismo nella storia dei diritti civili, Fabrizio Acanfora ci spinge con questo libro a riconsiderare le nostre scelte, le nostre voci e, soprattutto, il nostro potere di fare la differenza. In un momento in cui l’attivismo online, stigmatizzato da parte dell’opinione pubblica, tende a cadere nel baratro del personal branding fine a sé stesso, questo libro rappresenta un invito all’azione. Dall’esame critico del capitalismo neoliberista all’importanza dell’interconnessione delle lotte per un futuro più giusto e libero dall’oppressione, questo libro vuole rappresentare una promessa di possibilità, un invito a riconsiderare l’attivismo come essenza della quotidianità, come resistenza e strumento per contrastare un nichilismo pervasivo, frutto del disincanto di troppe promesse non mantenute.
Fabrizio Acanfora (Napoli, 1975) è uno scrittore, blogger e attivista italiano, conosciuto per la sua attività di divulgazione scientifica riguardante lo spettro autistico.
“E mentre continuiamo a insistere sulla competizione e sull’individualismo per accontentare un gruppetto di invasati che si spartiscono i profitti del lavoro del resto dell’umanità, quelle altre forme di vita prospereranno, anche dopo che noi ci saremo estinti per non aver saputo vedere che la collaborazione, e non la competizione, è la via per la sopravvivenza.”
Attivismo brandizzato, digitale ed egoriferito: l’autore va a scavare nelle radici, marce, dell’attivismo che nasce dal capitalismo e si intreccia alla sua essenza neoliberalista. Le minoranze sono oppresse e pensare di ribellarsi con un post condiviso, un like o una sponsorizzazione non solo non aiuta a risolvere il problema di partenza, ma va ad alimentarlo in una sorta di meccanismo a circolo vizioso. Come uscire da questo circolo, però? L’autore utilizza la metafora del gioco, paragonandolo ad uno di quegli abbonamenti on-line da cui fai una fatica incredibile a cancellarti. E quindi rompere il gioco è estremamente complesso, può sembrare utopico, ma è sempre più necessario. Con alcuni importanti riferimenti storici ci ricorda che l’attivismo nasce come un’azione collettiva: ma come può avere senso, trovare la sua cifra di espressione nella dimensione quotidiana dove siamo all’apice dell’espressione individualistica? Un punto cruciale del saggio è quello in cui Fabrizio Acanfora, parlando della propria esperienza e condividendo il suo percorso nel narrare la propria esperienza di persona con autismo e attivista, si è accorto che, lui stesso, era rimasto intrappolato negli ingranaggi della macchina del Sistema e si è chiesto che senso avesse ciò che stava facendo. Questo è il punto di rottura in cui l’autore decide di, appunto, rompere il gioco. Ha realizzato che si trovava ormai in una echo chamber, una bolla digitale in cui creava dei contenuti che rafforzavano le proprie convinzioni, senza confrontarsi con gli altri. Acanfora ci invita a fare attivismo guardando fuori dal sistema, mettendosi in discussione e superando le dinamiche della performatività e della competizione che dominano sempre di più la nostra quotidianità.
Purtroppo quando, specialmente in un saggio, mi imbatto nell'uso della prima persona mi vengono le bolle. In questo caso, tuttavia, il riferimento alla storia dell'autore è funzionale alla spiegazione delle varie dinamiche che caratterizzano il mondo dell'attivismo (o pseudo tale) oggi.
Rompere il gioco è un libro scorrevole e ben scritto. Sebbene mi sia sembrato più rivolto a chi, come l'autore, è già in qualche modo attivista, offre importanti spunti critici sul modello economico che ci domina. In un contesto di assenza di veri e propri modelli alternativi, Acanfora propone la collettivizzazione della protesta, individuando nell'estremo individualismo l'elemento chiave del Sistema che ne assicura la sua preservazione. L'esaltazione dell'individualitá nella società neoliberista è diventata una forma di dividi et imperat applicato alle istanze sociali, che perdono ogni capacità di riforma. La tesi chiave ricorda e si ricollega al concetto di auto-sfruttamento proposto da Byung-Chul Han nel suo 'la società della stanchezza'.