La masturbazione è un piacere sovversivo, considerata per secoli una pratica immorale e nociva, da controllare e reprimere. Espressione pericolosa dell'immaginazione che sfugge al controllo sociale, l'autoerotismo è sempre stato temuto per la sua segretezza e la sua dimensione solitaria. Dagli anelli uretrali e le cinture di castità fino ai vibratori, Alessia Dulbecco ripercorre la storia della masturbazione maschile e femminile, approfondendo le ragioni del terrore diffuso nei suoi confronti, alimentato da medici, educatori e pedagoghi. Il piacere sovversivo ci invita a ripensare l'autoerotismo come pratica di autodeterminazione e scoperta di sé, capace di sfidare il sistema patriarcale e capitalista e di liberarci da tabù e false credenze.
La masturbazione è un gesto solitario, intimo, capace di sovvertire – con la sua sola esistenza – le regole imposte dalla società sul sesso e sugli stereotipi di genere. È un gesto interamente dedicato al piacere, senza nessun altro scopo che il godimento dolce e immaginifico che può nascere quando siamo soli, liberi dallo sguardo altrui.
La masturbazione è il primo contatto che abbiamo con il nostro corpo, fin da quando siamo troppo piccoli per ricordare e i nostri genitori – spaventati da questi gesti – ci rimproverano perchè ci tocchiamo. Non dobbiamo farlo, ci dicono, ci sgridano, ci spingono a credere che ciò che facciamo non abbia nulla di naturale, che sia qualcosa di anormale, perchè svincolato da ogni impulso esterno, lontano dal rapporto sessuale eteronormato che vuole gli uomini virili e decisi e le donne sottomesse e pronte ad accogliere in loro il seme di una possibile nuova vita.
Toccarsi, conoscersi, provare piacere assume anche le connotazioni di un gesto politico, capace di scardinare tutto ciò che abbiamo sempre pensato di sapere sul sesso, sull’orgasmo, su di noi. Con noi stessi non possiamo e non vogliamo fingere, la nostra mente finalmente libera dalle imposizioni si lascia andare alle fantasie, all’eccitazione e ci spinge a scoprire nuovi modi per essere liberi.
L’esposizione di Dulbecco si propone di abbattere gli stereotipi e le false credenze legate all’atto masturbatorio che per secoli hanno reso questo gesto qualcosa di misterioso, segreto, pericoloso per la salute e per la mente. Il suo breve saggio, purtroppo, però, reitera gli stereotipi e il sessismo che vorrebbe tanto essere in grado di smantellare, poichè la trattazione si concentra in maniera fin troppo sbilanciata sulla masturbazione maschile e su come questa venisse vista come un’azione sconsiderata di dissipazione delle energie, capace di portare anche alla consunzione e alla morte qualsiasi uomo la praticasse.
Alla masturbazione femminile si accenna qui e là, in maniera distratta e poco sistematica, giusto per dare l’impressione al lettore che – prima e poi – se ne parlerà diffusamente, si darà spazio e dignità anche a questo atto, senza reiterare il costrutto sessista per il quale le donne non provino desiderio sessuale e per questo non si masturbino, non abbiano nessuna curiosità nei confronti del proprio corpo e subiscano il sesso come scelta maschile. Purtroppo il momento in cui parlare di piacere femminile non arriva nella trattazione di Dulbecco, che accenna quasi per caso alla forza dirompente dei femminismi e alla loro capacità di creare comunità di ascolto e condivisione delle esperienze al fine di aiutare le donne a trovare le parole giuste per descrivere sè stesse, le proprie esperienze e i propri desideri.