Nel mondo fantastico di Virga vive Hayden Griffin, giovane reso orfano fin dall’adolescenza dal giogo imposto alla sua città dalla nazione di Slipstream. Vendicare la morte dei genitori diventa perciò lo scopo più immediato della sua vita, che si dovrà realizzare mediante l’uccisione del comandante dell’ultima incursione della potenza vicina: l’ammiraglio Chaison Fanning.
Con tali premesse, è facile aspettarsi la lettura di romanzo avvincente. Purtroppo già dopo i primi capitoli il racconto si attesta su di un ritmo monocorde, basato su inseguimenti, battaglie e duelli. Circa il carattere dei personaggi viene menzionato solo ciò che basta a motivare le loro azioni, senza il minimo approfondimento psicologico. Si sente la mancanza di un vero protagonista: se pure uno qualsiasi dei personaggi principali fosse eliminato dalla storia, “Il sole dei soli” potrebbe giungere ugualmente a conclusione, o in un modo poco differente.
Hayden Griffin non è certo un protagonista: non incide mai sugli eventi, anzi, più di una volta salta sulla sua moto volante (“turbofan”) per abbandonare il campo. Inoltre, la sua strategia finalizzata alla vendetta risulta discutibile: egli infatti rifiuta di aiutare gli uomini della Resistenza della sua città per rimanere, senza uno scopo preciso, al servizio della famiglia dell’ammiraglio Fanning (ben presto la motivazione diventa: “combatto al fianco del mio nemico perché il suo nemico potrebbe portarmi un pericolo maggiore”).
Chaison Fanning è un comandante laido; appena raggiunta la salvezza dopo una fuga rocambolesca, ostenta una patetica preoccupazione per un manipolo di soldati abbandonati sul suolo nemico, salvo poi, poco dopo, non esitare a considerare l’idea di utilizzare come esca alcune navi della sua flotta con gli equipaggi a bordo.
Venera Fanning, la perfida moglie dell’ammiraglio, è invece il personaggio che influisce maggiormente sulla direzione degli avvenimenti; doppiogiochista, sembra soprattutto perseguire oscuri interessi personali.
Aubri Mahallan è l’ultimo dei personaggi principali. Viene presentata come “l’armaiola”, nonostante le sue competenze si rivelino subito di livello decisamente superiore. È una straniera, proveniente da un mondo esterno a Virga; il riserbo circa la sua persona finisce per rinchiuderla in un ruolo semplicemente misterioso.
Ad un tratto un brano di dialogo tra Hayden ed Aubri sembra aprire nuove prospettive e spazio a qualche ragionamento:
«Tu odi i pirati che hanno cercato di catturare la Rook e la sua gente? Beh, ci sono pirati così potenti che riescono a farsi chiamare con altri nomi. Nomi come “Pilota di Slipstream”. Cos’è Slipstream se non la più grande flotta pirata del mondo? Così grande che non si limita a catturare e saccheggiare navi, ma intere nazioni».
Ma è solo un attimo, perché il racconto torna subito sui binari del “cappa e spada” fantascientifico. La parte migliore del romanzo è costituita dallo sfondo (il mondo di Virga), descritto però non sempre in modo chiaro; a volte è difficile riuscire a visualizzare i molteplici ambienti (è il caso della complicata struttura di Warea, per citarne uno) e l’accumulo ridondante di dettagli contribuisce a creare confusione. I dialoghi costituiscono un altro punto a sfavore; sorvolando sul fatto che tutti i personaggi si esprimono quasi allo stesso modo, le battute spiritose tra pallottole sibilanti, le spiegazioni e le discussioni nel bel mezzo di scontri all’arma bianca rendono davvero molto arduo raggiungere lo stato, che ogni lettore di fantascienza ben conosce, di “sospensione dalla realtà”.
In un’intervista citata nell’Introduzione, l’autore racconta: «Ho anche usato della scienza vecchia. […] Non c’è alcuna scoperta scientifica, utilizzata nella serie, successiva al 1940». Ed è curioso che il suo romanzo evochi proprio la fantascienza che si pubblicava con successo in quegli anni (e fino gli anni Cinquanta e Sessanta). Si può concludere che “Il sole dei soli” è un’avventura di pura fantasia e, vaghe influenze “steampunk” a parte, una “space opera” di stampo classico.