Evviva, evviva e ancora evviva!
Dopo la mediocre parentesi di “Chi non muore” è tornato il Gianluca Morozzi di “Blackout” che ho tanto amato, con le sue trame incalzanti, le sua atmosfere claustrofobiche e le sue storie tanto ciniche e tanto pungenti, apparentemente paradossali ma in realtà così reali! Stavolta non voglio nemmeno esitare sul numero di stelline, sono ancora elettrizzata dalla lettura, l’entusiasmo è alla stelle! Anzi, oserei dire che qui, rispetto a “Blackout” il nostro caro autore bolognese ha dimostrato, nella concatenazione degli eventi, nella scrittura fluida e al contempo magnetica, nel dosaggio della suspense, nella “creazione” stessa di tutto il romanzo, una brillantezza ancora maggiore; e, di conseguenza, anche il lettore è portato, durante e alla fine della lettura, a una riflessione ancora più profonda sulla fragilità, la falsità e l’apparenza della nostra società tanto meschina e tanto malata. Perché Morozzi, col suo noir, è a questo che mira!
Ma andiamo con ordine.
La protagonista di “Radiomorte” è un’intera famiglia, i Colla, composta dai coniugi, Fabio e Patrizia, e dai due figli poco più che adolescenti, Davide e Giulia. Ma non è una famiglia qualunque, è la famiglia nota come “la più felice del mondo”, così come declamano i manuali scritti da Fabio i quali, in breve tempo, hanno gettato la famiglia stessa in una giostra mediatica di show televisivi, interviste, e chi più ne ha più ne metta. Insomma, sono dei vips, di quelli che compaiono nei talk show in prima serata a dire la loro sulla vita di coppia, sull’essere giovani e sulle difficoltà e gioie della vita, con un sorriso a quararantaquattro carati, le scarpe da ottocento euro, l’i-phone e dentro, una tristezza immensa. Eh già, perché i Colla, in realtà, sotto questa patina dorata che lasciano vedere, nascondono tutto fuorchè felicità: sono un covo in cui superficialità, bugie, meschinità, infedeltà e solitudine muovono pensieri, parole e azioni, e questo vale, in modi e in contesti diversi, per ciascuno di loro.
Ebbene, un bel giorno la famigliola vip si reca nello studio di una radio sconosciuta per rilasciare la sua ennesima intervista, del genere che ne hanno fatte a palate, tutte simili. Ma questa volta, c’è qualcosa di strano: la speaker al di là del vetro, una ragazzina stile punk di nome Kristel, comincia a punzecchiarli con domande un po’ inopportune, fino a quando Fabio perde la pazienza e si alza per andarsene.
Ma, ahimè, la porta dello studio non si apre. E non si aprirà mai più.
Kristel comunica loro che, all’alba, solo tre di loro usciranno di lì, il quarto verrà ucciso, tramite un sistema che immette nella sala lo Zyklon B. Chi? Questo lo decideranno loro. E’ incredulità, poi panico, terrore che si trasforma in orrore. I Colla precipitano in una spirale di paura sempre più vertiginosa, man mano che le ore passano e una soluzione si fatica a trovare. E così, su richiesta di Kristel, che si diverte a giocare con loro come il gatto col topo, si lasciano andare ciascuno a confessioni incredibili sul loro passato, lasciando cadere la maschera di famiglia perfetta e mostrando il loro vero volto. Meschino, falso, nero. E i segreti che vengono a galla da questo passato faranno male, molto male. E chissà cosa succederà alla fine. E se questa Kristel è solo una psicopatica che ha voluto passare una giornata alternativa, oppure se questo incubo è una vendetta studiata, e, in tal caso, perché.
Le sorprese per il lettore, in questo incubo su carta, non mancheranno, fino alla fine. Mi è piaciuta tantissimo questa tensione a fior di pelle che non abbandona mai la lettura, pagina dopo pagina, credo che sia uno dei tanti pregi del Morozzi in stato di grazia. Sì, l’atmosfera è talmente tesa che si potrebbe tagliare a fette. E al tempo stesso si sorride amareggiati, per quella patina fintodorata che copre il marcio nella nostra società, e di cui i malcapitati Colla sono l’esempio più lampante che qui ci è offerto. Grande Morozzi, sfornami altri libri come questo, e io non mancherò di leggerli!