Pubblicato nel 1867 subito dopo Padri e figli, Fumo suscitò sin dalla sua uscita un vespaio di polemiche. L'autore russo, in questo caso, era riuscito a mettere d'accordo sia i conservatori che i progressisti; infatti venne accusato da entrambe le fazioni di essere antipatriottico e di odiare il suo paese; tra i suoi accusatori vi fu anche Dostoevskij.
Pubblicato dapprima sulla rivista “Russkij Vestnik” e poi in volume unico quello stesso anno, Fumo fu tradotto già dopo poche settimane in francese mentre per la traduzione in inglese si dovranno aspettare i decenni successivi.
Il romanzo si apre con una panoramica sui russi in vacanza a Baden Baden (popolare destinazione termale tedesca tra i russi benestanti nel XIX secolo), dipinti con disprezzo dall'autore. Sono ufficiali dell'esercito, lorettes (prostitute parigine), giocatori d'azzardo, nobili, consiglieri di corte, impiegati ministeriali, letterati e studenti. Ne esce un ritratto non benevolo dei russi “in vacanza”; la maggior parte sono persone fatue, annoiate, superficiali, ignoranti, sciocche e ciniche. Nei circoli tutti blaterano, divagano, chiacchierano, dicono sciocchezze; si fanno e corrono discorsi e pettegolezzi sulla società russa, o si discute su questioni politiche e sociali quale l'importanza della nazionalità russa contrapposta a quella occidentale; questione che anima e agita gli animi di coloro che partecipano alle discussioni. Questa parte pamphlet del romanzo serve a Turgenev per rispondere ad una serie di articoli apparsi sulla stampa russa sull'eterna questione slavofili-occidentalisti, conservatori Vs progressisti.
Tra questi turisti russi in vacanza vi è il protagonista Grigorij Litvinov (che in alcuni tratti ricorda Bazarov di “Padri e figli”), figlio di un funzionario mercantile, che si trova nella rinomata cittadina termale per approfondire le sue conoscenze e i suoi studi (gli serviranno per amministrare la sua tenuta e le sue terre una volta tornato in patria); e aspetta anche l'arrivo della sua fidanzata, Tat'jana una giovane ragazza provinciale, buona e mite, con cui presto convolerà a nozze.
Litvinov è un uomo onesto, ordinario, studioso, coscienzioso, gran lavoratore e cerca di evitare di frequentare i suoi connazionali. Solo pochi giorni prima dell'arrivo della sua fidanzata, Litvinov rivede per caso a Baden la principessa Irina Osinin, di cui si era innamorato dieci anni prima. Turgenev ci fa approfondire la conoscenza di Litvinov e ci porta nel passato quando il giovane era uno studente universitario a Mosca; qui si innamora ciecamente di Irina Osinin, una ragazza bella, intelligente ma orgogliosa, fredda, ambiziosa, cocciuta, capricciosa e volubile; il loro rapporto non è esente da incomprensioni e scontri. Un bel giorno Irina spedisce una lettera a Litvinov in cui gli dice di non cercarla più e si trasferisce a San Pietroburgo per entrare a far parte della società pietroburghese, sfondare in società e fare un buon matrimonio.
Irina, ora sposata con un generale, anche dopo tutti questi anni non è poi così cambiata: è una donna affascinante, intelligente, brillante, volubile; una donna annoiata dal bel mondo di cui fa parte che domina una cerchia di selezionata di compatrioti russi, che però disprezza. È una “femme fatale” che usa le persone a suo piacimento soprattutto gli uomini che si innamorano follemente di lei.
Del suo fascino non è esente il protagonista; i due si innamorano nuovamente e progettano di fuggire insieme.
Fumo è un romanzo poco famoso tra quelli di Turgenev, ma come gli altri meritevole di essere più letto e conosciuto. È un romanzo tipico dello scrittore russo: scorrevole, ben scritto, narrato con eleganza e semplicità, in cui non manca l'ironia e la satira soprattutto nelle descrizioni dei russi a Baden; con belle descrizioni della natura, degli ambienti sociali, un buon sviluppo dei personaggi soprattutto quelli principali, delineati con grande maestria e delicatezza psicologica.
Come sempre nei libri di Turgenev c'è un colpo di scena, un momento cruciale, che rivoluziona anzi rimescola tutta la vicenda e rivela la vera natura di alcuni personaggi.
Un romanzo che ha molti punti in comune con Acque di primavera, quali: l'amarezza, la solitudine, l'angoscia, una crisi psicologica, sentimentale e morale, e una storia d'amore. Anche qui l'illusione del passato, l'inganno che questo possa tornare, che si possa sconfiggere un destino di solitudine.
Turgenev, che riesce sempre a toccare con delicatezza le corde del cuore del lettore, ci dice che tutto col tempo è effimero, sia il dolore per la perdita, sia le inutili chiacchiere da salotto; che tutto le cose futili si diradano, si dissolvono come la nebbia, come il fumo di un treno che corre lontano.
«Tutto è fumo e vapore» pensava, «sembra che tutto cambi senza posa, dappertutto nuove forme, i fenomeni si sostituiscono ai fenomeni, ma in sostanza tutto rimane lo stesso, tutto corre, s'affretta da qualche parte, e tutto scompare senza lasciare traccia, senza raggiungere nulla.»
PS: un plauso alla piccola casa editrice Galaad Edizioni che ha ristampato questo libro dopo anni di oblio; bella edizione, con un'interessante prefazione, una buona traduzione e impaginazione con caratteri belli grandi che non affaticano la vista.