In un istante può succedere tutto. I padri rifiutarsi di essere genitori, un amore venire allo scoperto o invece spezzarsi, una bambina disprezzare l'infanzia comportandosi più seriamente di qualsiasi adulto. Sospesi in un eterno presente, i protagonisti di questo romanzo incarnano tutte le nostre contraddizioni, restituendoci come allo specchio il riflesso di ciò che non vogliamo vedere. Siamo all'alba degli anni Ottanta, e attorno a Nico Quell - volubile ragazzo senza qualità che sta partendo militare - e Nanni Zingone - l'amico che si è fatto carico di tenere unita la sua giovane famiglia - si muove una compagnia di personaggi irresistibili come schegge di un capolavoro perduto. Il decennio più edonista dispiega in queste pagine un'umanità iridescente, affacciata sulle terrazze di una cattedrale o in cima a un vulcano, nei cubicoli di un ufficio o al capezzale di un vecchio delirante. Come esplorare ogni possibile legame tra di loro? E dunque in questo libro fiume inseguiamo la diaspora lungo lo Stivale di professori e militari, figlie di nessuno e ragazze alla pari, bande di terroristi, maghi, suocere autoritarie e modelle inarrivabili. Uno sciame di lucciole che, per un istante, illumina scene d'amore e del suo contrario, e poi il riscatto e la caduta, la ricerca inesauribile di gioia anche nelle quotidiane frustrazioni. Il risultato è un'opera cangiante e ipnotica, che intreccia con lucidità disarmante il filo di cui sono intessute le nostre vite.
Da oltre vent’anni lavora come insegnante nel penitenziario di Rebibbia, esperienza narrata nel diario Maggio selvaggio. Suoi reportage dall’Afghanistan e dal Ciad sono usciti sul “Corriere della Sera”, “la Repubblica”, “The Washington Post”. Ha scritto film per il cinema di Matteo Garrone e Marco Bellocchio. Tra gli ultimi libri pubblicati, ricordiamo Tuttalpiù muoio con Filippo Timi e Vita e morte di un ingegnere.
'Ci sono serate indimenticabili nella vita di una persona. Una dozzina, forse, non di più'.
Per me, leggere Albinati è sempre complesso perché indelebilmente legato a ricordi dolorosi e una fatica fisica mai provata prima. Anche questa volta, è stato difficile. Ho divorato un romanzo che, forse avrebbe avuto bisogno di più respiro, per questo sospendo un po' il giudizio.
Mi è piaciuto molto scoprire questi personaggi (tutti, tutti, incredibilmente ben raccontati) in un istante della loro vita, che forse li cambierà per sempre, che forse non cambierà la storia, che li porterà a morire o a vivere pensando sia per sempre, che li fa inciampare e poi cadere e poi rialzarsi o forse non rialzarsi mai ma solo guardare la vita da lontano, come certi uomini che ho conosciuto, distaccati da tutti, con poche opinioni nette, ('In certe situazioni, i dubbi sono bestemmie') capaci solo di scomparire nel modo corretto perché altrimenti incapaci di continuare. Una girandola di personaggi, uomini e donne, vinti, caduti, sopraffatti dalla vita o dal mondo, raccontanti agli albori degli anni Ottanta, ma che potrebbero essere raccontati anche adesso, come pochi cambiamenti (forse solo nelle città, quella Milano lì non esiste più e forse nemmeno Roma e forse nemmeno i piedi di un vulcano in un'isola mediterranea sono più gli stessi).
Dicevo, questi personaggi li seguiamo per un po', per un breve tratto della loro vita, mentre stanno morendo in un letto accuditi da figli o figliastri, mentre scappano da una relazione, mentre fanno il militare (questo sì è un racconto anni Ottanta, mi immagino un ragazzo di 25 anni che legge ora quel capitolo...) o mentre semplicemente imparano a vivere o a crescere (si impara mai?).
'Qual è il rischio, il vero pericolo, per una come me? Perdersi, perdersi per sempre? Oppure, peggio mi sento, ritrovarsi?'
Mi è piaciuto molto, certo, mi ha rattristato molto, certo, mi ha fatto pensare al mio passato, agli sbagli, alle cose giuste, ai ricordi, a quei ragazzi che partivano militare e che poi mi scrivevano lunghe lettere che ho ancora in qualche cassetto. Perché non dò un giudizio? Perché non mi va, perché la girandola di personaggi finisce come finiscono le nostre vite a un certo punto, non le seguiamo più, persone con cui avevamo un legame strettissimo scompaiono e non ne sai più niente, e va bene così. Perché nessuna scelta è netta, perché, semplicemente, Albinati aveva voglia di raccontarci un istante, un frammento e lo fa sempre con estrema maestria e dominio della lingua.
'In fondo le persone dal carattere difficile sono le sole con cui vale la pena avviare una conversazione - se non ti chiudono subito la porta in faccia'.
Cheers to Albinati, che ieri sera ho bevuto uno champagne indimenticabile, ho brindato a chi non c'è più, a chi c'è stato sempre, a chi c'è stato per un periodo, e a quegli indimenticabili occhi verdi, che sono un po' anche i miei, che mi mancano sempre, sempre, tanto.
In questo romanzo corale, Albinati ci introduce ai pensieri di una moltitudine di persone "normali", accomunate dal sentirsi smarrite, ciascuna per ragioni diverse, lungo il proprio cammino. La sua scrittura è eccellente: descrizioni vivide, dialoghi incisivi e riflessioni profonde che colpiscono. Non si può fare a meno di immedesimarsi nei pensieri e nelle paure dei personaggi. Tuttavia è troppo prolisso, avrebbe dovuto tagliare 300 pagine.
Devo ammettere che non è stato facile leggere questo libro, tanti personaggi e tante scene descrittive che un po’ mi hanno fatta perdere il filo del discorso. Una storia che potrebbe esser quella di chiunque, ma i nostri protagonisti sono diversi: un insegnante di lettere, un ragazzo (un po’ viziato, forse) chiamato alla leva, una bambina con un senso del capire un po’ troppo elevato, una figlia ed un padre, un uomo che si innamora senza remore, una modella bellissima che pensa di non meritare nulla di bello dalla vita, un escursionista, una ragazza alla pari e tanti altri. Impavidi, impauriti, coraggiosi, innamorati, sciocchi, smarriti… loro, come molti di noi nella vita.
Un romanzo, questo di Albinati, che è una vera e propria dichiarazione d’amore. Ma a chi? Alla vita, agli istanti che ci insegnano tutto e niente, ma soprattutto allo Stivale!
Uno spaccato di vita che affronta la solitudine, la paura, la forza di andare avanti, il perdono e tanto altro.
Ripeto: non è stato facile leggerlo, ma alla fine mi è piaciuto.