Completamente contro la sua volontà, ma per espresso desiderio della moglie Margot, Helmut è finito con lei in una casa di riposo. Quattro pasti al giorno e il servizio lavanderia non bastano però a compensare le attività di gruppo obbligatorie e i regolari appelli, che gli ricordano più una prigione che una "ridente residenza" – come la definisce Margot.
La monotonia di quella vita è a dir poco… noiosa! Anche gli anziani vicini di tavolo e il personale, fastidiosamente cordiale, gli danno sui nervi. Per non parlare di Hannelore, la zitella che pensa solo a organizzarsi il funerale ed è diventata l'inseparabile compagna di sua moglie.
E così, le giornate trascorrono tra lunghe partite a scacchi con il defunto Herbert e assurde sedute spiritiche. Il momento clou sono i pasti, non per il cibo dello chef ungherese, ma per Selma, l'aiuto una ventenne, magra e piena di tatuaggi, che è la sua unica vera amica lì dentro… Almeno fino a quando la ragazza viene ritrovata morta in uccisa con un forchettone da carne.
Finalmente un po' di adrenalina e Helmut, commissario in pensione, può tornare a dare il meglio di sé… deve risolvere il suo venticinquesimo caso! Anche una casa di riposo può essere cosy e soprattutto luogo di un crime: esilarante, divertente, unico come il suo memorabile protagonista.
Durante uno dei miei soliti giretti in libreria, sono rimasto colpito da "La noia è l'ultima a morire" di Julia Bruns. La copertina ha subito attirato la mia attenzione e, dopo una lettura veloce della trama, mi sono convinto all’acquisto. D'altronde, quando si parla di cozy crime, faccio davvero fatica a resistere. Ma veniamo al mio pensiero.
Il protagonista è Helmut, ex commissario in pensione, costretto dalla moglie Margot a trasferirsi insieme a lei in una casa di riposo, dove la monotonia della vita quotidiana lo annoia profondamente. Le sue giornate trascorrono tra lunghe partite a scacchi con il defunto amico Herbert e improbabili sedute spiritiche. La sua unica vera amica è Selma, una ragazza di vent’anni, magra e piena di tatuaggi, che lavora come aiuto cuoca. Ma tutto cambia quando Selma viene ritrovata morta in cucina. Helmut dovrà rimettersi in gioco per risolvere il suo venticinquesimo caso.
Ci sono letture che ti catturano fin dalle prime pagine… e altre che, purtroppo, ti trascinano lentamente fino alla fine. Questo romanzo rientra, ahimè, nella seconda categoria. La narrazione procede con una lentezza che spezza il ritmo e, in diversi punti, risulta persino confusionaria. I pensieri si intrecciano senza un ordine chiaro, finendo per distogliere l’attenzione dalla trama principale.
Uno degli aspetti più penalizzanti è la scarsa caratterizzazione dei personaggi. Molti di loro entrano in scena senza un minimo di approfondimento e, spesso, le loro azioni appaiono forzate o poco credibili.
I capitoli, eccessivamente lunghi, appesantiscono ulteriormente la lettura, rendendo difficile mantenere il filo narrativo. A questo si aggiunge l’assenza di veri colpi di scena: anche nei momenti in cui ci si aspetterebbe un’impennata, l’attenzione viene dirottata su elementi secondari, perdendo così il focus su quella che dovrebbe essere la struttura portante del giallo.
In definitiva, si tratta di un romanzo che parte con buone premesse ma che, almeno per me, non è riuscito a decollare come speravo. Tuttavia, ogni lettore ha un proprio modo di entrare in sintonia con una storia, e ciò che non ha convinto me potrebbe invece conquistare qualcun altro.
La lettura, in fondo, è un’esperienza profondamente personale e soggettiva. Per questo, se un libro riesce a catturare la vostra attenzione per motivi che trovate piacevoli, non esitate: immergetevi tra le sue pagine.
Partiamo dal presupposto che questo, secondo me, non è veramente un giallo. Il "giallo" è semplicemente una scusa per parlare della vita di quest'uomo nella casa di riposo.
Detto questo, il libro in realtà secondo me si fa leggere e sarei stato disposto a dargli 3 stelle (anche 3 e mezzo se fosse stato possibile): l'ho trovato simpatico e scorrevole. Certo il protagonista non è tra i più empatici: si lamenta, fa paternali ed i suoi ragionamenti sono pervasi da pensieri del tipo "ai miei tempi le cose erano meglio". Però tutto questo è in linea con il personaggio. Perciò non l'ho trovato affatto spiacevole, anzi l'ho letto piuttosto velocemente.
Il finale però è veramente deplorevole: brusco, tagliato con l'accetta. Si vede proprio che l'autore non sapeva come finire la storia e, in fondo, non gli interessava veramente del giallo. Quindi, butta lì un colpevole e una (opinabile) motivazione nelle ultime 10 pagine.
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Libro che ti incula per via del titolo e della copertina, capitoli eccessivamente lunghi e che a tratti ti perdi di quello che succede per via delle informazioni confusionarie che ti dà,alle volte trovandomi a capire se mi sono distratta o se veramente mancassero delle pagine mentre proseguivo. In conclusione è un libro che si finisce a stento, per via di quanto è lento e dalla poca voglia che ti dà leggerlo.
Suppongo si tratti di uno dei peggiori libri mai letti. Acquistato perché credevo fosse simpatico e particolare. Invece una noia abissale, in cui si fatica ad andare avanti, senza alcun tipo di scossone e con solamente tanta, tantissima, confusione. Non capisco davvero come un colosso come Giunti decida di pubblicare roba del genere. Purtroppo avevo aspettative “migliori” anche perché far peggio, è davvero difficile.
Tre stelle per l'idea, che è molto carina e mi aveva incuriosita e ben disposta. Purtroppo il personaggio più simpatico dura poche pagine e nel complesso l'ho trovato lungo e un po' noioso. D'altra parte il titolo è già spoiler...
Noia e tranquillità. Due ingredienti base nelle case di riposo. Tranne se la cuoca viene trovata senza vita in cucina, con evidenti segni che fanno capire da subito una cosa: qualche vecchietto è più arzillo di come si pensi. Simpatico cozy crime.
Trama inconcludente e finale deludente. Si salva solo la rappresentazione della terza o quarta età che comunque ho trovato valida ed efficace con qualche risata a denti stretti ed un po' di amarezza.
Sono rimasta abbastanza delusa. Mi aspettavo molto di più. Ho trovato i capitoli troppo lunghi, che hanno reso la narrazione lenta e pesante a tratti. E la narrazione in generale abbastanza confusa. È stata tutto sommato una lettura che mi ha fatto staccare la testa per un po' peró non so. Si è dilungata troppo e poi il caso all'improvviso si è risolto nelle ultime 3 pagine. Ah, Margot INSOPPORTABILE