A poco más de un año antes de su muerte, en un café de la Bonzer-Strasse de Berlin, la calle en la que desde hacía algunos años compartía un pequeño piso con su tercera esposa, Gottfried Benn regaló un ejemplar de su Postludio -el autor le había puesto el título francés de "Aprèslude"- a su amigo, el escritor y periodista Walter Lennig. En la portadilla escribía, a modo de dedicatoria, el último verso de uno de los poemas de este libro: "selah, fin del salmo".
La palabra hebrea "selah", que figura al final de muchos salmos, es de origen desconocido y apenas se sabe nada sobre su significado; es posible que, además de indicar el final de la plegaria, sea un aviso a los fieles para que se dispongan a la siguiente parte del servicio religioso. En el lenguaje coloquial alemán de hasta los primeros años de este siglo se usaba a veces con el sentido de "listo", "no se hable más". Es muy probable que con esta frase Gottfried Benn quisiera algo más que citar un verso de su libro.
Postludio es el último de los poemarios de este autor, de algún modo el final de su "salmo poético".
Gottfried Benn was a German essayist, novelist and expressionist poet. A doctor of medicine, he became an early admirer, and later a critic, of the National Socialist revolution. Benn had a literary influence on German verse immediately before and after the NS regime.
‘Worte Allein: du mit den Worten und das ist wirklich allein, Clairons und Ehrenpforten sind nicht in diesem Sein.
Du siehst ihnen in die Seele nach Vor- und Urgesicht, Jahre um Jahre - quäle dich ab, du findest nicht.
Und drüben brennen die Leuchten in sanftem Menschenhort, von Lippen, rosigen, feuchten perlt unbedenklich das Wort.
Nur deine Jahre vergilben in einem anderen Sinn, bis in die Träume: Silben — doch schweigend gehst du hin.’
⭐️it.: ‘Parole Solo: tu, con le parole, e questa è veramente solitudine, non buccine né archi trionfali sono in quest'Essere.
Guardi loro nell'anima cercando il primo viso, il viso primigenio, anni su anni - schiantati sí di fatica, ma non troverai.
E di là s'accendono i lumi in un dolce rifugio umano, piana, da labbra umide, di rosa, come una perla cade la parola.
Solo i tuoi anni ingialliscono in un diverso significato, fino nei sogni: sillabe — ma tu tacitamente passi.’
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‘Ich betrachte oft mit Interesse die rechte Hand der Herren: Es ist die Hand, die eröffnet, meistens lohnt es sich kaum, aber die Fälle, deren man sich erinnert, sind die Glücke der tiefaufatmenden weißen weichen Kastanienblüte, die im Mai uns segnet.’
⭐️ it.: ‘Osservo spesso con interesse la mano destra dei signori: È la mano che dà l'apertura, di solito quasi non ne vale la pena, ma i casi di cui ci si rammenta, sono le beatitudini del fiore di castagno, biancotenero, dal fondo respiro, che ci benedice a maggio.’
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‘Eure Etüden
Eure Etüden, Arpeggios, Dankchoral sind zum Ermüden und bleiben rein lokal.
Das Krächzen der Raben ist auch ein Stück - dumm sein und Arbeit haben: das ist das Glück.
Das Sakramentale — schön, wer es hört und sieht, doch Hunde, Schakale die haben auch ihr Lied.
Ach, eine Fanfare, doch nicht an Fleisches Mund, daß ich erfahre, wo aller Töne Grund.’
⭐️ it.: ‘I vostri studi
I vostri studi, arpeggi, inni di grazie son per affaticare e restano puramente locali.
Il gracchiare dei corvi è anch'esso un pezzo - essere sciocchi e aver lavoro: è questa la felicità.
Il sacramentale — bello, chi lo ode e lo vede, ma cani, sciacalli hanno anch'essi la loro canzone.
Ah una fanfara, eppur non su bocca di carne, perch'io sappia dov'è il fondo di tutti i suoni.’
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‘Zwei Träume
Zwei Träume. Der erste fragte, wie ist nun dein Gesicht: was deine Lippe sagte oder das schluchzend Gewagte bei verdämmerndem Licht?
Der zweite sah dich klarer: eine Rose oder Klee, zart, süß - ein wunderbarer uralter Weltenbewahrer der Muschelformen der See.
Wird noch ein dritter kommen? Der wäre von Trauer schwer: Ein Traum der Muschel erglommen, die Muschel von Fluten genommen hin in ein anderes Meer.’
⭐️ it.: ‘Due sogni
Due sogni. Il primo chiedeva, come è ora il tuo viso: è ciò che il tuo labbro diceva, o che singhiozzando fu osato all'imbrunir della luce?
Piú chiaro il secondo ti vide: una rosa o un trifoglio tenero, dolce, - un mirabile primigenio custode di mondi delle marine forme di conchiglia.
Dovrà ancora un terzo venire? Greve questo sarebbe di pena: sogno dalla conchiglia albeggiato, dai flutti rapita conchiglia, via, verso un altro mare.’
"Devi saperti immergere, devi imparare, un giorno è gioia e un altro giorno obbrobrio, non desistere, andartene non puoi quando è mancata all’ora la sua luce.
Durare, aspettare, ora giú a fondo, ora sommerso ed ora ammutolito, strana legge, non sono faville, non soltanto – guardati attorno:
la natura vuol fare le sue ciliegie, anche con pochi bocci in aprile le sue merci di frutta le conserva tacitamente fino agli anni buoni.
Nessuno sa dove si nutron le gemme, nessuno sa se mai la corolla fiorisca – durare, aspettare, concedersi, oscurarsi, invecchiare, aprèslude."