Ho apprezzato il linguaggio moderno con cui Raistan scrive le sue memorie, rivolgendosi direttamente a un fantomatico lettore, tirandoti in qualche modo in causa, volente o nolente, perché in effetti dopo un po' hai proprio l'impressione di sentire la sua voce che ti rivolge le sue battute, che ti sottolinea che sta di nuovo divagando, che ti spiega, quasi andasse di fretta, il suo dover tornare a narrarti dei fatti presenti, accantonando quelli passati. Questo è sicuramente un gran merito da attribuire a Lucia: Raistan parla, vive, ha una voce sua e solo sua, così come gli altri personaggi, giacché lei li ha resi veri in una sospensione della realtà perfettamente riuscita. Con un linguaggio accessibile, Raistan ci riporta indietro nel tempo fino alla sua infanzia, alla fine del 1600, descrivendoci luoghi, usi e costumi, con paralleli all'oggi. Lo conosciamo da umano, inutile dire che si simpatizza per quel ragazzino che diventa uomo e che, inevitabilmente, inizia a fare le prime stupidaggini degne di tale nome, facendo il Raistan – come direbbe Shibeen, la sua creatrice – e a quel punto è il lettore, su esortazione dello stesso vampiro, a dover trarre le sue conclusioni, come più di una volta ci ripete.
In realtà, ogni tanto si ha l'impressione che il giudice più impietoso di se stesso sia proprio Raistan, anche se si deve convenire con lui che in quanto a modi ed egoismo… ce n'è di certo. In fondo stiamo leggendo la storia di un vampiro, non di un buon samaritano né di un santo, per cui ci si aspetta (e in fondo lo si cerca) del sangue, che magari scorra a fiumi – perché no? – e anche una certa dose di violenza e spietatezza. Dopo la sua rinascita, azione, sesso, uccisioni, qualche piccola strage, amori e amicizie, delusioni e rimpianti accompagnano la lettura incalzante e fluida, tra passato e presente, senza farti perdere, ma con sempre più voglia di sapere come andrà a finire. Raistan lo si ama o lo si odia, di certo è uno dei quei personaggi che non fanno nulla per piacere, ce lo dice chiaramente, non gli interessa neppure apparire migliore – scrive – perché lo fa per se stesso, ha bisogno di rimettere ordine nella sua testa dopo l'ennesima batosta. In effetti, a un certo punto non si capisce se è lui a cercare i guai, o se sono loro a saltargli addosso con una ferocia inaudita… forse entrambe le cose.
I tratti del suo carattere sono diversi, talvolta sfiorano il paradosso, questo lo rende una creatura interessante e tridimensionale, alla costante ricerca di qualcosa senza cadere in pensieri troppo filosofici o melensi, poiché li condisce del suo tagliente sarcasmo, dell'umorismo vampirico che fa un mondo a sé, fino a spingerli a una forma quasi nichilista o, giustamente, di freddo distacco.
Diretto, senza peli sulla lingua, la diplomazia non è proprio tra le sue doti migliori, ma lealtà e onore sì, quelle li dimostra in molte occasioni.