«Maschio, italiano, trentadue anni, 186 cm per 70 kg, superficiale e profondissimo, individualista e generosissimo, a proprio agio con la definizione di ‘uomo del suo tempo’ soprattutto se per ‘suo’ s’intende ‘di un altro’.» È H, il protagonista di questa storia. Uno che non ne può più del pessimismo che lo circonda, e nemmeno del approdato a Milano dalla provincia calabrese, ha dedicato gli ultimi anni a scrivere un saggio sulla fine del mondo, ma la Storia – tra guerre, pandemie e disastri vari – gli ha offerto troppo materiale, tanto da rendere il suo lavoro superato. Decide allora di cambiare rotta, e concentrarsi su tutt’ i desideri. Ambiziosi, timidi, comuni, impossibili, inconfessabili... Munito di taccuino e registratore, H pone ad amici, famigliari, alla compagna che vorrebbe sposare e a tutti quelli che incontra una domanda apparentemente «Cosa desidera più di tutto il tuo cuore?» È curioso di mappare le speranze del mondo, certo, ma anche di capire meglio se stesso; di scoprire se fra i sogni degli altri si annida pure il suo. (Perché com’è che si desidera? Dovremmo reimparare a farlo?) C’è molta speranza (ma nessuna per noi) è un romanzo che oscilla tra il personal essay, l’inchiesta e il pamphlet, e parla di tutti noi, di quello che vogliamo e di quanto i nostri desideri siano la sola cosa realmente capace di svelare chi siamo e la società in cui viviamo. Al centro c’è un giovane uomo che ambisce non tanto a concretizzare i propri obiettivi (trovare un lavoro stabile, una casa più grande, scrivere un buon libro...) quanto a poterseli permettere. Ma la vera protagonista, forse, è la letteratura, giacché l’unico modo per reimparare a desiderare – e per realizzare ciò che è materialmente irrealizzabile – è immaginare.
Se volessimo racchiudere C’è molta speranza (ma nessuna per noi) in una di quelle frasi meme che ci piacciono tanto, quelle frasi da social che noi millennial ormai usiamo quasi senza pensarci, vi direi che è un libro che fa ridere, ma anche riflettere. Leggi la recensione completa su L'indiependente: https://www.lindiependente.it/nicola-...
Alcuni spunti e riflessioni da 4. Il voto finale risente della fatica iniziale nel leggerlo: sono stata tentata più volte di abbandonarlo perché lo trovavo un po' insulso. Superate le prime trenta pagine invece mi è piaciuto e ho trovato alcune pagine coinvolgenti e meritevoli di riflessione. A volte anche tenero e realista. Scritto in prima persona, suddiviso in quattro parti suddivise a loro volta in brevi capitoli, alcuni brevissimi come pennellate.
Un racconto che non segue una storia vera e propria ma che tocca i desideri delle persone che girano intorno al protagonista. Una lettura veloce ma che, dietro l’ironia, nasconde riflessioni profonde e quotidiane.
Mi ha fatto ridere e commuovere. Ed effettivamente, l’autore è molto bravo a mescolare questi due aspetti.
Non ho mai pensato che fosse geniale, ma mi ha proprio tenuta compagnia in giorni in cui percepivo un buco incolmabile di senso di solitudine. La roba sul desiderio è irrilevante, quello che è bellissimo di questo libro è la voce narrante. Tenere compagnia a qualcuno che si sente solo al punto dal tenermi incollata al libro e volerlo leggere in qualsiasi momento a mio avviso è un bel risultato
Iniziato nella terra natia dell’autore c’è molto di me e della mia generazione. La domanda che mi porto dentro è proprio cosa desideriamo? Forse a volte è il più desiderare stesso che ci muove verso le cose che l’oggetto o la persona desiderata. Consiglio la lettura.
Lettura consigliata a chi si arrovella da sempre su cosa si desideri davvero e perché. Begli spunti da 4 stelle e una scrittura che mai fatica nell’essere scorrevole.