«Siamo una strana e affascinante specie: mentre spendiamo miliardi per costruire una macchina in grado di pensare, allo stesso momento ci rifiutiamo di accettare che questo sia possibile. Cerchiamo e insieme temiamo quell’incontro». A scrivere è Nello Cristianini, professore di Intelligenza Artificiale (IA) all’Università di Bath, in questo terzo libro dedicato ai progressi più recenti dell’IA (sempre per il Mulino sono stati pubblicati La scorciatoia e Macchina sapiens). Cristianini affronta la competizione tra addestratori e valutatori: i primi impegnati ad allargare la conoscenza e la capacità di risoluzione dei problemi delle macchine – in una parola: la loro intelligenza –; i secondi intenti ad alzare l’asticella delle valutazioni, con batterie di test sempre più complessi. Come si legge nel libro, l’IA è già oggi «sovrumana» se le si assegnano compiti singoli: dai calcoli al riconoscimento delle immagini (compresi gli screening medici, dove sorpassano i professionisti); parliamo, in questo caso, di IA ristretta. Ma passi in avanti sono stati compiuti anche nel campo dell’IA generale, capace di operazioni più articolate: ce ne siamo accorti con ChatGPT che, pur prendendo spesso delle cantonate (le allucinazioni), sa riprodurre perfettamente il tono di una conversazione. In questa rincorsa a superare l’intelligenza umana, il sogno/obbiettivo di molti programmatori è vedere sorgere una macchina capace di comprendere più di quanto possano fare gli esseri umani (così come, spiega Cristianini con un esempio, la sua gatta – che pure percepisce meglio di noi alcuni oggetti, suoni e odori – non sa comprendere la meccanica quantistica): un’IA generale sovrumana. L’altra faccia della medaglia è la paura che incute un’IA sovrumana; una paura, forse, ingiustificata: se l’IA diventasse così potente, non necessariamente assomiglierebbe ai nostri peggiori incubi; anche quelli, direbbe Nietzsche, restano «umani, troppo umani».