House of Night è il secondo volume della Khaos Series, trilogia successiva alla Lynx Series che vede protagonisti la seconda generazione di delinquenti creati dal genio di Sophie Blackthorne.
Una serie dark romance ambientata in un college, la Northwood, con antieroi fatti proprio per essere temuti e amati in egual parte. Sospetto che l’intento principale dell’autrice sia quello di mettere alla prova la nostra sanità mentale, perché ogni libro è un capolavoro. Le storie sono piene di azione e toccanti. I personaggi sono veri, autentici, con le problematiche di gente normale, ma modi di gestirle tipiche del dark romance. E a noi piace proprio così.
Sono presenti scene spicy e scene esplicite di altra natura che possono risultare disturbanti a un pubblico non avvisato. Quindi siete avvisati.
Bene, finite le chiacchiere generiche per il Sophieverse, parliamo di House of Night.
La scrittura di Sophie mi era mancata tantissimo. L’ho già detto e lo ripeto, per me qualsiasi testo elaborato dall’autrice è casa. La facilità con cui tutto scorre, lo stile impattante, i personaggi tridimensionali e deviati. Sophie è sempre stata e si conferma ulteriormente come garanzia per le amanti del dark romance come me.
Questa storia in particolare mi ha dato la sensazione di essere una resa dei conti, una lotta con demoni passati subiti direttamente o indirettamente. Ed è una tematica già vista, certo, ma affrontata con novità, finalità e quel tocco di sofferenza necessaria per capire la gravità della situazione. Situazioni che, purtroppo, esistono anche al di fuori dei libri.
Ethan e June sono le prime vittime di questa storia, ma trovano il coraggio di rimboccarsi le maniche – o infilare dei guanti da pugilato o una pistola nei pantaloni – e reagiscono.
Ethan, figlio di Rylan e Jaqui, eredita l’impulsività, la scontrosità e la tenacia dei genitori.
Capo della House of Night e dipendente in nero (c’è proprio da dirlo) di una certa organizzazione con sede nel Dead Night, Ethan è un personaggio complesso. Le cose, per lui, vanno male in partenza. Perché, per quanto lui adori i suoi genitori, i suoi problemi derivano dall’essere un Walton.
Costretto a passare del tempo con Ayla, Kian e Ryder in un’amicizia forzata, ecco come nasce l’idea di spartirsi le quote della LWL, e i sentimenti inculcati dalle famiglie sfociano per quello che è davvero: voglia di essere protagonisti indipendenti dalle storie altrui, fame di dimostrare superiorità, sfatare il mito della famigliola allargata e felice.
Ethan prova dei sentimenti nei confronti di Ayla che, inizialmente, non capiamo.
Non li capisce nemmeno lui, in un primo momento. Ma nel momento in cui la vede in pericolo, nell’occhio del mirino di un uomo, non ci vede più. Ed ecco che subentra il secondo problema nato dall’essere un Walton. Il desiderio di salvare una donna dalla violenza è tale da renderlo... geloso? Dico, c’è pur sempre stata la scena nei sotterranei (Non l’hai presente? Scoprila in House of Dark).
Nel momento in cui è una perfetta sconosciuta a essere vittima del suo incubo più grande, non può rimanere con le mani in mano. No, salva la vita a June e se ne impossessa.
June, d’altro canto, è una ragazza il cui animo è stato mitigato dalla vita. Dall’apparenza innocente, timida e anche poco furba, si lascia portare avanti da un’esistenza su cui ha lo stesso potere di un canarino in gabbia. E dopo il suo incontro con Ethan, sembra avere un’ulteriore conferma della sua prigionia. Ma è proprio con lui che scopre cosa significa essere liberi.
La loro storia si intreccia perfettamente. Hanno molte similitudini, e laddove non sembrano compatibili, in realtà, sono complementari.
Il rapporto tra loro nasce come carnale, un desiderio ossessivo e inspiegabile che li spinge l’uno verso l’altra, ma c’è molto, molto di più.
Nella manifestazione fisica delle loro emozioni, sono le loro anime a toccarsi. Ad accarezzarsi, quando c’è bisogno di dolcezza. A spronarsi, quando c’è bisogno di una scossa. E a sfidarsi, quando solo le minacce sembrano essere efficaci.
Le scene più belle, per me, a riprova di quanto detto, sono quella “post-trauma” e quella “post-trauma 2 ma ad altitudine superiore” – sì, evitiamo così gli spoiler.
Per me il parallelismo che si crea tra queste due scene è al limite del poetico, nonostante la crudezza e la violenza. Sono i due momenti, per me, in cui Ethan e June fanno prova dei loro sentimenti.
In primis a se stessi, perché la lotta ha luogo dentro la loro testa, all’interno del loro cuore; e poi anche all’altro, dichiarando la loro completa fiducia, il loro supporto e il loro amore con azioni più esaustive di parole che non si ha il coraggio di dire.
E questo, per me, è la prova di un talento che Sophie ha e sviluppa giorno dopo giorno, libro dopo libro.
La storia è piena di plot twist che danno ritmo a un filone abbastanza lineare, con domande che trovano risposta e altre che vengono formulate (e che rimangono in sospeso per il finale). Le scene spicy sono tante e perfettamente amalgamate con i personaggi e i loro bisogni di espressione, sfogo e sostegno.
Su alcuni punti si è andato un po’ veloce, mentre su altri si sarebbe potuto accelerare un po’, ma con il senno di poi, il libro doveva essere sviluppato così e con questo ritmo. È quello che più si addice al caos dei personaggi, riflesso anche nella passione che li avvolge.
Per quanto mi riguarda, House of Night potrebbe essere sul podio, al terzo posto dopo Red Lynx e HoD. Mi è mancato qualcosa per renderlo davvero perfetto per me e le mie aspettative, ma ci si avvicina molto.
Questo libro lascia con una curiosità enorme di conoscere meglio i gemelli e le loro ragioni per essere così cattivi, ma nel finale abbiamo una grandissima gioia che aggiungerà tanto sale a una storia che già di per sé promette fuochi d’artificio.
Ah, non ho menzionato l’epilogo? Nah, questo lo lascio scoprire a voi. Non vorrei rovinarvi la sorpresa...
Leggete questo libro dopo aver recuperato HoD, la novella Kill Away e la Lynx series. Sì, le due serie possono essere lette indipendentemente, ma per un’esperienza migliore del Sophieverse, vi conviene avere tutto in ordine cronologico. Non ve ne pentirete!
Io torno nel mio angolino a riflettere alla bravura di Sophie, ciao.