Milano, agosto 2021. Nell'estate dopo la seconda ondata di Covid si torna a la stagione dei matrimoni è aperta. In una cascina lungo il fiume Lambro dove è in programma un ricevimento, il ragazzo di sala cerca di far partire la ruota del vecchio mulino ma qualcosa la è il corpo di una donna uccisa in modo barbaro. Ed è solo il primo dei cadaveri sui quali l'ispettore Dario Miranda si trova a indagare. Una serie di uccisioni che, nella totale assenza di indizi, hanno due tratti in il metodo disumano e la nazionalità delle vittime – tutte albanesi. Perché questa storia ha origini lontane, negli ultimi anni dell'incubo politico dell'Albania di Enver Hoxha, da cui era possibile fuggire soltanto mettendo a repentaglio la propria vita, via mare o attraversando montagne selvagge abitate dalle linci…
Ostacolato dalle stesse persone che sta cercando di salvare, aiutato da colleghi, amici hacker, medici di laboratorio e da una pm a cui lo lega un sentimento che non è ancora pronto ad affrontare, Miranda dovrà fare i conti con una Milano capace di sorprenderlo, dove il passato è in agguato come il più letale dei predatori.
Daniele Bresciani dà vita a un intreccio in cui nulla è come sembra e ogni personaggio nasconde un segreto, e racconta una storia che allontanandosi nel tempo e nello spazio in verità ci parla di noi, delle nostre più profonde paure ma anche di quanto siamo pronti a rischiare per non perdere la speranza. La lince sa aspettare è un noir appassionante in cui il tempo che è stato dà la caccia al presente, senza tregua, fino all'ultimo capitolo.
Daniele Bresciani (1962), giornalista, dal 1988 ha lavorato per quotidiani e settimanali tra i quali La Gazzetta dello Sport, Grazia e Vanity Fair di cui è stati vicedirettore fino al 2012. In passato ha scritto per testate straniere come The Guardian e The Sunday Times Magazine. Attualmente lavora nella Direzione Comunicazione della Ferrari a Maranello. Come scrittore ha vinto diversi premi nazionali ed è stato pubblicato all’estero.
Questa detective story è davvero molto articolata e integra varie sotto-trame. L’ispettore Miranda è certamente un ispettore fuori dagli schemi e però risulta comunque interessante, senza mai diventare inverosimile. L’intreccio è duplice, con una storia che nasce in Albania e una che nasce in Italia, e l’unione delle due è quella che si concretizza con una serie di omicidi di albanesi in Italia. L’ispettore Dario Miranda, con la sua squadra, troverà il bandolo di una matassa intricatissima, dove gli interessi personali, a volte mascherati da interessi nazionali, la fanno da padrone. Le vicende umane di Besa e Fatmir sono quelle che mi hanno lasciato più impressioni, ed esse si svolgono in mezzo a tante altre, tutte molto interessanti e sfaccettate. Davvero una bella trama, ben sviluppata e avvincente, con ampi sprazzi, davvero ampi, relativi alla storia dell’Albania e alla feroce dittatura che l’ha tenuta sotto scacco per molti anni. E, come in una detective story che si rispetti, non mancano i morti ammazzati, che qui sono davvero tanti.
Affascinante, perché a me sconosciuta, la vicenda albanese.Un bel colpo di scena a 3/4 del libro che lancia verso in finale fin troppo scontato però. Ma a Miranda abbiamo iniziato a volergli bene.