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Vite nell'oro e nel blu

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Ci sono vite talmente grandi che sembrano inventate, come certe epoche del mondo. Come la luce che alla fine degli anni Cinquanta si spandeva su piazza del Popolo a Roma nell'ora del tramonto. Sfiorati da quella luce, un gruppo di giovani seduti ai tavoli del bar Rosati - capelli alla moda, sigarette agli angoli della bocca, Clarks ai piedi - guardano in cagnesco la città che rifiorisce dalle macerie della guerra. I loro nomi sono Mario Schifano, Franco Angeli, Tano Festa e Francesco Lo Savio. Vengono dal popolo e stanno per prendersi la scena culturale e mondana del Paese. Da lí a poco infatti diventeranno i pittori comunisti che folleggiano con le principesse, bocconi succulenti per i paparazzi e inventori di nuove mitologie pagane. Ma intanto vivono la loro gioventú, lanciando la sfida ai geni artistici d'oltreoceano - Warhol, Rauschenberg, Johns - e frequentando Ungaretti, Moravia, Guttuso, gli Agnelli e i Rolling Stones.


Mario Schifano è un profugo della Libia italiana che porta inciso sulla pelle il marchio del miraggio imperialista di Mussolini. Franco Angeli nasce a Roma, nel quartiere di San Lorenzo, in una famiglia perseguitata dal fascismo. Tano Festa e Francesco Lo Savio, nonostante i cognomi diversi, sono fratelli. Il primo passa i pomeriggi sulla scalinata di Trinità dei Monti a distribuire poesie ai passanti. Il secondo, fragile e inquieto, sviluppa un pensiero radicale che lo porta ben presto a isolarsi da tutto e da tutti. Sono «i maestri del dolore», come li chiama un gallerista romano storpiando il titolo di una famosa collana di monografie d'artista. Ciascuno vive la sua «ora d'oro» attraversando la café society degli anni Sessanta in una Roma che è tornata a essere il centro del mondo. Conquistano le donne piú ambite, vanno a vivere in lussuosi palazzi aristocratici, viaggiano in ogni continente, guadagnano e scialano in modo compulsivo, si tradiscono fino a tentare di ammazzarsi l'un l'altro, mettono su famiglie e le distruggono, soprattutto dipingono come ossessi, senza tregua, firmando opere che segnano l'immaginario iconografico italiano della seconda metà del Novecento. Ma «l'ora d'oro» - quel particolare tipo di luce che c'è solo a Roma, al tramonto, e che fa sembrare i palazzi di velluto - dura pochissimo, poi arriva «l'ora blu», quella dell'ombra che anticipa la notte. Il clima del Paese cambia e i loro nomi sprofondano nell'oblio. Affrontano gli anni della caduta, dello scivolamento verso la follia, gli arresti, la tossicodipendenza, i ricatti della malavita, i ricoveri in ospedali e manicomi. Dando forma a un'epopea che si dipana lungo mezzo secolo di storia d'Italia, Andrea Pomella scrive il romanzo avventuroso di quattro esistenze indimenticabili, capaci di toccare con mano - e restituirci - l'indifesa bellezza della vita.

380 pages, Kindle Edition

First published January 1, 2025

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About the author

Andrea Pomella

15 books22 followers
Sono nato a Roma quando c’erano gli anni di piombo. Ho pubblicato monografie su Caravaggio e su Van Gogh, il saggio sulla povertà 10 modi per imparare a essere poveri ma felici (Laurana, 2012) e il romanzo La misura del danno (Fernandel, 2013). Una volta ad Ales mi hanno dato il premio Gramsci per un racconto di guerra. Io ne vado molto fiero, Gramsci non so.

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Displaying 1 - 7 of 7 reviews
Profile Image for Orsodimondo.
2,471 reviews2,451 followers
January 11, 2026
GENIO E SREGOLATEZZA


La foto di copertina e le due che seguono sono di Mauro Sciambi.

Andrea Pomella per me è una garanzia: questo è il suo quinto libro che leggo e li ho apprezzati davvero molto tutti e cinque.

Qui sceglie di raccontare la storia (romanzata) di quelli che furono definiti “i ragazzi di Piazza del Popolo” per la loro prolungata abitudine di riunirsi al caffè Rosati sulla piazza, al punto che il bar lo definivano ‘il nostro ufficio’. [La prima banalissima riflessione è che evidentemente a quell’epoca - anni ’60 e ’70 - i prezzi da Rosati erano più abbordabili, visto che da tempo è diventato luogo da scontrini esosi].



I ragazzi di piazza del Popolo erano soprattutto Francesco Lo Savio, il primo ad abbandonare la compagnia (1935-1963) suicidandosi in una camera d’hotel a Marsiglia.
Gli altri, i veri protagonisti, sono Mario Schifano (1934-1998, nato in Tunisia), il più celebre; Franco Angeli (1935-1988), con la sua lunga e burrascosa storia d’amore con Marina (Lante della Rovere e poi Ripa di Meana); Tano Festa (1938-1988) fratello minore di Lo Savio, stessi genitori, ma Francesco prese il cognome dell’uomo a cui sua madre era sposata, Tano invece quello del padre biologico.
Erano prima di tutto pittori, anche se hanno bazzicato fotografia e cinema, è nella pittura, con i loro quadri che sono diventati celebri.
E ricchi: perché, nati tutti piuttosto poveri, diventarono così famosi e richiesti da potersi permettere lussi e sprechi. Proletari comunisti che fecero innamorare le principesse.

Anime combattute, quintessenza della definizione Genio e Sregolatezza, parafrasando il titolo di una all’epoca diffusa storia dell’arte, da “I maestri del colore” furono ribattezzati “I maestri del dolore”.
Ma dai loro tormenti, dalle loro ferite scaturì bellezza, generò Arte.



Pomella intreccia le vite, procede avanti e indietro nel tempo senza apparente ordine, segue i suoi ‘eroi’ in giro per il mondo, e mette insieme un romanzo molto bello che fa pensare a quelli d’avventura. Senza trascurare l’epica.
Questa bella e trascinante e commovente lettura racconta la vera Dolce Vita di Roma. I nostri quattro in pratica rappresentano il brat pack di Roma nell’ultimo periodo di fulgore della capitale.
E soprattutto i nostri tre – perché Lo Savio uscì di scena molto presto - diventarono autentiche rock star, con Schifano che frequentava i Rolling Stones e si contendeva con Mick Jagger (1943, l’ottantaduenne più atletico e agile e resistente della storia dell’umanità) l’amore di Marianne Faithfull (1946-2025).
Sesso, droga, rock&roll e arte: dipingevano, bevevano, pippavano, si sparavano in vena, scopavano a ritmo frenetico. Vite di successo ma esistenze inquiete, irrequiete, agitate, dolorose, frequentate da demoni. Dalla polvere alle stelle, dalle stalle alle stelle, andata e ritorno considerato come muoiono.
Vite in costante sballo. E un piacevole sballo è anche leggere questo bel libro.


Da sin Franco Angeli, Tano Festa, Mario Schifano.

Profile Image for piperitapitta.
1,057 reviews472 followers
August 9, 2025
L’estasi e il tormento
Che magnifico libro che ha scritto Pomella!



Festa, Angeli e Schifano.

"Per anni li hanno citati insieme, come una cantilena. Erano quelli di Rosati*, i pittori popolari, nella duplice accezione: famosi e al contempo figli del popolo. Non dominavano solo la scena dell’arte, ma anche quella della mondanità, erano i pittori comunisti che folleggiavano con le principesse, bocconi succulenti per i paparazzi, giornalisti da rotocalco, inventori di nuove mitologie pagane. E loro non si sono sottratti, hanno fatto tutto alla luce del sole mettendo in pratica la loro idea di libertà, vivendo a rotta di collo, disinvolti e sfacciati, ma con in testa una priorità, che per tutti e tre ha sempre e solo riguardato la pittura. I critici più sofisticati li hanno blanditi, i mercanti li hanno spremuti, i collezionisti lo hanno braccati. Loro hanno guadagnato soldi, in certi anni profusamente, mai però abbastanza per il loro reale valore. A ogni modo hanno finito per sperperare tutto, come se sempre nel loro inconscio prendesse il sopravvento l’idea che la ricchezza è il vero scandalo dell’uomo.”




Che non è solo l’ora blu che segue il tramonto, ma è anche quella livida dei vicoli e dei fallimenti, della droga e della malavita e della morte, dei falsi d’autore e non, così come l’oro non è solo quello della luce che riflette sui palazzi di Roma e del successo che a un certo punto arriva e ne illumina le esistenze, ma anche il lusso sfrenato nei palazzi nobiliari e nei nightclub, quello dello sfoggio di orologi e gioielli e di pellicce e Rolls Royce; sono le luci e le ombre di una Roma madre e matrigna, sbagliata e puttana come cantava Luca Barbarossa in una canzone di tanto tempo fa, lo stesso cantante, però, che ci invitava a guardare quant’era bello il cielo a Via Margutta quando è sera. Via Margutta, la strada dei pittori di Roma e delle loro botteghe, a guardarlo adesso non sembra vero che sia lo stesso cielo dei bombardamenti, dei pittori dei giovani poeti e dei loro amori consumati di nascosto in un caffè…


Franco Angeli


Mario Schifano


Tano Festa


e Francesco Lo Savio (che di Tano Festa era il fratello)

Splendido romanzo biografico sulle magnifiche sorti e progressive di Mario Schifano, Franco Angeli e Tano Festa. Ma anche di Francesco Lo Savio, Sandro Penna e Marina Lante della Rovere. E Roma, da Via Margutta al Caffè Rosati di Piazza del Popolo, a quella più popolare di San Lorenzo e di Monti, o periferica di Cinecittà o del Quadraro, o dai confini dell’”impero” a Homs, nacquero e crebbero, tre ragazzi destinati a fare scuola (della cosiddetta “Scuola di Piazza del Popolo” fanno parte, e ne sono fondatori, Tano Festa, Franco Angeli, Mario Schifano e Francesco Lo Savio), a vivere nell’oro e nel blu.
Tra le comparse, con e senza copione, personaggi della scena culturale dell’epoca come Jack Kerouac, Giuseppe Ungaretti, Pierpaolo Pasolini, Renato Guttuso, Mick Jagger, Andy Warhol.


“Una sera, dopo aver vagato per Via del Babuino, raggiungono la chiesa di Santa Maria in Montesanto. Schifano indica il palazzo che sovrasta il caffè Canova, la luce tenue dell’ultimo sole stende sulla facciata una gradazione caldissima e millimetrica, un vago color petalo di rosa apricot che dà l’impressione che i palazzi siano di velluto. - Guarda quel colore - dice ad Anita. - Guardalo bene, Se c’è una cosa che puoi trovare solo a Roma e da nessun’altra parte è quel colore. E quella luce, così morbida e diffusa. I fotografi la chiamano «l’ora d’oro». È un gioco che fa il sole quando è all’angolo più basso del cielo e i suoi raggi attraversano una quantità maggiore di atmosfera prima di colpire la superficie terrestre. La puoi vedere ovunque, ma qui si scioglie nelle tinte dei palazzi dei tetti, ne, travertino e nel laterizio a cortina. Per questo è un colore così speciale. Solo che quella luce e quell’oro durano pochissimo, cinque minuti, poi tutto svanisce e al suo posto arriva «l’ora blu», quella dell’ombra e del crepuscolo, l’ora che anticipa la notte fonda.”


(In progress, perché la lettura di questo romanzo ha stimolato tante altre ricerche e ogni tanto tornerò ad aggiungere qualcosa)

*[io tra Rosati e Canova, istintivamente ho sempre preferito Rosati, e ora, nonostante non sia una pittrice e il Liceo Artistico di Ripetta lo abbia solo sfiorato nell’anno conclusivo e integrativo, capisco perché]
Profile Image for Tiziano.
99 reviews
July 3, 2025
Comprato per caso alla Feltrinelli di Largo di Torre Argentina, si è rivelato un romanzo affascinante, che si distingue per la capacità di restituire con straordinaria intensità non solo i percorsi esistenziali e creativi di Mario Schifano, Franco Angeli e Tano Festa, figure centrali e ineludibili della Pop art italiana ed europea, ma soprattutto per la forza evocativa con cui riesce a ridare forma, luce e sostanza a una Roma che non esiste più (gli anni sessanta ormai sembrano lontanissimi). Una città mitica, sospesa tra rovine e fermento, dove l’arte era ancora intrinsecamente legata alla strada, alla possibilità concreta di mutare il mondo attraverso il gesto pittorico e l’attraversamento dei quartieri. Qui Pomella ha composto un mosaico narrativo che, pur muovendosi con consapevolezza tra dati storici, episodi e aneddoti, relazioni, non cede mai alla cronaca, ma trasfigura: la Roma del dopoguerra, febbrile e piena di promesse, popolata da artisti, scrittori, galleristi e intellettuali che si incontrano nei bar, negli studi e nelle notti lunghissime in cui l’arte e la vita sembravano ancora inseparabili, prende vita sulla pagina come un organismo palpitante e bellissimo. Il merito più profondo del libro, oltre ogni giudizio di gusto sull’operato artistico dei suoi protagonisti, è quello di saper raccontare una città come corpo vivo, scenario ma anche soggetto, intrecciando la parabola di quegli artisti, tra slanci, riconoscimenti internazionali, cadute e marginalità, con le sue trasformazioni urbanistiche, sociali e simboliche: le strade, i rioni, le luci che sfumano tra l’oro e il blu, colori effimeri e rivelatori che danno il titolo al libro e che condensano, in un’immagine tanto precisa quanto poetica, l’idea stessa di ascesa e declino, di istanti che si imprimono nella memoria collettiva come echi di qualcosa che è passato troppo in fretta e che solo la letteratura può restituire in tutta la sua struggente complessità.
Profile Image for Tittirossa.
1,062 reviews339 followers
October 29, 2025
A parte il bel titolo, il libro è abbastanza deludente.
Oggettivamente, il mio giudizio è un pre-giudizio, visto che le vite di sti tre tipi (Schifano, Angeli, Festa) mi generano tra il disgusto e il rigetto. Schifano si pippa l’impossibile, Angeli si fa di brutto, e Festa è lo sfigato globale.
Sarà che non sono mai stata vittima del genere “belli e dannati”, che épater les bourgeois in genere mi fa drizzare le antenne del non-conformismo di facciata, ma tutta questa energia incanalata in bevute e mazzate (generalmente alle donne) mi sembra un bel catalogo di schizofrenici.
Interessante per comprendere un capitolo di arte italiana del dopoguerra, utile per inquadrare meglio le vite della Ripa di Meana e della bionda compagna di Guttuso (che vedo colpevolmente trascurate dai programmi del pomeriggio, non che io abbia tempo di vedere i programmi del pomeriggio). Però, cercare di avere uno stile non significa avere uno stile. Anche perchè si fa fagocitare dalle vite disgraziate di sti tre, perdendosi per strada.
Profile Image for Artù.
225 reviews7 followers
May 12, 2025
È un romanzo biografico. Bello e sontuoso. Compre grande parte della nostra Italia dagli anni trenta a fine anni Novanta.
Di chi sono le vite nell’oro e nel blu? Il romanzo segue le storie e le vicende di quattro artisti, Mario Schifano, Franco Angeli, Francesco Lo Savio e Tano Festa. La città cardine intorno cui ruota tutto è Roma, magnifica, brulicante di vita ma la tempo stesso terrifica. Nel corso del romanzo vengono portati alla luce i caratteri di questi quattro amici, di questi quattro artisti coi loro pregi ed i loro umani difetti. Viene romanzato tutto il mondo che gravita attorno alla loro arte, sono menzionati Ungaretti, Pasolini ed gli Stones.
Perché vite nell’oro e nel blu? In fotografia l’ora d’ora è il momento della giornata in cui i raggi del Sole impiegano più tempo ad attraversare l’atmosfera a causa della loro inclinazione; in quel periodo, che dura pochi minuti, la luce assume una consistenza particolare quasi dorata, uno spettacolo magnifico ma che annuncia anche i toni blu e pensosi della sera e delle tenebre. Il romanzo segue questo schema, descrivendo il periodo d’oro dei quattro artisti e successivamente il loro periodo blu.
Per il romanzo l’autore ha scelto un ordine cronologico non rigido, quindi si viaggia tra gli anni. Ogni titolo di capitolo menzioni i luoghi che hanno fatto da palcoscenico alle vicende. Chi è di Roma apprezzerà maggiormente questo lavoro.
Il romanzo nel suo insieme è sontuoso, condotto benissimo, ci si affeziona ai personaggi. Il lavoro dello scrittore deve essere stato enorme, specialmente per le fonti.
Promosso a pieni voti.
Profile Image for RaccontareRosi.
89 reviews8 followers
April 19, 2025
Così. Appena chiuso. È davvero insuperabile. Un romanzo scritto così bene, che è anche difficile trovare parole diverse. Leggetelo. Se non sapete chi erano Mario Schifano, Tano Festa, Franco Angeli e Francesco Lo Savio Lo scoprirete da queste pagine. Facendo un applauso allo scrittore che ha saputo raccontare quattro personaggi rendendoli più vicini, di nuovo umani..
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