Lungo il confine dell'Occidente si consuma la più grande sfida del mondo contemporaneo. Respingimenti, muri, filo spinato. Ma i confini sono davvero uguali per tutti?
In nome dei confini, gli stati nazionali hanno trascinato il mondo in conflitti sanguinosi. Per ridisegnare quelle linee, spesso stabilite in modo arbitrario e senza considerare il bisogno di autodeterminazione dei popoli, ci sono state insurrezioni, guerre civili e atti di terrorismo. E oggi il concetto di "confine" è al centro del dibattito pubblico, tanto da monopolizzare ogni campagna elettorale sia della destra nazionalista sia della sinistra più dobbiamo accogliere i migranti che spingono lungo le frontiere dell'Occidente o dobbiamo difenderci dall'invasione, dobbiamo salvare i più bisognosi o dobbiamo proteggere le nostre radici dalla commistione culturale? Ma mentre la politica si scontra sulla permeabilità delle nostre frontiere al flusso degli esseri umani, in nome del profitto garantiamo il movimento globale di merci, di capitali e di chi questi capitali li possiede. Vi sono, dunque, confini e aperti per chi ha privilegi di nascita e di censo, chiusi per tutti i poveri, i disperati, i profughi. Grazie alla sua esperienza da reporter, Valerio Nicolosi ci fa camminare lungo tutto l'orlo del mondo davanti al fiume che divide Grecia e Turchia, attraverso la Rotta balcanica, sulle imbarcazioni di fortuna che provano la traversata del Mediterraneo, lungo il confine che dall'Ucraina alla Finlandia delimita la "fortezza Europa", fino ad arrivare al muro che circonda la Palestina. Attraversare i confini con Nicolosi significa osservare il nostro mondo con gli occhi dell'altro, con lo sguardo di chi si ritrova dalla parte sbagliata del confine.
Non il libro che mi aspettavo ma comunque molto bello. Il libro si concentra solo sui confini europei con qualche digressione su alcuni confini asiatici e africani.
Media tra le quattro stelle della prima parte, le zero stelle della seconda, meno una stella per la voce piatta e poco coinvolgente dell’audiolibro.
La prima parte, giornalistica, fattuale, in cui l’autore testimonia quanto visto lungo le rotte migratorie e i dialoghi con le persone migranti ed emigrate è ben scritta e ogni passaggio è ben argomentato. Nella seconda parte (diciamo dall’Ucraina in poi) questo “racconto” di fatti oggettive e testimonianze di sopravvissute lascia spazio a retorica politica con cui l’autore cerca di inculcare i soliti messaggi che da anni sentiamo ripetere da ogni dittatore in giro per il mondo: - Parlare di espansionismo ad est della NATO “dimenticarsi” di dire che la NATO è un’associazione di mutua difesa a cui governi democraticamente eletti di Stati con ordinamenti democratici, CHIEDONO di unirsi e vengono accettati con votazione democratica; - Tacere del fatto che il motivo per cui questi Stati chiedono di aderire alla NATO è l’espansionismo (non democratico) a Ovest del wannabe rinato impero Russo con sovvenzione ai dittatori, omicidi extragiuziali (aspetta, ma questo libro non doveva parlare di confini?), repressione del dissenso e fucili spianati; - Dimenticarsi di tutte le volte in cui le stesse cose trattate nel libro sono state fatte fuori dai confini (ma guarda un po’?) dell’Occidente politico: Cina, Cuba, Cecenia, Georgia, Crimea, Transnistria, Rwanda, Sud Sudan, e chi più ne ha più ne metta.
In sintesi: questo non è un libro giornalistico. L’autore cerca di usare una maschera di oggettività data dalle testimonianze iniziali come grimaldello per inculcare la propria visione politica parziale e partigiana. Le tesi non si sviluppano sulla base dei dati, sono precostituite e viene fatto cherry picking mostrando solo quei dati che le avvalorano. Evitate di sprecare soldi e tempo che è meglio.
Il libro è molto breve e divulgativo. È come se facesse una fotografia dei confini più delicati per i diritti umani che abbiamo intorno a noi: il mar Mediterraneo, l'Europa dell'est, il confine occidentale della Russia, quello tra Israele e Palestina. Territori nei quali l'autore, reporter, ha lavorato in prima persona e ha parlato con le persone che li attraversano.
È interessante, in particolare sono interessanti i racconti e le parole delle persone; ma ho avuto la sensazione che tutto rimanga troppo breve e superficiale, soprattutto l'analisi storica e politica delle diverse situazioni. Non so se si tratti di una scelta di Utet per questa collana. Un'altra cosa che ho notato con dispiacere sono i numerosi errori di battitura, come se non fosse stata fatta una rilettura attenta.
uno dei giornalisti migliori e più intellettualmente onesti che lavorano in Italia - peccato per la chiusura frettolosa sul significato di confine, ma per l'appunto, è un reporter e non un filosofo, quindi va bene così.
Un saggio molto interessante, che ha come filo conduttore il tema dei confini, che viene trattando illustrando le problematiche attuali relative allo flussi migratori e ai conflitti. L’illustrazione di discussioni politiche si alternano a testimonianze dirette dell’autore, più volte fisicamente presente sulle rotte dei migranti (si parla soprattutto di rotte balcaniche, Mediterraneo e del confine italo-francese). Si dedica anche una parte all’invasione dell’Ucraina (e alle conseguenze negli equilibri europei) e al conflitto tra Israele e Palestina. Un testo molto forte, soprattutto per le testimonianze dirette delle persone che devono lasciare i loro paesi per viaggi che molto spesso non arrivano a destinazione e che vivono soprusi e sofferenze inimmaginabili per noi che viviamo nel privilegi, nei nostri contesti di pace e di comodità.
"Il confine non è solo una linea che divide "noi" da "loro", che definisce un paese, una comunità o un’identità. È un progetto politico, è un tema sul quale si costruiscono intere carriere politiche, oltre che programmi elettorali."
Una lettura scorrevole che però non scorre via e resta impressa. Resta impressa nei racconti delle testimonianze raccolte dall'autore che è un giornalista che si occupa di questi temi politici con tanta passione. Una delle cose che mi porto dietro è come si è evoluto il concetto di accoglienza, che ad oggi si è trasformato in una lotta immorale per mantenere il confine, soprattutto quando i rifugiati vengono da paesi subsahariani e medio orientali. Consiglio di leggerlo a chi vuole capire un po' di più del nostro tempo.
Un'introduzione davvero semplice e molto accessibile all'argomento per chi non ne ha mai letto. Sicuramente un titolo che consiglierò in ambito scolastico. Personalmente non ci ho trovato nozioni nuove ma è stato comunque interessante leggere le riflessioni dell'autore così come le storie delle persone incontrate lungo i confini.
Ben scritto. Alcune parti del libro sarebbero da incorniciare ma il voto non può superare le tre stelle. Il capitolo sull'Ucraina è da rivedere, non ho condiviso certi aspetti della narrazione.
Libro che sistemizza il concetto di confine nel mondo moderno, mettendoci di fronte alla grande ipocrisia europea, spazio aperto dentro per noi privilegiato ma Fortezza Europa per troppi.