Scrivere è difficile. Scrivere thriller investigativi è MOLTO difficile.
Questo perché il thriller investigativo (il nipote dal taglio più cinematografico del classico giallo), di per sé, contiene già degli stilemi immediatamente riconoscibili al pubblico. C'è sempre uno o più criminali (in genere serial killer) a cui uno o più investigatori daranno la caccia e che alla fine riusciranno (o non riusciranno) a catturare. Inserire, a volontà, un finale a sorpresa.
L'avvento del cinema e delle serie TV non hanno fatto altro che radicare ancora di più questi stilemi al punto di farli diventare degli stereotipi. Provate ad andare in libreria, comprate una ventina di thriller a caso e portatemene uno che non abbia una trama simile a quella che ho appena descritto.
Vabbè, quindi i thriller sono tutti uguali? NO! La differenza tra un thriller e l'altro la fanno i dettagli che, come è risaputo, è dove si annida il diavolo.
Se vuoi fare un buon thriller, in sostanza, non c'è bisogno di reinventare la ruota, devi riuscire soltanto a riempire la tua storia di dettagli che la caratterizzino e la facciano brillare nel mare magnum delle zozzerie gialle da quattro soldi. E scrivere dei bei dettagli non è per niente facile. Lo scrittore di thriller, al pari forse dello scrittore di hard sf, deve fare un enorme lavoro di ricerca per poter raccontare al lettore una storia particolareggiata e credibile. Sei uno scrittore di thriller e vuoi, per esempio, presentarmi il classico enigma del delitto geniale nella stanza ermeticamente chiusa? Benissimo! L'importante è che il tuo delitto sia veramente geniale, che l'investigatore riesca a mettere nel sacco l'assassino con uno stratagemma verosimile e che il finale a sorpresa, se c'è, sia credibile e affascinante. Il tutto è possibile solo e soltanto se i dettagli inseriti nella storia sono attinenti alla realtà. Altrimenti, non stai scrivendo un thriller o un giallo, ma una parodia del genere.
E qui veniamo a noi: Donato Carrisi ha scritto una parodia del thriller investigativo. Involontariamente.
Di seguito, una serie di castronerie presenti nel libro al posto dei già succitati "dettagli verosimili", da qui in poi considerate questa recensione gonfia di
SPOILER!
SPOILER!!
SPOILER!!!
- I bravi investigatori trovano (per caso) una bimba morta nel portabagagli della macchina di un pedofilo.Il cadavere si trova all'interno di un sacco di plastica che, a causa della decomposizione, ha aderito alla pelle. Il medico legale incaricato dell'autopsia impiega decine di minuti per staccare il sacco dalla pelle del cadavere per non rischiare di scuoiarlo. I bravi investigatori notano che l'omicida ha ricomposto il cadavere, lo ha pettinato, ecc. Il loro commento: "l'ha fatta bella per noi". Certo...peccato che quel genio del serial killer abbia ficcato il cadavere in una busta di plastica che rischiava di trasformare la sua opera in un incrocio tra Freddy Krueger e una prugna secca.
- I bravi investigatori vanno a perquisire la casa del pedofilo accusato di omicidio (che nel frattempo si è suicidato in carcere perché OPS! qualcuno si è dimenticato di controllare che non lo faccia...) e in meno di una mattinata riescono a scoprire quasi tutto sulle sue abitudini internettiane. Come? La parola a Carrisi, che ha il coraggio di mettere in bocca al suo bravo investigatore le seguenti parole (vi giuro che sto copiando paro paro quanto scritto nel libro, non mi sto inventando niente):
"Ho chiamato la società titolare del server e mi hanno dato una lista di pagine web visitate negli ultimi sei mesi. [...] A quanto pare aveva una passione per i siti dedicati alla natura, ai viaggi e agli animali. E poi acquistava in rete roba d'antiquariato e, su ebay, soprattutto farfalle da collezione."
Ora, sarà che sono un tecnico informatico, ma a quel "ho chiamato la società titolare del server" sono quasi morto dal ridere. Secondo Carrisi, esiste "un server" gestito da una fantomatica società che tiene in caldo i log di navigazione di...boh, praticamente tutto il mondo e a cui la polizia può semplicemente rivolgersi per avere non solo i dettagli di navigazione, ma anche gli acquisti che ha fatto su ebay! Giustamente, perché la Polizia Postale si scomoda ad aprire siti civetta o opera sotto copertura nelle chat line per scoprire i pedofili. Basta fare una telefonata alla società titolare del SERVER!
- Non è dato sapere se i bravi investigatori utilizzino lo stesso stratagemma (il SERVER!) anche per ottenere vita morte e miracoli del povero signor Kobashi, un povero Cristo che dopo essere tornato da una vacanza di tre settimane con la famiglia torna a casa e ci trova il cadavere in putrefazione di una bambina. Fatto sta che, in poche ore, pur essendo chiaro a chiunque che il povero Kobashi è l'uomo meno sospettabile del mondo, dato che in questo caso ha più alibi del Papa, riescono, sempre in poche ore, a scoprire che ha un conto off-shore in cui inguattare i risparmi evadendo le tasse, che partecipa ai tornei di golf come semiprofessionista e che la moglie lo cornifica con un suo amico. Il tutto, per uno che non è neanche un sospettato. Violazione della privacy? Noooo, perché!?
- I Gress, i dirimpettai del povero Kobashi, inoltre, sono stati tenuti prigionieri da un maniaco omicida per sei mesi. Ma nessuno si è mai accorto di niente. La motivazione? Scrive Carrisi:
"Gli unici parenti della Gress vivevano lontano."
Certo. Due bambini mancano da scuola per sei mesi, ma nessuno si è chiesto niente. Niente.
I parenti? Gli amici? Nemmeno una telefonata. Eh, ma i parenti vivevano lontano. Tipo su Saturno.
- I Gress, che evidentemente stavano sulle palle a tutti dato che nessuno li ha cercati per sei mesi, sono infine stati fatti a pezzi con una motosega. Ma nessuno ha sentito niente. I Gress abitano in un centro residenziale deluxe con telecamere e guardie private. Non immagino nemmeno quanto ci voglia per fare a pezzi tre persone con una motosega, immagino delle ore, ma stranamente nessuno si è chiesto perché si sentivano rombi di motosega da casa Gress, ma è risaputo, quei Gress che sono spariti per sei mesi sono un po' strani. Hanno i parenti su Saturno.
- Sempre riguardo ai Gress, il bravo tecnico di laboratorio, alleato stretto dei bravi investigatori, scopre qualcosa che non va in una stanza e chiama tutti a raccolta. Nella stanza non c'è niente, ma se spruzzano il luminol la troveranno completamente imbrattata di sangue. Il luminol serve a evidenziare le tracce di sangue che sono state cancellate ma, come sottolinea Carrisi, non rimane in eterno, agisce per solo trenta secondi dopodiché è praticamente inutilizzabile perché anche spruzzandolo di nuovo non torna a rendere fosforescenti le macchie di sangue. Il tecnico non ha ancora spruzzato il luminol quando chiama i bravi investigatori...quindi come fa a sapere che ha scoperto qualcosa? Boh.
Fatto sta che i muri della stanza (una stanza di 20 metri quadri, come sottolinea Carrisi) sono interamente spruzzati di sangue. Anche il soffito presenta degli schizzi di sangue "come una notte stellata", dice Carrisi. Ora, posto che in un corpo umano di 70 chili ci sono più o meno 5 litri di sangue e che i Gress contano una madre e due bambini, quanto cacchio di sangue hanno dovuto cacciare fuori per poter colorare interamente i muri di una stanza? Non posso sostenere la mia tesi con i fatti, ovviamente, ma sono abbastanza sicuro che nemmeno mettendo tutto il sangue in un secchio e utilizzando un pennello sia possibile farlo. Anche senza scervellarsi troppo, si tratta di una castroneria.
Faccio il pignolo, secondo voi? Ancora una volta: DETTAGLI! I dettagli sono importanti, altrimenti la credibilità se ne va a donnine allegre.
- Il sempre bravo tecnico di laboratorio trova una gran quantità di tracce del killer dei Gress. E dice:
"C'è tanto di quel DNA da poterlo addirittura clonare!"
Usti! E quanto DNA ci vorrà per clonare un uomo?
Dalla pagina di Wikipedia sulla clonazione della pecora Dolly: "Tramite tale metodo Dolly è stata clonata nel 1996 a partire da una cellula somatica di una pecora donatrice di 6 anni."
A quanto pare, non c'è bisogno di un secchio di DNA per poterlo clonare. Eh, ma sono bravi questi bravi tecnici di laboratorio!
- Il killer dei Gress è uno squattrinato che vive in una discarica con il rischio di morire a causa del percolato. La polizia lo scopre e lo stringe d'assedio, ma il bravo killer si è barricato dentro casa con dei fucili e ha tappezzato la proprietà di mine antiuomo. Ripeto: di mine antiuomo! Dove le ha prese? Al...boh, mercato nero delle tribù africane? Quanto gli sono costate?
Solo per oggi, ai supermercati Carrisi, c'è il 3x2 sul latte intero e sulle mine antiuomo! Affrettatevi!
- Torniamo al povero Kobashi. Il killer deve aver utilizzato un bello stratagemma per mettere il cadavere della bambina in una casa che si trova in un centro residenziale per ricconi pieno di telecamere. Non solo, c'è tornato parecchie volte perché ha studiato l'altro killer, quello dei Gress, per mesi. I nostri hanno un'intuizione:
"Esatto!" Tuona il criminologo cervellone, "Perché lui ogni volta ha oscurato le telecamere con un piccolo blackout."
Ecco fatto! Un piccolo blackout al giorno e nessuno si accorge di niente. Oh, uno piccolo eh! Che ci vuole!
Voglio fermarmi qua con la mia analisi, ma vi assicuro che questo romanzo è pieno di incongruenze, conti che non tornano e plateali castronerie assortite come quelle che ho appena menzionato.
Scusate se me la prendo tanto, ma finire questo libro è stata veramente un'agonia. I personaggi sono banali e stereotipati, i serial killer scialbi, i metodi di investigazione sono semplicisti quando non addirittura bambineschi. Vi basti sapere che in un caso i bravi investigatori si affidano a una medium e in un altro all'ipnosi.
E' difficile scrivere dei bei thriller.
E Carrisi non ce l'ha fatta.