«Una storia semplice che commuove e fa ridere, con parole affilate come colpi di zappa». Viola Ardone
Macaco vive da solo, chiacchiera con le sue gatte e non riesce a dimenticare la donna che ha amato. Con Bestemmia e lo Zitto, «amici da bullone», muove la terra a mano nel suolo duro della Valle d'Aosta. La domenica, quando la terra riposa, passa dai campi di patate a quelli da basket. «Tu non confondi le parole, tu confondi la vita», gli dice qualcuno. E per confondersi di meno, Macaco comincia a raccontare. Con una lingua viva, che ci fa commuovere e ridere nello stesso giro di frase. I suoi sono pensieri che arrivano al cuore delle cose, che emozionano, svelano, coinvolgono. Perché vengono dalla sua testa speciale e sono calati in un'epica contadina schietta, contemporanea, crudele e potente come la vita.
In Macaco c'è un mondo che si potrebbe credere lontano e che invece è più vicino che lo sa bene Simone Torino, che ha fatto il bracciante agricolo per anni. C'è la vita di uomini dalle poche parole ma scelte con cura. Ci sono i covoni di fieno vecchi, quelli che non si staccano, che somigliano a nuvole gialle. C'è la pietà per una gallina presa da un falco e mezza mangiata viva, nel volto di Macaco mentre cala l'accetta. E c'è Bestemmia, che beve come un animale e poi si mette a imparare la lingua dei segni per parlare con lo Zitto, che quando vuole comunicare «muove l'aria su e giù, con un ballo di dita e mani». Lavorando i campi insieme, Macaco, Bestemmia e lo Zitto si sono fatti fratelli. Bestemmia solca meglio del trattore, lo Zitto è maestro del diserbo e sa di dopobarba e sigarette, Macaco sembra sempre camminare in discesa. Ed è con questa vicinanza costruita più sulla presenza che sulle parole che affrontano ogni cosa. I problemi di Bestemmia, l'incidente dello Zitto, il rifiuto di una ragazza o i gesti eterni del raccolto. E poi la vicenda più grande di quella telefonata, prima dell'anno nuovo, con l'ordine di «concimare chimico, diserbare chimico, antiparassitare chimico». Loro tre sanno che la natura ci a volte è accogliente come i solchi per le patate, altre volte meno, come un terreno pietroso. Ma ci guadagni che i covoni sono nuvole, che diventi «schiavo di naso» del vento, il teatro dei gatti nel sonno, e due amici, di quelli che ti sanno pensare.
Nato ad Aosta nel 1979, inizia l’I.S.E.F., smette. Servizio civile al posto di militare. È stato operaio, ma anche apicoltore, anche giardiniere, anche animatore, anche elettricista (apprendista), insomma, anche altra roba. Si chiama Simone Torino e una volta l’ha dimenticato. Pubblicato su Colla-una rivista letteraria in crisi (il racconto Provvisorio), su inutile (racconto Il supplente), su follelfo (Una brava), su LÖK (Signore con cappello), pubblicato una silloge poetica dal titolo Scompensi e altre catastrofi (Forme Libere Edizioni), pubblicato L’anno delle B (END edizioni).
Semplicemente, il libro che volevo leggere in questo momento. Una storia semplice ma ricca. Una lingua arguta e personale. Tanti spunti da ricordare sorridendo. Gran bei personaggi. Bello, proprio bello.
Macaco, Zitto e Bestemmia sono i tre protagonisti del romanzo d’esordio di Simone Torino (in uscita nella collana Unici: una vita da braccianti in una Valle D’Aosta quasi incontaminata.
“Sventola il giornale: – Non siamo contadini. – Come no. – No. Braccianti agricoli, siamo. Lo dice il giornale. E fa vedere. Intanto lo Zitto è entrato, si china a leggere. Sorride, mostra il palmo, grigio, gonfio di calli. Gli spacchi interrati e ruvidi delle dita. Contadino, bracciante, agricoltore, le mani non cambiano.”
Una storia di amicizia, che fa ridere e al tempo stesso commuovere.
“Dico a Macchio di cosa, scusarmi, ho solo confuso le parole. – Tu non confondi le parole, tu confondi la vita, – dice lui. Non è colpa mia. Nella vita, ci passo obliquo. Tutto è storto di conseguenza.”
Un romanzo sul senso profondo della vita.
“ Al ponte, c’è qualche macchina. Qualcuno suona, qualcuno ride. Noi di schiena, loro normali. Io e Zitto, stanchi, guardiamo la strada andarsene. Sarebbe bello scappar via dai dispiaceri, lasciar giú le magagne, vederle sulla strada, diventare piccole, piccolissime. Mi giro verso lo Zitto, sillabo: – Chi è senza magagna scagli la prima pietra. Ce ne hai di pietre, te? A parte le ossa. Zitto si mette a ridere, batte la tempia col dito: tu sei matto. – Matto bene, però. Eh? Matto bene? Col braccio mi prende dal collo, torna a guardare davanti. Cioè, dietro.”
Un libro che è un piccolo gioiello di carta. Una lente di ingrandimento moderna e dalle tinte veriste per approfondire la microstoria quotidiana di Macaco, un contadino (o, come si suol dire, un "bracciante agricolo") valdostano.
Immedesimandosi nelle sue giornate, come se stessimo osservando monti e valli dal davanzale di un casolare di pietra e beole, si affrontano di volata e con una narrazione schietta e vivace temi tanto comuni quanto complessi quali l'amicizia, la solitudine, la compassione, l'etica del lavoro, la natura, il sacrificio, il rimorso, l'amore.
Un autore che terrò d'occhio in futuro. Questo è il suo primo romanzo: ha promesso bene e ha mantenuto ciò che ha promesso.
Cinque stelle. Non solo perché è una bella storia scritta con estrema ironia o perché ho scoperto che l' autore ha frequentato la mia stessa scuola e probabilmente l' ho pure incrociato nei corridoi dell' Itis di Verrès o perché cita modi di dire tipici valdostani (macaco per primo, ma anche cavagna, busa, zio banana...), ma soprattutto perché in queste pagine ci trovo tutto ciò che nel lontano 1989, appena arrivata dal Piemonte in Valle d'Aosta, non capivo, non sopportavo, non accettavo: la relazione con le donne o con il diverso o con l' alcol - sicuramente una questione sociale in questo territorio - , la relazione con la natura, con le parole - poche e solo quelle indispensabili -. Oggi, dopo aver vissuto la mia adolescenza in Valle d'Ayas, a contatto con molti Macachi e Zitti e Bestemmie, adoro come l' autore racconta della persone di montagna che sono proprio come le descrive e non, come leggo in alcune recensioni, un po' poco reali. No, no! Reali eccome, garantisco io! Che poi bisogna dire che c'è valle e valle in Valle d'Aosta; c'è la valle centrale, quella emancipata e cosmopolita, che va da Pont Saint Martin a Courmayeur e ci sono le valli laterali. Chi non abita nelle valli laterali non sa che davvero lì si vive di piccole cose semplici, di silenzi, molti silenzi! Bè, a distanza di 30 anni ancora li ho nel cuore quei silenzi...
3 e mezzo. Un libro furbetto, scritto bene in maniera finta naïf che, in stile italo-fiction, ama tratteggiare individui bruschi ma - sotto sotto - di buoni sentimenti come eroi risorgimentali. Si ha come un’impressione di edulcoratezza fittizia, ma il libro scorre con grande leggerezza, sfugge letteralmente fra le mani. Soffro l’atmosfera di maschilismo tossico di questi burberi manzi contadini, che fanno del codice d’onore e amicizia maschile il loro orgoglio e la loro forza, ma che ci dobbiamo fare. L’atteggiamento verso le donne è quello dell’italiano medio che pensa di essere illuminato: romanticone con la sua prescelta, condiscendente e giudicante con tutte le altre (che vengono chiamate con epiteti spersonalizzanti come “orecchini di luna” o “la rossa”, e descritte come saccenti o giudicanti, se non si sporcano le mani con la terra).
Divertente, forse un po’ compiaciuto nella convinzione di essere foriero di grandi contenuti.
È quel genere di libro che, quando incontri qualcuno che sai le/gli piace leggere, ti viene spontaneo raccontarglielo. Il come, dipende dalle pagine: a volte è dolce (quando lascia il naso in favore di fiore, o nella faccenda dell’allergia al polline al contrario), altre volte fa ridere (le banane lanciate ovunque, o la storia dell’aglio e dei carabinieri). Mi ci sono ritrovato dentro. Forse è anche per questo che l’ho odiato. E poi per quei punti infilati a mitraglietta, che gli danno un non so che di finto — ma non un finto bello, un finto di plastica.
Questo libro è un piccolo miracolo. La piccola storia di un bracciante agricolo e dei suoi colleghi Zitto e Bestemmia, e il lavoro duro e amato, fra alcolismo, disabilità e follia. La sua storia fra amici, ragazze, partite di pallacanestro, pub e pizzeria, sogni di scrivere. Fra echi di Steibeck e Qualcuno volò sul nido del cuculo, un libro vero, commovente e divertente, senza retorica, pieno di purezza e di poesia.
Macaco è un agricoltore che lavora i campi assieme agli amici dei nomi un po' particolari: Bestemmia e Zitto! In questo breve romanzo non accade nulla di particolarmente rilevante;si affronta il tema del duro lavoro della terra, lo sfruttamento da parte dei proprietari terrieri, le difficoltà relazionali del protagonista e poco altro. Lo stile di scrittura risulta un po' particolare e, senza dubbio, originale. Tuttavia, proprio per questo motivo, non sono riuscita ad apprezzarlo appieno.
Libro molto scorrevole anche grazie ai capitoli brevissimi ma voglio attribuire questa scorrevolezza all'intesa che si sviluppa tra il protagonista (o i 3 protagonisti) e alla loro vicinanza con la terra, con la praticità, non servono parole in certi ambienti quanto sguardi, sbuffi o silenzi. Consigliato!
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"Ai mattini sono abituato, alle sere no. E adesso, col campanile che batte lontano, mi accorgo che in questa neve, l'aria, e aria di vetro. Tutto È così vero che sembra finto. Si accende nello stomaco, e scoppietta." Un libro che definisco strano ma vero, schietto e semplice come la storia che racconta.
Stupendo. Dei libri contemporanei più belli che io abbia mai letto. Linguaggio preciso, concreto e al tempo stesso poetico che propone, attraverso il racconto della vita quotidiana, riflessioni sulle questioni umane di sempre e anche su quelle che oggi ci toccano di più.