Io speravo davvero che questo libro mi piacesse. Insomma, le premesse erano davvero fighe: retelling di Orgoglio e Pregiudizio ambientato nel mondo dell’editoria ai nostri giorni e pure genderswap (Darcy è una lei, Elizabeth è un lui). Sembrava scritto apposta per me. E invece…
Do un paio di meriti a questo libro:
1) mi ha fatto uscire da un blocco del lettore che durava da quasi un mese;
2) le idee per le trasposizioni in chiave moderna delle scene chiave del libro originale sono fighe. Il Reggimento che diventa uno show televisivo, per dirne una.
Purtroppo il resto di questo libro è un po’ come guardare un incidente ferroviario. Non riesci a staccartene, ma diventa sempre più raccapricciante.
Partiamo dallo stile. Non so chi ha pensato che fosse una buona idea usare uno stile arcaizzante per un romanzo ambientato in epoca moderna, ma non lo è. Davvero, fosse stato ambientato agli inizi dell’800 come la storia originale avrei capito (anche se comunque meh, perché lo stile è proprio discutibile), ma così non ha proprio senso. Anche perché è pure scritto in prima persona, con doppio pov (pov di William Bennett e pov di Eloisa Darcy). I due personaggi onestamente si esprimono esattamente nello stesso modo. Non ci sono sfumature di stile passando da una voce all’altra.
Inoltre lo stile non è solo arcaizzante, è anche stucchevole. Frasi melense, dialoghi raffazzonati e poco realistici. E non capisco il motivo di questa scelta.
Passiamo ai personaggi. Che purtroppo sono macchiette senza una vera personalità. Il loro carattere non è ben definito, ma è una banderuola che si muove a seconda di come è necessario per la trama. E sembrano dei 15enni in preda agli ormoni e con problemi di gestione della rabbia. I pretesti per i litigi di Will ed Eloisa sono spesso inconsistenti, sono solo loro che si urlano addosso o si scambiano frasi sprezzanti perché sì. Perché loro si odianoTM perché hanno avuto un’incomprensione a 14 anni (incomprensione che si poteva risolvere con un’unica conversazione adulta quando si rivedono 12 anni dopo. E invece no, figuriamoci!). Io amo il miscommunication, ma qua è davvero pretestuoso.
Inoltre non c’è davvero niente di Darcy in Eloisa e di Elizabeth in Will. In modo particolare mi secca che Eloisa debba essere “stronza” e “algida” quando il Darcy originale è un introverso che non sa comportarsi nelle situazioni sociali, sottone e pure autistic coded. E vabbè.
Anche i personaggi secondari sono deboli. E soprattutto esistono solo in funzione dei protagonisti. Basti dire che all’inizio Will sta tornando a casa con Charlie Lucas, il suo migliore amico… e poi Charlie non viene quasi più nemmeno nominato per tipo 100 pagine. Io basita.
Wickham è un personaggio inutile (davvero, ne potevamo fare a meno, sta lì solo per giustificare il fatto che Eloisa non tornerà con Duncan, il suo ex super devoto che è il vero terzo lato del triangolo amoroso e di cui nessuno sentiva il bisogno. Duncan è un ostacolo così pretestuoso che alla fine inficia la narrazione invece di arricchirla).
Poi una cosa che vorrei capire è perché TUTTI i personaggi femminili (tranne Eloisa, ovviamente) sono così “sessualmente libere” (con tanto di giudizio negativo di sottofondo, però). Chantal Bingley, Emma Richmond, Jasmine Wickham, la signora Bennet… Ma ne avevamo davvero bisogno? È per far risaltare il fatto che invece Eloisa non lo fa da un botto, da prima ancora di lasciare Duncan e che lo fa con Will solo perché Will è “inevitabile”? Oppure cosa? Vorrei davvero capire…
Un’altra cosa che mi perplime è perché TUTTI i personaggi hanno cambiato sesso tranne la signora Bennet. Ma perché? A parte perché è la svampita che scrive romanzi rosa brutti che nessuno compra. (Che poi potenzialmente la signora Bennet è forse il personaggio più interessante, se solo fosse stata gestita bene, sigh.)
(Okay anche il signor Lucas è rimasto il signor Lucas, ma lui è francamente irrilevante nella storia.)
Ah e a proposito non fatemi parlare della storyline editoriale perché c’è da mettersi le mani tra i capelli. Cioè, Will è un avvocato (okay ha una laurea in letteratura, ma appunto in letteratura, NON è un editor, non ha studiato come editor, non ha mai editato NULLA in tutta la sua vita) eppure è l’unico che riesce a editare e fare da ghostwriter all’autore simbolo di una generazione, uno degli ultimi veri AutoriTM. E l’AutoreTM è felicissimo della cosa, nonostante Will l’abbia minacciato con una pistola giocattolo (sì, quella parte è veramente delirante, mi dispiace. Non ho capito perché non ci poteva semplicemente parlare con sto tizio, come una persona normale), rubato (sì, tecnicamente glielo ha dato Eloise, ma poi lui se l’è comunque paccato) il suo manoscritto, violato le clausole di riservatezza…
E veniamo alla questione di classe (che è uno dei punti cardine di Orgoglio e Pregiudizio). Qui la cosa è molto sottotono e onestamente anche qui ci sono cose che mi perplimono tantissimo. La signora Bennet è una madre single con cinque figli (di cui 3 ancora a carico). Non ha un lavoro, a parte scrivere i suoi romanzi brutti che pubblica in self e non vendono. Okay, la sua famiglia era benestante (perché tutti i suoi figli hanno diritto a 10mila sterline che possono toccare solo al compimento dei 18 anni), ma ormai quei soldi sono belli che andati e lei è pure stata truffata qualche anno prima, perdendo gran parte dei suoi risparmi. Will lavora in un prestigioso studio legale che però è ai primi posti per cause pro bono (e comunque deve pagarsi affitto a Londra, ecc.) e John (il fratello maggiore, aka Jane) è un restauratore che fa più lavori gratis che pagati. Quindi, davvero, come campa la famiglia Bennet? Boh. Sembrano “poveri” ma poi non hanno davvero problemi di soldi. È tutto un controsenso che io non riesco a capire. O mi sono persa cose io (possibilissimo, eh) o c’è qualcosa che non torna.
Comunque, davvero, mi dispiace fare una recensione così, ma purtroppo sono rimasta davvero delusa da questo libro.