Il libro di Trocino tende la mano a chi sta per essere immerso irreparabilmente nel fiume Lete. Non solo ricorda ciò che è esistito, lo fa riemergere dalle acque, gli restituisce un nome e un cognome, ma riconosce il diritto alla storia anche a chi è morto lì dove regna la marginalizzazione. Leggendo queste pagine si scopre una cosa ovvia, eppure anche chi è recluso ha qualcuno fuori che lo ricorda, qualcuno che gli voleva bene, qualcuno a cui è stato strappato un pezzo di mondo e che ora non è più lo stesso. Luigi Manconi e Marica Fantauzzi
un libro importante come importante è, sempre, parlare di carcere e di chi lo vive tutti i giorni non c'è giudizio, non c'è pietismo, non ci sono attribuzioni di responsabilità ci sono solo le storie di 12 persone e la denuncia di un'istituzione che non funziona ho molto apprezzato la scrittura: onesta e senza omissioni, non ricerca la commozione facile menzione speciale per la "piccola biblioteca sul carcere" e la prefazione, raramente mi è capitato di leggerne di così interessanti e ben scritte