Preparatevi a lasciare la terraferma delle certezze e a camminare sul filo sottile del paradosso. Con Il Tempo della Stravaganza , Stefano Bollani ci trascina in un'avventura irresistibile, tra capriole narrative, acrobazie filosofiche e salti mortali di immaginazione. Quattordici "reperti" narrativi - brillanti, imprevedibili e deliziosamente stravaganti - ci spalancano le porte di un'epoca misteriosa e stupefacente, dove passato e presente si tengono per mano e ballano un valzer. Con la sua ironia contagiosa e una leggerezza che sfida la gravità, Bollani mette sottosopra le nostre convinzioni e ci invita a guardare il mondo da prospettive nuove, sorprendenti e spesso esilaranti. Il Tempo della Stravaganza è un inno all'immaginazione, una celebrazione del pensiero libero e un invito a cercare la bellezza ovunque.
“La difficoltà nel relazionarsi con altri mondi derivava dal tenace attaccamento a un unico punto di vista: il proprio.”
Il narratore abita il futuro e cerca di ricostruire la vita e la mentalità dei suoi (e nostri) antenati a partire da alcuni reperti, frammenti di storie e manoscritti anonimi. Naturalmente quel che Bollani con questo espediente narrativo va raccontando è la nostra vita, la nostra mentalità: siamo noi, oggi, considerati però con l’occhio straniante di chi guarda le cose da lontano, con la curiosità e la trepidazione di comprendere un tempo ormai dissolto e perlopiù sconosciuto.
Dopo il secondo diluvio che ha spazzato via gli abitanti del pianeta, a quanto pare l’organizzazione umana ha finalmente trovato un equilibrio e tuttavia verso gli antenati così litigiosi, autodistruttivi e tracotanti non c’è biasimo, non c’è condanna. Tutt’al più una bonaria ironia.
“Avete fatto la guerra per un pallone?” “Beh, era mio. Veda un po’ lei.”
Viene riconosciuta agli umani di questi due millenni la creatività che li contraddistingue, sia pure ostacolata da un’attività mentale esagerata, capace di cadere vittima dei propri ostinati trabocchetti:
“Costretti all’angolo da loro stessi, i nostri antenati si divertivano a cercare la propria strada“.
E intanto aprivano la via all’umanità illuminata del prossimo futuro.
Non mancano i riferimenti a ciò che Bollani ama di più e di cui è esperto, la musica. Tant’è che la novella arca di Noè è costruita proprio per salvare i dischi dalla distruzione e dall’oblio.
Lettura piacevole, in cui la leggerezza trionfa secondo la lezione di Calvino e quindi in modo mai banale.
"Difficile non ridere leggendo di un'epoca così bizzarra, lo comprendo bene. Come rimanere seri di fronte a tanta voglia di riempirsi la vita di problemi?"
Premessa curiosa ma non mi ha interessato. Abbandonato.
Immaginiamo Johann Sebastian Bach che passeggia insieme a Stevie Wonder e parla con lui di fughe, di funk, di organizzazione del caos. E non fermiamoci qui. Immaginiamo Giacomo Puccini che debutta con una nuova opera che ha per protagonista Billie Holiday, con l’orchestra di Duke Ellington che suona e l’innamorato di Billie interpretato da Caetano Veloso. Andiamocene in un jazz club ad ascoltare Louis Armstrong che canta e ride accompagnato dal pianoforte di Chopin. E ancora immaginiamo Domenico Scarlatti che entra nel club con un clavicembalo portatile e attacca la sua Sonata in re minore e George Harrison in estasi che improvvisa su quelle note un testo che trabocca di spiritualità. La musica sgorga fuori così ipnotica che persino i bicchieri sui tavoli ondeggiano come ubriachi felici. Riuscite a sentirla? Seduti a un tavolino appartato, Antônio Carlos Jobim e Maurice Ravel buttano giù idee per una canzone da regalare a Ella Fitzgerald. E se prestate bene attenzione, sentirete anche Paul e Ringo, in un club accanto, suonare nel gruppo messo in piedi da Charlie Parker e Paganini.