“Non posso essere arrestato,” rispose Korotkov, e si mise a ridere d’un riso satanico, “perché non si sa chi io sia.”
Korotkov, impiegato in una fabbrica di fiammiferi di Mosca, si vede togliere la terra da sotto i piedi quando è costretto a fare i conti con il suo nuovo capo, il luciferino Mutander. Da questa semplice premessa prende avvio Diavoleide, uno dei racconti più spericolati di Bulgakov, che trascina il suo protagonista in una vicenda sconvolgente e surreale, piena di metamorfosi e visioni allucinate. Teiere che parlano, donne dorate, uomini che volano agitando mantelli a pipistrello e un moltiplicarsi di impiegati che sbucano dai cassetti secondo i voleri di un’ingarbugliata burocrazia. In mezzo a queste vorticose esperienze, Korotkov assiste al dileguarsi della sua stessa identità, e si ritrova nudo di fronte all’implacabile macchina della formalità sovietica. Scritto a Mosca quando Bulgakov aveva poco più di trent’anni, Diavoleide anticipa per temi e stile la satira del Maestro e Margherita, e ci permette di osservare da vicino la crescita di uno dei più importanti autori russi del secolo scorso. Accanto allo sfortunato Korotkov, sfilano in questo libro altri personaggi, come i protagonisti delle Avventure di Čičikov o di Mosca degli anni venti, che sulla pagina diventano chiavi di lettura per cogliere l’assurdità del reale e rimettere tutto in discussione.
Il libro è molto interessante. Mischia storie di fantasia (la più bella è Diavoleide) con racconti di cronaca e descrittivi ambientati nella Mosca degli anni 20’. Purtroppo i racconti di fantasia risultano spesso molto complessi e si fa davvero una fatica immane a seguire il filo della storia, tanto che in alcuni punti uno si abbandona al fatto che non può capire cosa sta succedendo. I racconti di cronaca invece sono incredibili, tutti, dalla descrizione di un processo (con annessa analisi psicologica dell’accusato che ricorda molto “La banalità del male”) alla descrizione della situazione abitativa a Mosca. Un libro che non è perfetto ma che ti lascia tanto. Veramente bello
Per una volta, a memoria direi la prima, Bulgakov non mi ha granché appassionato. Resta comunque una raccolta con un suo interesse, grazie agli scorci di vita a Mosca negli anni '20 (scrutti come è noto assai apprezzati dai detentori del potere)... il barcanenarsi tra svalutazione dei limoni e la carenza di appartamenti - a cui solo con l'ingegno, le nipoti importate dalla campagna e forse altre oscure arti si può porre rimedio.
Da come sono scritti questi racconti (non si capisce nulla, non c'è nessuna continuità tra una riga e l'altra) si può evincere la dipendenza dalla morfina che s'impossessò dell'autore qualche anno prima della pubblicazione di questo racconto. Metto due stelle solo per gli elementi grotteschi e surreali che anticipano il noto capolavoro, il Maestro e Margherita.