Anno Domini 1238. Gelidi venti di guerra incombono dall’estremo Nord. I casati norreni che signoreggiano sull’Islanda cristianizzata si stanno schierando. Presto anche i porti sui fiordi occidentali cadranno preda delle razzie di chi non ha giurato fedeltà al re di Norvegia. Nell’Irlanda occupata dagli Anglonormanni i regni gaelici fremono contro il Plantageneto e i boschi brulicano di banditi. In un conflitto fratricida, dove la scelleratezza dei potenti signori del Nord non ha limiti, solo un’antica rotta trascritta su un codice miniato sembra essere l’unica via di salvezza. Un intrepido mercante e il figlio insicuro, una nobildonna indipendente costretta a sottostare alle crudeltà di uomini senza onore, un guerriero che ha rinnegato il suo passato e un viscido pirata senza scrupoli intrecciano le vite in una lotta per la sopravvivenza ai confini del mondo conosciuto. Il loro è un viaggio oltre le barriere che trattengono in conflitto i popoli, alla ricerca di una libertà che prevarica la quotidianità violenta di luoghi freddi e isolati. Un salto nel vuoto, con la speranza che al di là dell’ignoto ci sia una vita migliore.
Premetto che ho iniziato questo romanzo non sapendo cosa aspettarmi ma si è rivelato una lettura interessante; siamo nel medioevo tra le terre selvagge e dure dell’Irlanda ed Islanda. Proprio in questi luoghi tanto inospitali quanto affascinanti vivono intere popolazioni estremamente diffidenti con tutto ciò che arriva da fuori. • Il protagonista Leif intraprende un viaggio esplorativo uscendo dai confini sicuri della sua terra e qui iniziano le sue avventure e disavventure. Oltre a lui vi sono altre voci narranti, vi sono storie dentro le storie che rendono la trama molto ricca e, a tratti complessa. • il centro di tutto è la voglia dei vari personaggi di scoprire il mondo; tutti hanno motivi differenti per farlo ed è interessante mettere a confronto questi motivi durante la lettura • Mi è piaciuto davvero molto il modo in cui l’autore ha trattato moltissimi temi davvero non convenzionali ma con molta fluidità e chiarezza. Non aspettatevi sentimenti nobili perché qua stiamo parlando di uno dei periodi più bui dell’umanità pieno di superstizioni e paure verso lo straniero, si parla di violenza e di lotta per la sopravvivenza; troverete lutti, amicizie finite, tradimenti e complotti tra amici • Coltellate alle spalle ma anche tanta voglia di conoscere il mondo esterno e trovare il proprio io più profondo. Vi è una ricerca dell’identità e anche una voglia di realizzare i propri sogni. Un mix di bello e brutto, vita e morte che mi ha davvero catturato fino all’ultima pagina. Ora aspettiamo il seguito✨
Il romanzo di Alessandro Zoppini è il primo volume di una saga ambientata nel Medio Evo nelle terre del Nord. Siamo in Islanda dove regna il caos, i casati islandesi infatti si contengono il predominio dell'isola ma nemmeno l'Irlanda vive momenti di tranquillità. Il paese è infatti invaso dagli anglonormanni. [...] Tra omicidi, intrighi e avventure, il romanzo di Alessandro Zoppini è una continua scoperta delle terre islandesi e irlandesi.
Il linguaggio usato dall'autore fa capire al lettore come ci sia stata una minuziosa ricerca nella terminologia norrena così come nella descrizione del periodo storico in cui ci troviamo.
Il mercante del nord è il primo volume di una saga estremamente avventurosa sullo sfondo di guerre fra vari casati per il dominio dei territori e dei commerci. Siamo in Irlanda , la terra dei vichinghi intorno al 1240. Vi sono numerosi scontri e lotte di potere, di dominio e di religione. Protagonisti di questa storia sono una famiglia di mercanti i Torstein che sono costretti a scappare verso terre nuove (Islanda ? ) con il sogno di fondare una colonia ed espandere il loro commercio. Ma tradimenti , battaglie, rapimenti sconvolgeranno i loro destini. La storia del popolo vichingo non mi è mai interessata perchè li ho sempre trovati brutali per i miei gusti e a ragione.Anche se il libro l'ho trovato molto scorrevole, perchè pieno di azione che ti porta a voler girare sempre pagina per sapere come finirà, non mi sono sentita coinvolta nella storia. I personaggi , sopratutto parlo per i protagonisti, non sono a mio parere ben delineati e questo mi ha impedito di affezionarmi a loro. Praticamente non soffrivo per le loro disgrazie, mi sembra proprio brutto da scrivere ma non me ne fregava una cippa. Un'altro aspetto che mi ha disturbata un pochetto , ovviamente parlo per me, è la troppa brutalità delle scene descritte. Certo mi rendo conto che la violenza gratuita era all'ordine del giorno nel Medioevo , quindi necessario ai fini della credibilità del romanzo che l'autore l'adoperasse. A parte queste mie postille il romanzo è scorrevole e si fa leggere e gli amanti del genere avventuroso lo potrebbero apprezzare. Ho trovato interessante la parte riguardo ai nativi, di come venissero considerati peggio degli animali, di come giustificassero le loro uccisioni perchè pagani e servi del demonio. Questa è storia ed io sono sempre stata affascinata dal passato.