Al di là dell’Atlantico, dove Colombo è sparito senza mai tornare, c’è un nuovo la Terra Murata. Un continente coperto da un unico, infinito labirinto di Stanze. Se i filosofi si interrogano sulla natura contorta delle Case, per i coloni ci sono porte da aprire, corridoi da attraversare e creature illogiche che attendono nelle Cantine. In ogni alcova possono nascondersi orrori e tesori, morte e salvezza.
Anno Domini 1527, Bartolomeo Surian è a capo di una piccola compagnia di mercenari di Venezia Nova. Il suo incarico è guidare un gruppo di messi papali sino a un leggendario campanile sperduto tra le architetture improbabili delle Stanze, in sentieri che conducono tra gatti di Cristo, città senza strade, elefanti di sant'Antonio, statue senzienti, icone deturpate, chiese sconfinate e soldataglie crudeli.
E quando il mondo diviene dominio del diavolo, anche la fede sembra l’ennesimo inganno.
[Il primo romanzo di Francesco Corigliano è un'ucronia new weird che mescola elementi storici e fantastici, in un connubio raffinato e perturbante di avventura e speculazione]
Immaginate una città Europea del 1500dc. Case, chiese, palazzi e castelli. Ora immaginate questa città grande come un continente. Questo è il Nuovo Mondo, Terra Murata, al di là del mare. Ora immaginate che questa città-continente sia un duplicato grottesco e oscuro del Vecchio Mondo ma del tutto disabitato. Anzi no, non del tutto disabitato... A popolare le sue infinite Stanze e le sue infinite Cantine ci sono incubi inenarrabili. Il nuovo continente vi attende. Esploratelo! Se ne avete il coraggio.
Un romanzo breve che mi porta alla mente il castello labirinto di Gormenghast, l' esplorazione dei sotterranei di Dungeons and Dragons e il film horror cult "The Cube" con i sue trappole mortali. Personaggi utili alla trama e un buon coinvolgimento. Bella l' idea, però necessitava di almeno altre 200 pagine di interazione e approfondimento dei personaggi per renderlo davvero sopra la media. Piacevole per passare un pomeriggio in poltrona.
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Imagine a European city in 1500AD. Houses, churches, palaces and castles. Now imagine this city as big as a continent. This is the New World, Walled Land, across the sea. Now imagine that this city-continent is a grotesque and dark duplicate of the Old World but completely uninhabited. Actually no, not completely uninhabited... Populating its infinite Rooms and its infinite Cellars are unspeakable nightmares. The new continent awaits you. Explore it! If you dare.
A short novel that brings to mind the labyrinthine castle of Gormenghast, the exploration of the dungeons of Dungeons and Dragons and the cult horror movie "The Cube" with its deadly traps. Characters useful to the plot and good involvement. Nice idea, but it needed at least another 200 pages of interaction and character development to make it truly above average. Pleasant to spend an afternoon in an armchair..
"Terra Murata" è il primo romanzo di Francesco Corigliano, pubblicato dall’etichetta indipendente Lethal Books. Ho avuto il piacere di parlarne direttamente con l’autore in un’intervista che trovate nella sezione Live del canale YouTube Scandal Wonder. Se volete approfondire, vi consiglio di recuperarla! Dopo aver esplorato diverse tipologie di racconti, Corigliano approda al suo primo romanzo vero e proprio. Nonostante la lunghezza contenuta – meno di duecento pagine – il libro scorre con grande rapidità, catturando il lettore fin dalle prime battute. Classificarlo in un solo genere è un’impresa ardua: lo definirei new weird, un intreccio di fantasy, storia e suggestioni weird… e forse qualcosa di più. La vicenda è ambientata nel 1500 a Venezia Nova, una colonia veneziana situata su un continente scoperto da pochissimo: Terra Murata. Il nome deriva dalla sua conformazione unica: un immenso agglomerato di edifici, uno attaccato all’altro, senza strade né spazi aperti. Il continente si sviluppa come un labirinto infinito, pericoloso e insondabile, in cui ogni porta cela insidie e incontri inquietanti. Tra le creature che lo popolano troviamo i Gatti di Cristo, la Bambinaia, i Restauratori e molte altre presenze che lascio a voi il piacere (o il terrore) di scoprire. Ho particolarmente apprezzato il fatto che dietro ogni Porta potesse nascondersi una situazione nuova e imprevedibile, rendendo il worldbuilding una delle componenti più affascinanti del libro. L’autore temeva di non riuscire a dare un’anima realistica ai suoi personaggi, ma a mio parere ci è riuscito egregiamente, soprattutto con il protagonista, Bartolomeo. Il suo desiderio di tornare in Italia per rivedere la donna amata lo spinge a compiere scelte coraggiose, rendendolo un personaggio intenso e credibile. L’unico elemento che avrei voluto vedere sviluppato di più è la trama: nonostante un colpo di scena centrale ben riuscito, la narrazione non sempre mantiene la stessa freschezza che caratterizza il resto del romanzo. C’è sempre margine di miglioramento, ma per essere una prima prova nel formato lungo, Corigliano dimostra grande abilità nel coinvolgere il lettore e costruire mondi alternativi affascinanti. Sono certo che ci sorprenderà ancora! Lasciatevi trasportare nel labirinto di Terra Murata: non ve ne pentirete. Buona lettura e… Buone Porte!
Un fantasy weird tinto di orrore liminale. Terra Murata è il primo romanzo di Francesco Corigliano, una prova ampiamente superata che colpisce per la visionarietà della sua ambientazione.
A fronte di una trama molto classica - un viaggio di esplorazione e colonizzazione - l'impatto fornito dalle Case e delle bizzarre creature che vivono al loro interno dà una nuova sfumatura - cinquecentesca, barocca - a quelle backrooms sorte nell'immaginario collettivo negli ultimi anni, e un nuovo lustro al polveroso concetto di "dungeon crawl".
Più volte all'interno del romanzo viene ripetuto che la Terra Murata segue logiche diverse da quelle degli uomini. Eppure, ad ogni pagina, ho avuto la sensazione che una logica dimenticata, svuotata di significato e ridotta a una parodia dei costrutti umani, fosse onnipresente. Cosa accade a un edificio, a un luogo, quando il senso stesso della sua costruzione viene dimenticato? Terra Murata non è solo un viaggio in un mondo fantastico, ma un'architettura filosofica edificata alla perfezione. Spero sia solo la prima di una bella serie di altre storie.
Terra Murata è un gioiello splendente punto e a capo. Il worldbuilding elaborato dal Corigliano è, a mio parere, tra i più, se non il più, innovativo, fulminante ed affascinante di questo scorcio di millennio. La distesa di stanze dalle più svariate funzioni, contenenti le più strane cose nonché sconvolgenti e pericolose creature, che senza alcuna logica sono connesse l’una all’altra fino al coprire l’intero continente (forse…) è perturbante e coinvolgente in maniera incredibile. Non sto nemmeno a cercare eventuali influenze: è purissimo weird in perfetto stile Corigliano; ben scritto e gustoso da leggere. Detto ciò, c’era un rischio: se anche la storia fosse stata costruita su piani onirici o troppo svincolati dalla realtà, il troppo avrebbe stroppiato, allontanando il più dei lettori, ma Francesco sa benissimo che anche u diavulillu migliore (il peperoncino) va usato nella giusta misura e così la vicenda narrata è materia umana, concepibile anche classica se volete, ma che si incastona perfettamente nelle stanze della Terra Murata. Non è per nulla strano avere dei chierici, che cercano un posto segnalato da una veggente scortati da un gruppo di guide mercenarie. Già cosi sarebbe stato abbastanza, ma il Corigliano ha ancora un coniglio nel cilindro e lo sciorina con classe nelle pagine del libro che diventa eccellenza: Bartolomeo. Il capo delle guide mercenarie di Venezia Nova è un eroe come non leggevo da tempo. Certo fa parte di quelle persone che molto hanno sbagliato e ne sono consapevoli, ma a differenza di molta gente grimdark, da me comunque amata, Bartolomeo Surian ha ben chiaro da dove possa passare la sua via per il riscatto: non intende mollare e soprattutto non perde mai la speranza, che deve essere massima proprio quando sembra non ce ne sia più e che non deve sparire anche se ciò che cerchiamo viene a perdersi di nuovo. Finale congruo e molto soddisfacente: se ci fosse un po’ più di Bartolomeo in tutti noi, chissà…godetevi la lettura con cioccolata o caffè tra le mani a ricordar Lamerica. Ad maiora.
Terra murata è un romanzo che possiamo definire weird fantasy: se la vicenda di per sé è un fantasy abbastanza classico, con il tema del viaggio al centro, l'ambientazione è al 100% weird. L'idea di base è che a scoprire l'America non sia stato Colombo, bensì Sebastiano Caboto nel 1502. Ma invece dell'America che conosciamo noi, ha trovato un continente formato da una distesa sterminata di case ed edifici ispirati all'Europa dell'epoca, ma accostati l'uno all'altro senza alcuna logica apparente. Anche gli abitanti di questa terra non sono meno curiosi: dagli elefanti di sant'Antonio, carnivori e con zanne a forma di tau, all'ingannevole Bambinaia, fino ai Restauratori, il cui compito è riparare le case. Va da sé che l'ambientazione la fa da padrona; Corigliano è molto bravo a costruire spazi insieme familiari e stranianti, accostando, ingigantendo e combinando ambienti noti. Un aspetto particolare è dato dall'elemento cristiano: nella Terra murata ci sono immagini di santi, ma deformati, con occhi in più o caratteristiche animali. Altro punto di forza sono le descrizioni, sia ambientali che sensoriali. Al contrario ho trovato la trama, incentrata sul viaggio verso il campanile di Mallio, più che altro funzionale a esplorare i territori della Terra murata. Anche i personaggi, pur funzionando, non sono molto approfonditi. Fa eccezione Bartolomeo, pov per la maggior parte della narrazione, di cui cogliamo le contraddizioni, tra la speranza di un ritorno a Venezia, il senso di responsabilità verso i compagni e la sua fede oscillante eppure viva. Ho apprezzato le citazioni dallo pseudobiblion De Terra Murata con cui si apre ogni capitolo, che imita bene il tono dei libri dell'epoca e dà spesso un contrappunto implicitamente ironico a ciò che accade nella trama. Mi hanno invece dato fastidio un paio di "finti cliffhanger" presenti. Nel complesso si tratta di un'opera riuscita; spero in futuro di potermi avventurare nuovamente in questa imponderabile Terra murata.
Francesco Corigliano, TERRA MURATA. LE CAMPANE DELLA SALVEZZA, Lethal books
Difficile definire questo libro labirintico, un po' Borges un po' Kafka, passando per una strada tendente a un fantastico più spiccato. "Ucronia weird" penso possa funzionare, tanto per farsene un'idea. Già, perché il professor Corigliano, volendo dare una prova sulla lunga distanza, ha sfornato un prodotto del tutto originale, che difficilmente si può accostare alla sua produzione precedente (della quale mi vanto di aver letto una buona fetta). Lo spunto narrativo in sé è geniale: la terra incognita oltreoceano è una costruzione continua, una sconfinata distesa di edifici collegati tra loro, senza strade e senza piazze. Se l'addiaccio ci spaventa, se quello di rimanere senza un tetto sopra la testa è un incubo per tutti noi, dobbiamo ammettere che sin dalle prime pagine la realtà della Terra Murata è tutt'altro che rassicurante: strane creature popolano le stanze, più o meno mostruose, le più inquietanti delle quali sono forse i Restauratori: esseri umanoidi che abbattono ogni speranza di aprire una breccia in quei muri. Al crepuscolo arriveranno a riparare tutto, lasciando ogni cosa immutata. L'insidia più pericolosa è sempre l'uomo, con la sua avidità colonizzatrice. I mercenari non troveranno facili vie per la loro santa missione, anche perché Cirigliano propone una visione problematica della fede, aggiungendo a un tema a lui caro gli inquietanti particolari delle sacre effigie storpiate, con troppe dita e occhi, tracce di passaggi sconosciuti in quelle stanze di cui, inutile farsi illusioni, non sarà rivelata l'origine. Una prova matura, una narrazione che allarga il respiro e tra le pennellate weird lascia ampio spazio all'avventura e al gusto di un raccontare più ampio, che si muove liberamente tra i generi, sempre restando fedele a un fantastico misterioso ma vivace.
Non esiste crimine più grande (da amante del weird) di avere una ambientazione pazzesca solo per scriverci una storia banale, bruttina e con personaggi monodimensionali. Peccato.