Dolore e rabbia, amore e tenerezza, perdono e in questo straordinario romanzo c’è la vita.
Al Khalil, Cisgiordania, anni Novanta. Loai Qasrawi parla con un giornalista americano venuto per ascoltare la storia della sua fabbrica di kefiah, quando una domanda imprevista fa riemergere il ricordo di una kefiah arancione. 1961. Loai è un ragazzino dai capelli rossi. Piccolo, timido, studioso e con quei capelli fiammeggianti, è la vittima perfetta per i bulli della scuola. Il sostegno familiare non può il padre, indaffarato nell’azienda di famiglia, è distante; la madre e il fratello vorrebbero aiutarlo, ma non sanno come... L’incontro con Ahmad, ragazzo povero ma forte e sicuro di sé, gli offre una via di fuga e un modo per insieme condividono sogni di riscatto, è la nascita di un’amicizia. 1967, giugno. Una breve illusione, e la discesa in un incubo. È la guerra dei Sei giorni, l’occupazione. La prepotenza e la violenza che si abbattono su Loai e sull’intero suo popolo paiono una versione parossistica e mostruosa del bullismo subito un tempo. Loai ha di nuovo Ahmad al suo fianco, ma la lezione di resistenza ha ora connotati ben più tragici. Il ragazzo con la kefiah arancione è un romanzo una storia di amicizia, tradimento, resistenza, perdono, in una terra le vicende private dei protagonisti si intrecciano alle vicende di un popolo che nella capacità di resistere ha mostrato la sua forza, rivendicando tenacemente il diritto alla propria terra.
Ammetto che se non fosse stato scelto dal mio gruppo lettura non lo avrei mai letto e avrei fatto un grandissimo errore. Non avendo mai seguito la questione Palestina sinceramente all inizio l ho iniziato a leggere molto scettica e prevenuta sbagliando… Piano piano andando avanti nella storia (ed ho apprezzato molto anche i richiami storici che ti aprono gli occhi su uno spaccato di storia spesso messo in secondo piano) il libro e coonvolgente e toccante,spietato e commuovente. Un libro delicato e toccante ,di una sensibilita unica che travolge il lettore fino all ultima pagina.
Un dramma personale all’interno di una grande tragedia collettiva. Nel mezzo, una toccante storia di amicizia, amore, fede, speranza e la forza inesauribile del popolo palestinese. Leggendo questo libro, si percepisce tanto amore per la giustizia e la chiara volontà di raccontare al mondo come sono andate le cose e in quali condizioni tuttora vivono milioni di persone. Eppure i palestinesi resistono, vivono, pregano e amano ancora più forte, e questa storia, che intreccia la finzione narrativa a fatti, luoghi e persone reali, ne è una potente testimonianza.
Un romanzo profondamente toccante che sfiora la storia della Palestina in uno dei momenti più tragici, la Guerra dei Sei Giorni del '67.
Siamo in Cisgiordania e Loai è un ragazzino bullizzato che scoprirà tra i vicoli della brulicante Al Khalil il potere dell'amicizia autentica. Questo è infatti prima di tutto un romanzo di formazione e in seconda battuta un affresco della Cisgiordania degli anni 60. La parabola della famiglia di Loai e Ahmad si intreccia alle vicende di un paese arabo schiacciato tra la Palestina ridotta dal Quarantotto a un popolo di rifugiati e ribelli e Israele che sta per invadere le proprie case privandoli di ogni libertà. Si racconta dell'illusione di una vittoria araba capeggiata da Nasser sugli israeliani, dell'occupazione militare, della distruzione di interi villaggi, di prigionia e di rastrellamenti. Ma si parla anche di ribellione, che la kefiah rappresenta iconicamente. La kefiah venne utilizzata per la prima volta dai ribelli nella rivoluzione agricola degli anni 30 contro i coloni inglesi, i primi a istigare gli ebrei nel rivendicare le terre abitate dai palestinesi. E il valore identitario della kefiah torna nel '60 grazie ad Arafat come segno di resistenza, unica via di sopravvivenza per un popolo che tornò a disgregarsi.
Una splendida storia di amicizia, tradimento, ingiustizia, soprusi, dignità, perdono: la storia di una Nazione, la Palestina, ferita a morte, ma soprattutto di un popolo che non smette di rivendicare con forza il diritto alla propria terra. Fa male pensare che ancora oggi si assista impotenti ad un massacro che prosegue impunito, senza che nessuno intervenga per fermare questo genocidio.
“Considerate se questa è vita per chi non vuole arrendersi, per chi muore per un sì o per un no.”
Loai è un ragazzino negli anni Sessanta e vive in Cisgiordania. La sua intelligenza vivace e la particolarità di capelli arancioni ed efelidi sul viso attirano le prese in giro dei compagni, in particolar modo dei bulli della scuola. Loai si sente solo e smarrito quando un giorno incontra Amad, un ragazzo poco più grande di lui, povero, che passa la maggior parte della vita per strada. Il loro legame si trasforma in una forte amicizia, in una Palestina oppressa e priva di giustizia, ma che cerca di resistere e di sopravvivere.
“Leggeva pubblicamente le sue poesie di resistenza. Ogni volta lo imprigionavano. Vigeva infatti un ordine militare che vietava il diritto di riunione e di pubblicazione di opere politiche, o che potessero essere interpretate come tali. Ogni volta che lo rilasciavano, lui recitava in pubblico le sue poesie, instancabile”
Il racconto si dipana fra gli anni Sessanta e gli anni novanta, periodo in cui le vicende personali dei due protagonisti si intrecciano con il contesto storico e sociale che diventa sempre più ingiusto e pericoloso, in un Medio Oriente devastato da guerre e attentati. La kefiah, grazie anche ad Ararat, diventa un simbolo di resistenza di un intero popolo.
“Chi siamo se non possiamo rappresentare noi stessi, definirci?”
L’autrice dedica anche alcune pagine al desiderio di emancipazione femminile nei paesi arabi attraverso la figura di Halima, insegnante di matematica. Io ho amato il personaggio di Loai e mi sono sentita coinvolta dalle sue sofferenze e decisioni fin dalle prime pagine. Un romanzo commovente, a tratti straziante, che mi ha addirittura fatto interrompere la lettura un paio di volte a causa delle forti emozioni. Il racconto della storia del popolo palestinese è dettagliato e drammatico, ma senza finta retorica. La narrazione è intensa e il lettore è chiamato a riflettere su ciò che è accaduto e che sta accadendo.
“E nessuno fa nulla. Ogni tanto l’ONU si vergogna e scrive qualche risoluzione inutile e finisce lì. Tutti stanno con Israele, con il bullo, perché a stare con noi, cosa guadagnerebbero?”
L'ho visto per caso in libreria a inizio anno. E in quel momento ammetto di non averne realizzato le potenzialità: penso sia il libro più bello che ho letto nel 2025. Il romanzo, ambientato in Cisgiordania dagli anni 60 agli anni 90, racconta il forte legame d'amicizia che lega Loai e Ahman. Una storia di resistenza, sofferenza e amore per la propria terra. Penso che la scrittrice sia stata molto brava a trasmettere al lettore la disperazione e le atrocità vissute dal proprio popolo, ho pianto spesso durante la lettura. Essendo un romanzo storico ho avuto modo di approfondire diverse vicende sulla storia della Palestina. Inoltre ho apprezzato molto che l'autrice abbia voluto raccontare i suoi trascorsi con il bullismo attraverso il personaggio di Loai.
Buongiorno amici lettori 💙 Oggi vi parlo del libro di Alae al Said "Il ragazzo con la kefiah arancione" edito Ponte alle Grazie che ringrazio per la copia ✨ . Un libro neccessario, in questo periodo storico. Una storia di amicizia, famiglia, amore tradimento, resistenza che si intreccia alla storia dolorosa di un popolo che resiste rivendicando la propria Terra da troppo tempo ormai. . Siamo negli anni Novanta in Cisgiordania. Loai Qasrawi è il proprietario della fabbrica di kafiah di famiglia e un giornalista americano è davanti a lui per un intervista. Una domanda particolare lo riporta indietro nei ricordi facendo riemergere una particolare kafiah arancione. . Torniamo così nei suoi ricordi del 1961. Loai è un ragazzino timido, ingenuo, studioso e con i capelli di un rosso fiammeggiante che lo con fanno prendere di mira dai suoi compagni di classe e la famiglia non riesce ad aiutarlo. . Sarà l'incontro con Almar, ragazzo povero ma sicuro di sé a far crescere Loai in tutti i sensi. La loro nascente amicizia offrirà a Loai una fuga dal mondo di bulli e ingiustizie condividendo con lui sogni, segreti e rimpianti. . Quando però, nel 1967 la guerra dei Sei giorni e l'occupazione rompe l'illusione di una vittoria, Loai si trova ad affrontare una resistenza più tragica del previsto. . Sono stata attratta subito da questa copertina, meravigliosa e magnetica. Cosi quando la CE mi ha proposto la collaborazione non ho potuto che accettare. Ero tanto curiosa che ho scombinato la mia tbr e l'ho iniziato subito. . Non conosco bene la storia della Palestrina, delle sue guerre e ingiustizie ma so cosa vuol dire essere bullizzata e mi sono rivista nelle ingiustizie vissute del protagonista. . Una storia coinvolgente, dall'inizio alla fine, dolorosa, spietata ma al contempo toccante e delicata. Ho apprezzato i richiami storici che aprono gli occhi su uno spaccato di storia che molto spesso viene messa in secondo piano o nemmeno menzionata. . E poi c'è la kefiah, simbolo tangibile dell'identità palestinese, radicata nella storia e nella cultura della regione. . Che dire amici, vi consiglio questo libro perché è neccessario. Una di quelle letture da fare almeno una volta nell'arco della vita. Leggerò sicuramente altro dell'autrice! . E ora vi chiedo.. lo leggereste? Cosa fate difronte alle ingiustizie? Riuscite a girare la testa dall'altra parte? Vi leggo nei commenti 💕 . La vostra Febe 💙 #lesorelledinchiostro
Questo libro è stato una vera sorpresa per me. Autrice fenomenale che non conoscevo. La storia è immersiva e le emozioni dei protagonisti mi hanno totalmente avvolto, scuotendomi piacevolmente e allo stesso tempo anche con molta amarezza. Lo ritengo un libro unico nel suo genere e assolutamente da leggere. Spero di leggere e poter dire lo stesso anche del primo romanzo!
All'inizio mi è sembrato un po' lento, ma dopo le prime 100 pagine, diventa impossibile metterlo giù! La scrittura è fantastica e ci regala uno sguardo profondo su un popolo troppo ignorato, con una storia intensa. È un libro piena di riferimenti e emozioni. Lo consiglio vivamente a chi cerca una lettura che apre la mente e tocca il cuore! 🍉💕
Scrittura semplice, leggera, forse poco incisiva per il tema trattato. Una storia divisa in due momenti, il primo riflessivo e lento, il secondo tanto veloce quanto atroce. Bellissimo l'utilizzo di parole arabe e il loro significato che non ha una sua traduzione precisa nella nostra lingua. Attento anche lo spaccato culturale e i rapporti famigliari.
Il ragazzo con la kefiah arancione è un romanzo che intreccia le vicende di Loai con la storia della Palestina. Dai ricordi di infanzia e dell’amicizia con Ahmad fino alla tragedia della Guerra dei Sei Giorni, la vita del protagonista diventa specchio del destino del suo popolo. Il merito maggiore di questo libro è tracciare con chiarezza la Storia con la S maiuscola: l’occupazione, le ferite di un popolo, la resilienza. È perfetto per chi vuole avvicinarsi alla questione palestinese senza affrontare un saggio, ma attraverso la narrativa. La storia con la s minuscola, quella intima dei personaggi, pur ben scritta non mi ha lasciato un segno particolare. Forse perché, a differenza di autori come Khaled Hosseini, non ho trovato la stessa forza emotiva. Una lettura utile e istruttiva, più preziosa sul piano storico che su quello emozionale.
Lettura piacevole, partendo dalla storia di un ragazzo vittima di bullismo, l autrice ci porta nella vita quotidiana di una città in Cisgiordania, ripercorrendo la storia della colonizzazione ebraica.. Lo consiglio molto bello
Una storia toccante, tanto lontana quanto vicina. Una storia che parla di amicizia, bullismo, adolescenza, ma anche di politica, storia, guerra… Veramente un gran libro!