Sull’isola non tutti vanno e vengono allo stesso modo.
Ci sono quelli che arrivano con il sole di maggio e ripartono con le prime piogge di settembre. C’è chi fa avanti e indietro ogni giorno, senza più chiedersi a quale riva appartenga davvero. E poi ci sono quelli che, messi dalla vita davanti a un bivio, hanno dovuto scegliere se restare o imbarcarsi per una partenza che può valere un addio. Entrambe le scelte lasciano un segno invisibile e profondo.
Mia lo ha imparato da bambina attraverso la storia della sua famiglia – la madre Teresa è rimasta, nella convinzione che l’isola fosse l’unica realtà possibile, mentre la zia Nietta è andata via appena ha potuto – e continua a vivere questi conflitti da adolescente insieme a Giulia, Anna e Nello, gli amici di sempre.
Adesso però a portare scompiglio è arrivata Marina, la ragazza di città che non se ne andrà con le piogge di settembre. Così diversa e a tratti scostante, Marina attira su di sé sentimenti dalla curiosità al disprezzo, dall’attrazione all’invidia. Mia, invece, in lei vede soprattutto il fascino di chi proviene da un altrove lontano. Eppure Marina si trascina dietro legami ancestrali – sua madre Lia è legata a filo doppio con l’isola da un trauma e dall’antica amicizia con Teresa – e sembra destinata a riportare a galla segreti inconfessabili.
Con una prosa avvolgente e un ritmo solenne, Rosita Manuguerra ha scritto un romanzo di formazione luminoso, che a partire dall’ambientazione in una piccola isola è in grado di esplorare temi universali. Malanima è la storia di due ragazze in cui riverbera e si compie il racconto di emancipazione delle loro madri, una storia capace di scavare a fondo nel cuore di tutti noi e di rammentarci che le mete di partenze e ritorni, di arrivederci e addii, non sono altro che luoghi dell’anima.
“Sapevo che l’isola può farti sia che ti imponga di restare sia che ti costringa ad andar via.”
Un romanzo di esordio gradevole, ma troppo già visto per sentirmi davvero appagata e coinvolta. A mio avviso troppa carne al fuoco, troppi personaggi e storie nel caos senza che ci fosse un filo conduttore comune solido e ben sviluppato. Le storie di amicizia al femminile giocate sul contrasto hanno il loro apice nell'Amica Geniale per cui non mi sento scossa e non lo sono nemmeno nel tema dell'emancipazione dai retaggi di paese. Ho trovato di contro dei passaggi interessanti nella dipendenza dalle famiglie e del condizionamento che queste comportano nelle scelte di vita, ma andava approfondito e sviluppato con maggiore profondità. Una buona penna tutto sommato, ma ancora acerba.
Romanzo d’esordio di Rosita Manuguerra. Malanima come uno stato d’animo, una condizione tipica di chi sta sull’isola.
“Qui c’è un modo per chiamare questa cosa. Questa sensazione che hai quando sei in un posto in cui non vorresti stare. E allora le cose si complicano e tutto sembra andare contro di te.” “Cioè?” “Lo chiamano malanima. Io però non so se ci credo. Mi sembra un’altra di quelle cose che gli adulti si raccontano. Come chi dice che tuo nonno è morto per colpa di tua madre o che tua madre è una strega. Penso siano dei modi fantasiosi che si inventano per spiegare quello che non vogliono capire.” “E cos’è che non vogliono capire?” “Che non ci si può forzare. Se si forzano le cose, tutto va storto.”
L’isola è madre e matrigna, dispensatrice di sogni o terribile carceraria. Chi arriva sull’isola o chi parte verso il continente è sempre davanti a un bivio: conviene restare o imbarcarsi per una partenza che può valere un addio? Qualsiasi cosa si scelga, comunque resta impresso un segno invisibile e profondo.
Lo sanno bene Mia e Martina, metafora di chi è nata sull’isola e di chi vi approda dal continente: due storie di giovani donne, di orizzonti e terre sconfinate
“Una volta ho letto su un libro di storia di questa cosa, si chiama sindrome dell’arto mancante, veniva ai reduci di guerra a cui avevano amputato un arto. Si ritrovavano senza una gamba o un braccio, eppure continuavano a sentirsi come se ce l’avessero, e continuavano a cercarlo. Ecco, è quella mancanza lì che abbiamo dentro noi da che nasciamo. Per alcuni è nostalgia della terra, per altri del mare. Io non lo so ancora la mia qual è. E penso che non lo sappia neanche tu.”
Una storia di radici, di approdi, di desiderio di fuga
“Io vorrei provarlo questo senso di appartenenza che avete tutti voi. Ma non penso che lo avrò mai. Sarò qui con mia madre finché devo, perché non ho scelta e perché non posso abbandonarla, anche se a volte vorrei. Ma io a questo posto non apparterrò mai.”
Come le cozze patelle attaccate allo scoglio, modificate dal moto delle maree.
“E sperai davvero che il sentimento che c’era fra noi potesse resistere al ciclo infinito di partenze e di ritorni a cui l’isola, alla quale alcuni di noi erano stati assegnati alla nascita e che altri di noi avevano scelto, inevitabilmente ci destinava.”
L'ho divorato in un giorno. Un libro che parla della mia terra… e ho assistito alla presentazione della scrittrice a #Erice . Quel giorno si è parlato di #🌊 di Gesualdo Bufalino, su #ulisse e il ritorno in patria, sull #isoladiarturo della Morante. Storie accumunate dall'isola e dal sentimento degli isolani, cioè quella volontà di restare sull'isola e la voglia di andar via, perché l'isola non offre tutto. La stessa scrittrice, nata a Favignana, parla del #mare come luogo di incontro e di scontro, l'isola che tutto dà e tutto toglie. Una romanzo di formazione e corale scritto in prima persona che parla di donne, costruite con un rapporto a specchio, di legami, di segreti e dell'isola. Una storia che narra del sentimento del Malanima e della malattia dello scoglio. Perché non tutti vivono l'isola allo stesso modo, alcuni hanno dovuto scegliere se restare o imbarcarsi per una partenza che può valere un addio. Entrambe le scelte lasciano un segno profondo. Mia e sua madre Teresa, sono rimaste sempre sull'Isola, mentre la zia Nietta ha deciso di andare sulla terra ferma. Insieme a Mia, ci vivono Giulia, Anna e Nello, gli amici di sempre. La nuova arrivata è Marina, la ragazza di città che inizierà a vivere proprio da loro. Con sé, insieme alla madre Lia, porta tanti segreti inconfessabili ed eventi ormai dimenticati... che incuriosiscono a Mia. Una storia intensa che parla di vecchie e nuove amicizie oltre che l'emancipazione delle loro madri, una storia d(a)mare capace di scavare a fondo nel cuore di tutti e di ricordarci che le mete di partenze e ritorni, di arrivederci e addii, non sono altro che luoghi dell’anima.
Mia è un'adolescente nata e cresciuta su un’isola che potrebbe essere una qualunque del Mediterraneo, ma che diventa, pagina dopo pagina, il simbolo universale di tutte le origini. Da bambina, Mia ha imparato che le scelte – restare o partire – definiscono chi sei. L’ha visto nelle vite parallele della madre Teresa, profondamente legata alla terra e alle sue radici, e della zia Nietta, che ha scelto la fuga verso un altrove che prometteva possibilità. Due modi opposti di affrontare la stessa nostalgia: quella di chi resta e quella di chi se ne va.
L’equilibrio fragile di Mia viene spezzato dall’arrivo di Marina, ragazza di città che porta con sé un magnetismo difficile da decifrare. Marina non si comporta come una turista stagionale: è schiva, altera, ma anche misteriosamente vulnerabile. La sua presenza scuote non solo l’ordine delle cose tra Mia e il suo gruppo di amici, ma riapre ferite antiche legate al passato delle madri, Teresa e Lia, legate da un’amicizia profonda e da un trauma che continua a pulsare sotto la superficie.
Rosita Manuguerra tesse una narrazione densa e poetica, che alterna il presente al ricordo, l’adolescenza all’eredità emotiva delle madri. Malanima è un romanzo corale dove ogni personaggio – Mia, Marina, Teresa, Lia – porta il peso delle scelte non fatte, dei silenzi mai spezzati, delle colpe che si trasmettono come un eco.
Malanima è una riflessione dolceamara sulla crescita, sulle radici che trattengono e sul coraggio di sciogliersi dai legami senza per questo smettere di amarli. È un romanzo che resta dentro, come il profumo della salsedine nei vestiti asciugati al sole, o come certe estati che sembrano non finire mai, nemmeno quando il calendario dice il contrario.
Consigliato a chi cerca storie vere, emotivamente complesse, e ha voglia di perdersi in una narrazione che parla al cuore prima ancora che alla mente.
Malanima è stato un tuffo nel passato, come tornare bambina quando ascoltavo i racconti di famiglia;quelle storie che profumano di una terra bellissima fatta di tradizione, di profumi, sapori,di profondi valori quali la famiglia e l'amicizia. Questo romanzo è la storia di due ragazze Mia e Marina, compagne di scuola che piano piano si avvicinano legandosi in una profonda amicizia, scoprendo che anche le loro madri erano state amiche. Ma si sa quando si cresce, a volte le strade si separano e soprattutto se si vive in una piccola isola, nella quale tutti si conoscono e dalla quale qualcuno vuole fuggire alla ricerca di emancipazione. Tra passato e presente in questa storia si respira la voglia di andare avanti, di evoluzione, esplorando sentimenti ed emozioni e riportando alla luce verità al di là di quelle vecchie dicerie fatte di pregiudizi. La voglia di scappare da una terra che a volte dona, ma a volte toglie il respiro, privando di scegliere,togliendo la libertà, ritrovandosi gli occhi indiscreti della gente puntati contro. Quel sentimento di appartenenza alla terra che non tutti riescono a percepire, soprattutto le nuove generazioni che che crescendo sentono l'esigenza di esplorare e conoscere il mondo. Un bellissimo viaggio dell'anima e come ogni viaggio ci sono i saluti, a volte sono addii, a volte sono arrivederci. Una storia incredibilmente sensibile e reale, scritta con semplicità e dolcezza che mi ha regalato la gioia e nostalgia di un passato che porto nel cuore ⭐⭐⭐⭐⭐
Leggo recensioni su quanto sia simile ad altro pubblicato ultimamente dalle case editrici italiane. Da libraia mi rendo conto che può essere un argomento già affrontato, ma quello che mi sento di consigliare è di non leggere sempre lo stesso genere. Se si leggono libri con la stessa trama, o ambientazione, evidentemente il giudizio non può essere oggettivo.
Il libro ha una prosa semplice, che stringe l'occhio alla narrativa per ragazzi. Proponibile facilmente a una scuola superiore, per le problematiche trattate viste con un occhio adulto e maturo. Fresco, leggermente selvaggio e racconta che cosa significa per gli isolani il mare, l'essere parte integrante dell'isola e il sentimento di libertà.
Forse la malanima non è una cosa così brutta come si prospettava all'inizio del libro.
Un libro che ho sentito nel profondo, che mi ha ricordato dinamiche e sensazioni. Provenendo da un paese sperduto del sud Italia ho rivisto e rivissuto paesaggi, storie ed eventi. Ho (ri)percepito quanto una realtà così isolata ti toglie eppure ti dona, quel senso di appartenenza e legame radicato che è inspiegabile e che, se provi a raccontarlo, non viene compreso e, anzi, quasi deriso. Quel senso di sconforto e di rassegnazione nel sapere che non potrai aspirare a nulla, quella voglia di evadere per poter trovare la propria strada, pur sentendo questa scelta estremamente dolorosa, perché ingiusta. Sicuramente sono temi già visti, già affrontati - il richiamo a Elena Ferrante si sente - ma ritengo sia davvero un bell'esordio.
Libro che per come è scritto dovrebbe essere catalogato tra la letteratura per ragazzi, a voler essere intellettualmente onesti. Le tensioni che coinvolgono le due protagoniste e le riflessioni dell’autrice che ne scaturiscono sono tipiche di una certa età adolescenziale che - in un mondo di adulti lettori - difficilmente riescono a fare presa. Peccato
Non basta scrivere bene per fare un buon romanzo. La storia raccontata è poca cosa e abbastanza confusa. Adolescenti che si detestano, improvvisamente diventano amiconi inseparabili senza che questa trasformazione venga sviluppata. L'unico aspetto interessante è la presenza dell'isola, che risulta il personaggio più riuscito. Gli altri li ho trovati abbozzati e privi di spessore.
Può un’isola essere approdo di emozioni, di sentimenti contrastanti tra la fuga e la voglia di rimanere? Malanima è stata una lettura che mi ha completamente travolta, con una prosa che ho subito apprezzato, una storia che entra dentro a tal punto da farti rimanere incollata alle pagine senza voler mai smettere di leggere, perché vuoi capire cos’è questo malanima, cos’è questo malessere dell’anima che porta la gente ad essere quasi malinconica ma che di malinconia non si parla, ma si vuol intendere qualcosa di più.
Mia è la protagonista principale che ci racconta con i suoi occhi un’isola che per lei sulle prime è il solo posto in cui abitare ma crescendo si rende conto di voler scappare. Ha alle spalle una famiglia molto radicata all’isola che non ha mai pensato un minuto di lasciare quella terra nonostante gli stenti e la mancanza di soldi.
Marina, invece, è una ragazza che viene dalla città, sa bene cosa vuol dire avere agi e molte più cose che un’isola possa offrire, eppure cerca di comprendere cosa possa esserci per lei, e soprattutto, è determinata a scoprire cosa nella sua famiglia è successo. Perché la madre non le ha mai raccontato che le proprie radici sono profondamente radicate in quell’isola?
Mia e Marina hanno un rapporto all’inizio molto contrastante, Mia cerca di avvicinarsi a lei, sente di essere affine al suo animo, Marina invece sfugge a tutto e a tutti, fin quando le due ragazze si guardano negli occhi e comprendono che qualcosa hanno in comune, le rispettive madri erano amiche e purtroppo adesso non si parlano più. Ma perché?
Quelle che ci vengono descritte e raccontate sono donne che hanno fatto i conti con il proprio malanima, con quella volontà di scappare ma che allo stesso tempo alcune non hanno avuto il coraggio, mentre altre non hanno avuto nessuna via d’uscita e quindi hanno lasciato quello scoglio a cui vi era aggrappata tutta la propria vita.
Molti sono i nodi da sciogliere e l’autrice lo fa con una prosa meravigliosa, pagina dopo pagina ci accompagna in questo viaggio di vite che è fatta da persone che fuggono, che tornano dopo tempo o che non torneranno mai più.
Il malanima lo puoi curare solo con il mare, un elemento che può esserti amico o meno, che può ascoltarti silenziosamente o che puoi tu ammirare rimanendo in silenzio. È un romanzo tutto al femminile, dove si parla anche di familiarità, di determinazione, di decisioni prese a volte perché costretti perché non vi era nessun’altra via d’uscita. Conta poche pagine ma è pieno, intenso e pregno di insegnamenti. A chi non è mai capitato di andar via dal proprio posto dove si era sicuri di non andar via mai più ed invece si trova tutto ad un tratto in un luogo differente? Come vi siete sentiti? Si perdono i punti di riferimento, si perdono le abitudini, si perdono persino gli odori familiari, costretti a ricominciare tutto d’accapo, ecco fateci caso, perché forse il malanima lo abbiamo avuto un po' tutti.
Plot Mia is a 13-year-old girl who lives on a small island whose name we never learn. She’s attending her last year of middle school. After the long summer, she will have to help her father working in the countryside. Instead, her best friends, Giulia, Anna and Nello, are going away to study (on the mainland). The arrival of a new classmate, Marina, who comes from Milan, will bring new emotions into Mia’s life.
Review “Malanima” is the first novel by the Sicilian writer Rosita Manuguerra. Not only is it riveting but it is also well-written. The book explores universal themes such as friendship, the difficulty of growing up, and the relationship with the past. It is a coming-of-age story set on a stunning island. Not only is the island full of tourists from May to September, but it is also a place where people come and go to the mainland to work or study every day. Over the years, many people who were born on the island, decided to leave, because agriculture began to decline and fishing suffered from Tunisian competition. The result is that both those who stayed and those who were forced to leave, love and hate the island at the same time. In fact, both choices have left an invisible scratch on the souls of its people. Even if Mia is young, she has already learnt this from her family’s story. Her parents stayed because they believed the island was the only safe place for them. On the other hand, her beloved aunt Nietta, left because she couldn’t stand such a boring life anymore. Mia and her friends suffer from the same internal conflict. They look forward to meeting new people and discovering a new way of living, but they also know that not everyone will have the chance. The arrival of Marina from Milan arouses different feelings among them. Giulia, Anna and Nello despise her. Mia and Aldo are drawn to her charm. Furthermore, Mia discovers that her mother and Marina’s mother were close friends when they lived on the island. They are bound by an unspeakable secret.
Conclusion “Malanima” is a book with a very enjoyable and surprising ending. But what does the word malanima mean? According to Mia’s mother’s doctor, malanima is a mysterious illness that affects people who are forced to stay in a place where they don’t want to be. It can only be healed by the sea. On the island, the sea is able to heal everyone. A truly fascinating theory, Miss Manuguerra.
Che 𝐌𝐚𝐥𝐚𝐧𝐢𝐦𝐚 non sarebbe stata una lettura semplice, lo sapevo,quello che invece non avevo previsto è quel senso di malinconia o meglio di 𝐌𝐚𝐥𝐚𝐧𝐢𝐦𝐚 che quasi sempre colpisce gli isolani costretti a scegliere “se restare “ o “andare via”.
Per motivi di lavoro 24 anni fa ho lasciato la Sicilia e mi sono trasferita al Nord, lasciando le certezze, le comodità ma anche gli affetti.
È un po’ mi ci sono rivista in questa storia, forse non nelle due protagoniste principali Mia e Marina ma in zia Nietta ,che sceglie di partire dopo aver sacrificato anni della sua vita. Teresa,mamma di Mia,invece sceglie di restare mentre Lia,mamma di Marina lascia l’isola.
Queste scelte vedremo influenzeranno il percorso di crescita adolescenziale delle figlie, ritrovandosi ad un certo punto anche loro a un bivio chiedendosi : “𝐂𝐢 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢𝐫𝐞𝐦𝐨 𝐦𝐚𝐢 𝐚 𝐜𝐚𝐬𝐚,𝐮𝐧 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨,𝐢𝐧 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨?”
Un romanzo di formazione che oltre al rapporto tra madri e figlie pone l’attenzione su temi molto delicati ,come la poca natalità, sull’isola infatti non c’è neppure un ospedale o la precarietà del lavoro. Infatti il padre di Mia per mandare avanti la famiglia ha dovuto reinventarsi e da coltivatore diventa tutto fare.
L’amicizia che nasce tra Mia che è nata sull’isola e Marina che dalla città è arrivata sull’isola per restare ci mostra il percorso di crescita di queste due mondi così diversi che si intrecciano per camminare insieme.
Un libro che consiglio di leggere anche a chi non è solito leggere romanzi di formazione. A chi dopo essere andato via vuol tornare per restare. A chi ha capito che dagli errori si crescere.
𝐌𝐚𝐥𝐚𝐧𝐢𝐦𝐚 è la storia di due ragazze in cui riverbera e si compie il racconto di emancipazione delle loto madri ,una storia capace di scavare a fondo nel cuore di tutti noi e di rammentarci di partenza e ritorni,di arrivederci e addii,non sono altro che luoghi dell’anima.
Una storia ambientata in un'isola della Sicilia, Favignana per la precisione. E, come ci si potrebbe aspettare, il racconto ci dice molto dell'isola, dei suoi abitanti e dei costumi. Le viccende di Mia, raccontate in prima persona, ci fanno scoprire cosa vuol dire vivere sull'isola, crescervi e avere il desiderio di andarsene o l'esatto opposto: la volontà di non lasciarla mai. Non è un raffronto tra la vita degli isolani e quella di chi vive nel continente (che nel libro viene indicato come terraferma) ma più un voler rendere noto ai lettori cosa vuol dire vivere sull'isola. In un'isola che fa comunque parte di quella regione dove esisteva l'onore che si frapponeva all'amore. Gli ingredienti, purtroppo, sembrano tutti già visti. Dalla piccola comunità in cui tutti si conoscono, al personaggio venuto da fuori, l'età dell'adolescenza che scombina gli equilibri, i fantasmi del passato. Ci sono e sono usati bene, tuttavia, la storia manca di attrattiva; ad ogni pagina sembra di trovarsi a un passo da un colpo di scena che poi non c'è e alla fine del libro si resta come quanto si mangia in un ristorante stellato: tutto buono ma un pochino in più non avrebbe guastato (sono uno a cui piace mangiare semplice ma alzarsi a fatica dopo il pasto). Non manca la spinta a una riflessione, a chiedersi quanto sia giusto tenere dei segreti con chi avrebbe tutto il diritto di sapere, qual'è il confine tra la volontà di proteggere e la negazione della conoscenza (che molti equiparano a una menzogna o a una mancata verità).
Mia è una ragazzina che abita sull'isola e la sua vita viene stravolta dall'arrivo di Marina, una bambina della sua stessa età che, arrivata dalla terraferma, pare nascondere numerosi segreti relativi a sua madre e alla sua famiglia. Le due ragazzine, dopo qualche vicissitudine, stringono un legame di amicizia molto forte, tanto da spingerle a cercare sempre più la verità sulla famiglia di Marina. Un incidente, però, spingerà le due giovani a legarsi ancora di più e questo evento porterà un cambiamento notevole anche nelle dinamiche dell'intero villaggio. Si tratta, dunque, di una storia di amicizia, di quelle che nascono da bambini e che hanno il potenziale di durare per sempre.'Malanima' è un romanzo dolce, delicato, semplice ma, allo stesso tempo, forte e determinato. Le descrizioni degli spazi, dei luoghi e delle tradizioni permettono al lettore di contestualizzare le varie situazioni e di comprendere molto bene la cultura dei luoghi e dei tempi narrati. Lettura molto gradevole.
Lia Amato mi accolse nella sua casa con i gesti di chi non è ancora abituato a possederla. Era una di quelle case che se non ti sforzi di abitare riempiendole di quadri, fiori e vecchie fotografie finiscono per abitare te. Una casa dall'ossatura borghese ma con arredi da turista .. *** Avrei voluto spiegarle che gli isolani hanno le radici in terra e l'anima in mezzo al mare. Ma non trovavo le parole. *** Così avveniva e avviene su quest'isola, che pretende di dimenticare chi parte, ma di nascosto ne trattiene le radici, rendendoci alberi destinati a cadere al primo soffio di vento. *** Qui c'è un modo per chiamare questa cosa. Questa sensazione che hai quando sei in un posto in cui non vorresti stare. E allora le cose si complicano e tutto sembra andare contro di te. Lo chiamano malanima. *** Le ferite di terra si curano in mare, quelle del mare in terra. *** Non aveva capito che per scoprire certe storie dimenticate bisogna solo fare le domande giuste, e che a volte il piacere di raccontare vince la riservatezza. *** Amalia ci stava tramandando una verità della vita. Che prima di essere genitori si è figli, e che un genitore a volte è un figlio che non si è perdonato.
La malanima del cuore corrisponde al canto antico del mare, tanto esso è più profondo tanto la malinconia assale gli isolani del romanzo Malanima. Amo le storie di formazione che percorrono intere vite e qui di vita c'è ne sono tante.
«Il patto fra noi era che io quelle ferite non le guardassi,non le nominassi, fingessi che non esistevano. Se invece ne avessi parlato,lei sarebbe scappata via da me come acqua fra le mani.»
Malanima è una storia ben strutturata. I colpi di scena sparsi qua e là, accompagnano il lettore alla scoperta di segreti sorprendenti, scrittura scorrevolissima. Dal mio punto di vista, Il messaggio che l'autrice vuole fare arrivare ai suoi lettori riguarda il cambiamento interiore in ognuno di noi, l’anima muta le sue corrispondenze relazionali che ci piaccia o no. Un libro che mi ha pienamente soddisfatta! Consigliato.Buona lettura.
Il racconto di un'età che tutti abbiamo vissuto, ma qui ambientato in una condizione limite: l'isola di un'isola, uno scoglio che insieme attrae e soffoca. Storia di fughe e ritorni, di dolori che due amiche adolscenti non meritano, né comprendono e tuttavia ereditano, tramandati dalle generazioni precedenti. Nonni, genitori, zie di cui riemerge il vissuto come un animale marino spiaggiato. Due case gemelle, una lo spettro dell'altra, e indizi in vecchie fotografie seppiate che é meglio gettare nel fuoco.
Malanima è un testo fatto di roccia e acqua: una struttura solida e una prosa trasparente e fluida con punte liriche. Un romanzo che, per la tridimensionalità dell'ambientazione e per la vasta galleria di personaggi che lo scalpello dell'autrice scolpisce nel tufo, si presta a prequel, sequel e spin off, che aspettiamo fin d'ora.
“"Quindi è vero?" gli chiesi. Fino ad allora non avevo voluto domandarglielo. Per me non sarebbe cambiato nulla. "Non importa se è vero. Qui è vero quello che racconta-no. Se lo dice abbastanza gente diventa vero," rispose. Faceva fatica a respirare. Prendeva delle lunghe boccate per provare a calmarsi, senza riuscirci. Tenendogli la mano sulla spalla, attesi che passasse. "Io sono dalla tua parte," gli dissi. "Per me è vero quello che dici tu." Si sfregò gli occhi, come ad asciugare lacrime che non c'erano, e mi guardò per la prima volta da quando ci eravamo seduti.”
“Dove si scivolava, lei forniva un appiglio, che se volevi, solo se volevi, potevi sfruttare. Perché l'avresti trovata lì. Sempre.”
Due adolescenti, due mondi lontani: Mia, nata e cresciuta sull’isola e Marina, arrivata dalla città per restare. La loro relazione si costruisce in bilico, come spesso accade a quell’età, cercando di piacersi, di proteggersi, di capire chi si è attraverso l’altro. Alcuni segreti o cose taciute però mettono a rischio il loro rapporto di amicizia. L’isola però è la vera protagonista: il mare, il tempo, la festa paesana religiosa. La scrittura è sicuramente scorrevole, forse anche troppo. Verso la fine mi sembrava di leggere dialoghi scritti per un libro per ragazzi.
Scrittrice esordiente. Lettura davvero piacevole, con uno stile che riesce progressivamente a far immergere il lettore nella realtà dell’isola. Non vedo come tema portante del libro l’emancipazione femminile ma piuttosto i legami familiari, i segreti che si portano dietro , a volte terribilmente difficili e vincolanti. Altro tema guida è l’amicizia esplorata in diverse forme (dalle più acerbe a quelle più profonde ed esistenziali come quella tra Anna e Giulia) Nel complesso buon esordio
Che meraviglioso romanzo. Ti permette di immergerti totalmente nella storia, immedesimarti nei personaggi, figurarti le scene e i paesaggi. La narrazione è bellissima, Rosita Manuguerra ti racconta delle storie popolari che nel corso del tempo si sono date per scontate e che alla fine poi nessuno riesce più a raccontare e a tramandare. Lei ci è riuscita e io, anche dopo aver finito il romanzo, sono ancora lì a Favignana insieme a Mia.
Nulla di nuovo.L'isola e il rapporto con l' isola(si ma quale isola? Se non avessi letto la provenienza dell' autrice non lo saprei) diventano il tema principale attorno alla quale ruotano dei personaggi con storie più o meno banali.Si legge bene,capitoli corti e scrittura scorrevole ma nulla di più
un romanzo che esamina molto bene il tema dei legami di sangue e dell' amicizia. mi sarebbe piaciuto che "durasse di piu" perché mi stavo affezionando ai personaggio e avrei voluto vivere ancora qualche pagina con loro.
Una storia leggera, ben scritta e scorrevole sull'amicizia condita con un pò di mistero il tutto svolto su una piccola isola fatta di persone che si conoscono, tradizioni, ma anche stranezze. Lettura molto piacevole!