Ci sono serie capaci di trasportarti in un universo parallelo, tanto vivido da sembrare reale, tanto ricco di dettagli da farti dimenticare che si tratta di finzione. La saga ambientata sull'isola di Liten è una di queste, e La condanna del silenzio ne è la conferma definitiva.
Dopo gli eventi sconvolgenti del secondo volume, Liten è ormai un luogo in rovina, spogliato della sua aura idilliaca e trascinato in un vortice di sospetti, misteri irrisolti e ombre del passato che non smettono di riemergere. Il turismo è crollato, le voci si sono affievolite, eppure il destino dell’isola è ancora una volta legato a una scomparsa: quella di Kysa Nilsson, un enigma che la polizia svedese è fin troppo sbrigativa nell’archiviare.
Questa volta, però, il cuore pulsante della narrazione non è solo l’indagine in sé, ma l’uomo che ne è al centro: Owe Dahlberg. Il capo della polizia di Liten ha sempre vissuto nell’ombra della figlia, nei ricordi ingombranti della moglie, eppure in questo romanzo è lui a prendere la scena. Finalmente ne scopriamo la complessità, i dubbi, le crepe nella sua immagine pubblica. Il passato che emerge ribalta molte delle convinzioni che avevamo costruito nei libri precedenti, e la maestria dell’autore sta proprio qui: nel farci dubitare, nel giocare con le nostre percezioni, nel depistare fino all’ultimo momento.
La tensione cresce pagina dopo pagina, il ritmo incalzante non lascia tregua, e i colpi di scena mettono in discussione tutto ciò che credevamo di sapere. Liten non è solo un’ambientazione: è un personaggio a sé, vivo, mutevole, un’"isola che non c’è" dal fascino oscuro e inquietante. È un luogo che sembra respirare, soffrire, portare sulle spalle il peso degli eventi che l’hanno travolta. E io, come lettrice, non posso fare a meno di amarla.
Certo, qualche piccolo refuso si fa notare, ma non intacca minimamente la qualità della storia, soprattutto per chi ha seguito la serie con passione. Anzi, la sensazione di essere immersi in una realtà così ben costruita rende questi dettagli secondari. Il coinvolgimento è totale: ho sofferto con i personaggi, ho condiviso la loro frustrazione, ho vissuto sulla mia pelle il buio che li circonda.
Se amate le storie capaci di sconvolgervi, di portarvi su un’isola che esiste solo nelle pagine di un libro ma che sembra incredibilmente reale, La condanna del silenzio è una lettura imprescindibile.