Teacher of Italian, author of poems, essays and short stories and poetry lover of dialect, especially Pascarella and Meli, and Vincenza Trizzino, originally from Bivona.
Tu, che commenti le poesie, sei un inevitabile cretino. Nonostante ciò, anche se non puoi fare un passo, andrai avanti. Io, odioso pronome; tu, insincero fantasma. Angelo Maria Ripellino è uno studioso straordinario e qui cura e traduce un'antologia che riunisce i grandi poeti russi in simbolismo, acmeismo, cubofuturismo, accostando con criterio eclettico maggiori e minori, tra versi in estinzione e in rivolta, o abbandonati alla natura del sé alieno al mondo. Belyi e Blok, Achmatova, Mandelstam, Chodàsevic, Chlèbnikov, Majakovskij, Pasternàk, Cvetaeva, Esènin. Il lavoro dei poeti è inesauribile, si moltiplica nel tentativo proibito di fare in tempo, di trasformare la vita. La Russia è una terra ignota, una dolce amica che nasconde cammini arcani e prodigiosi; l'eterno femminino è indagato dal pazzo profeta, nel fiume umano, nel bisbìglio sotterraneo. La terra lotta e noi le siamo stranieri, ha un odore resinoso e secco, è un mondo di insensibili rocce e allegri fratelli. Ecco, arriva un verso che ti strappa ciò che hai dentro e lo calpesta; e tu lettore scendi in una tenebra, in una spenta bufera, in uno stato di orfanezza cosciente del legame disperato tra struggimento ed estasi. Gialle foglie, foglie secche, su una fredda striscia di polvere rossa. Con paura si vive, con angoscia per l'amara misura. Per il lettore di versi la poesia è martirio ed inferno: ti rende cane affamato, tetro nel cuore, stordito da quel che dicono le stelle, in una città che si acquieta. La lenta andatura della poesia, a volte, risuona simile al volo, in una lingua materna che è sposa amata da tutti, primo amore silenzioso, curiosità di forestiero. Sì, addentrarsi tra i versi vuol dire sperperare un'eredità, tendendosi con tenerezza all'altrui capriccio, al paziente vuoto del desiderio; l'anima sogna il corpo di donna, ragazza che ti chiama fratello. Vadano al diavolo tutte le carte! La carne, la carne! Tra le pianure puoi scorgere un minuscolo acero, essere ribelle che tende verso ignoti confini, sui fiumi assopiti, tra i tumulti terreni, nella menzogna dove giace il sangue più lento, il silenzio più terso.
“Noi adesso ce ne andiamo a poco a poco/verso il paese dov'è gioia e quiete./Forse, ben presto anch'io dovrò raccogliere/le mie spoglie mortali per il viaggio./Care foreste di betulle!/Tu, terra! E voi, sabbie delle pianure!/Dinanzi a questa folla di partenti/non ho forza di nascondere la mia malinconia./Ho amato troppo in questo mondo/tutto ciò che veste l'anima di carne./Pace alle trèmule che, allargando i rami,/si sono specchiate nell'acqua rosea./Molti pensieri in silenzio ho meditato,/molte canzoni entro di me ho composto./Felice io sono sulla cupa terra/di ciò che ho respirato e che ho vissuto./Felice di aver baciato le donne,/pestato i fiori, ruzzolato nell'erba,/di non aver mai battuto sul capo/le bestie, nostri fratelli minori./So che là non fioriscono boscaglie,/non stormisce la ségala dal collo di cigno./Perciò dinanzi a una folla di partenti/provo sempre un brivido./So che in quel paese non saranno/queste campagne biondeggianti nella nebbia./Anche perciò mi sono cari gli uomini/che vivono con me su questa terra”. Sergej Aleksandrovič Esènin, 1924