Molti sostengono che la bellezza sia un dono. In pochi sanno che può anche essere una condanna. Ermione l'ha compreso fin troppo presto. Abbandonata dalla madre Elena, fuggita da Sparta per inseguire il suo sogno d'amore, e dal padre Menelao, partito per muovere guerra a Troia e riportare a casa la moglie, è cresciuta con due di non essere sufficientemente importante per i genitori e, soprattutto, di non essere, per tutti gli altri, che il pallido riflesso della avvenente Elena. Nessuno sembra vedere altro in Ermione. A nessuno sembra interessare chi sia veramente, o che cosa voglia davvero. Pedina di giochi di potere più grandi di lei, viene spedita dalla nonna Leda a Micene per suggellare l'alleanza di sangue tra la sua famiglia e quella dello zio Agamennone, l'uomo più temuto di Grecia. Se Sparta era, nonostante tutto, il suo rifugio, Micene diventerà la sua prova più importante, un viaggio di crescita e ribellione che la trasformerà profondamente. Qui, infatti, nonostante lo sguardo vigile e severo della zia Clitemnestra, grazie al cugino e promesso sposo Oreste, stimolante quanto irritante, Ermione inizierà a intravedere la possibilità di essere qualcosa di più e di diverso della figlia di Elena. Più della nipote di qualcuno, o della moglie di qualcun altro. Ma il destino delle donne di Grecia non si scrive con la libertà. E ogni scelta ha un prezzo. In Ermione, Valentina Ferrari intreccia il fascino della mitologia classica con il battito travolgente di un cuore diviso tra dovere e desiderio. Un romanzo che dà finalmente voce e giustizia a una delle giovani donne dimenticate della mitologia, e che non potrà che essere amato anche da chi cerca un romance fatto di sguardi rubati, desideri inespressi e scelte impossibili.
Adoro i miti greci, quindi la storia vince in partenza. Non conoscevo il mito di Ermione, e sono stata contente di aver aumentato le mie conoscenze.
La scrittura non mi ha particolarmente impressionata, non lo definirei un capolavoro ma si fa leggere. Credo che l’autrice sia stata brava a descrivere il conflitto interno di Ermione e il suo costante paragone con la madre Elena, di cui sembrava, inizialmente, un’estensione, fino a scoprirsi persona distante e soprattutto differente.
Personaggi che mi sono piaciuti molto: Elettra e Andromaca. Di Andromaca conoscevo la storia, di Elettra no… e sono curiosa di approfondire.
Non mi sono entusiasmata per la storia d’amore, ma ho odiato Neottolemo, stupido, brutale e « padrone » della vita degli altri.
Questo è il mito greco, però le persone sono sempre le stesse. L’indole umana non cambia.
Ovviamente non ricordo il mito originale quindi non so se gli sia fedele ma comunque è scritto molto bene e mi piace quando viene romanzato (bene!) un mito, avvicina un po' alla cultura antica. Sicuramente sarà rivisitato in chiave moderna ma direi che mi è piaciuto.
La storia si concentra su Ermione figlia della bella Elena di Troia. Ermione risente non solo del nome della madre ma anche della bellezza che le ha lasciato e all'inizio del libro, la Ferrari, rende questo aspetto della ragazza una vera e propria caratteristica, che arriva a pensare di non essere nient'altro che bella. L'avanzare del romanzo rende questa conclusione errata, Ermione si dimostra combattiva, testarda, convinta, altruista e razionale, una ragazza che non ha problemi a dire ciò che pensa e a fare ciò che dice. Ovviamente la critica può essere dietro l'angolo, in quanto Ermione è una figura molto anacronistica, così come il suo Oreste, non credo che nell'antica Grecia credessero tanto nell'amore romantico e non penso neanche che una donna come Ermione avrebbe avuto così tanta libertà.
Comunque la trama si concentra su un mito, quindi tutto può essere.
La storia d'amore è un classico Enemy to Lovers, i due non si sopportano e alla fine arrivano a fare di tutto l'uno per l'altra. Gli scambi di battute tra i due amanti non sono mai banali o facili ai doppi sensi, anzi sono molto veloci e pungenti il che rende il tutto più divertente; riescono a mirare ogni volta alle carenze l'uno dell'altra e questo è diverso e arriverei a dire fresco (almeno per me e per i libri che di solito leggo)
Una buona lettura, scorrevole, chiara e senza troppi fiocchi: quattro stelle sono più che meritate.
🏛️ Abbandonata dalla madre Elena, fuggita da Sparta per stare con Paride, e dal padre Menelao, partito per muovere guerra a Troia, Ermione cresce con la consapevolezza che tutti vedono in lei nient’altro che il pallido riflesso della madre Elena. Come tutte le donne dell’epoca, cade vittima dei giochi di potere degli uomini e viene mandata a Micene per sposare suo cugino Oreste. Micene sarà per lei un viaggio di crescita e ribellione che la trasformerà profondamente. Qui, Ermione diventa consapevole di essere qualcosa di più e di diverso della figlia di Elena e inizia a scrivere il proprio destino.
🏛️Clitemnestra, Andromaca, Penelope, Circe, Briseide, Ermione. Tante sono le donne dimenticate dalla mitologia greca, ridotte a comparse nelle storie degli uomini. In “Ermione”, Valentina Ferrari dà voce alla figlia dimenticata di Elena di Troia, intrecciando il retelling mitologico con il romance e regalando ai suoi lettori una storia di rivalsa femminile e di lotta tra il dovere e il desiderio. E lo fa con uno stile che se a primo impatto può sembrare troppo ricercato, poi ti rapisce e diventa impossibile staccarsi dalle pagine. Personalmente, trovo che l’autrice sia riuscita a dipingere perfettamente non soltanto il contesto storico, rendendo le ambientazioni estremamente suggestive, seppur passino in secondo piano, ma soprattutto i personaggi. Ermione, Oreste, Leda, Clitemnestra, personaggi complessi ma estremamente affascinanti, che l’autrice riesce a rendere perfettamente credibili. Inoltre, una cosa molto particolare, la sua caratterizzazione di Clitemnestra mi ha portato subito con la mente al romanzo di Costanza Casati. Nonostante le evidenti differenze di stile, si è creata una sorta di continuità narrativa che personalmente ho amato.
🏛️ Il romance c’è ma penso che Valentina Ferrari sia riuscita a fare camminare il romanzo perfettamente sul filo tra la leggerezza del romance e la classicità del mito.
Dopo un paio di letture un tantino "spente", questo retelling mi ha risollevata. Devo dire che mi è piaciuto sin dalla prima pagina e non si è smentito mai fino all'ultima.
Unico mini mini appunto, se proprio vogliamo farne uno, è il fatto che il finale mi sia risultato un pochino troppo troncato. E forse avrei preferito che Ermione fosse protagonista trionfante nelle sue scelte fino alla fine, pure se in realtà il finale proposto dall'autrice è forse più realistico e plausibile.
Devo ammettere che, nonostante il mio amore per la mitologia, di questo personaggio conosco poco o nulla: giusto le origini e i natali. Questo potrebbe avermi avvantaggiata, paradossalmente, perché partivo senza aspettative o preconcetti riguardo questa lettura, che mi ha intrigata soprattutto proprio perché aveva come protagonista una donna di cui non si parla praticamente mai.
La Ermione della Ferrari è ribelle, anarchica, forte fisicamente e mentalmente. All'inizio veramente da al lettore l'illusione di una principessa viziata che si piange addosso, ma invece poi riesce a sorprendere con determinazione, grinta, e sfacciataggine. Oreste mi è piaciuto sin da subito, con quel suo mix di ironia e spavalderia, ma senza l'oppressione dell'uomo macho con l'ossessione di essere eroe e padrone di tutto, pure delle altre persone. Mi ha attratto il suo altro lato, anche, ossia quello fragile e riflessivo, triste e sofferente, a volte insicuro.
A sorprendere sono anche i personaggi secondari, che arricchiscono la trama con le loro personalità così varie e differenziate: Irene la schiava intelligente e coraggiosa; Callias amico leale, mite e saggio; Elettra piena di spirito analitico; Crisotemi innocente e pura; Castore forte ma dal cuore d'oro; Polideuce che sbaglia ma poi impara anche ad ammetterlo; Clitemnestra col suo carattere forte da vera spartana; Neottolemo che incarna il peggio che ci si possa aspettare da un uomo.
Ultimo appunto: una scrittura scorrevole e quasi poetica, adatta all'atmosfera del mito. Bellissima la dichiarazione d'amore di Oreste a Ermione, lirica e piena di trasporto al punto da emozionare.
Ci, sono, virgole, dappertutto, in, questo, romanzo, tranne, dove, servono. Periodi lunghissimi, infiniti, infarciti di parole altisonanti accostate per effetto più che per sostanza.
Se non fosse per lo stile ampolloso e retorico, sarebbe potuta essere una lettura piacevole. La trama in sé funziona benino, tuttavia è servita una grande forza di volontà e testardaggine per arrivare al fondo di questa storia. Convince poco Oreste, un personaggio piuttosto artefatto e tuttavia superficiale che non mi ha proprio comunicato nulla. Molto meglio riusciti e caratterizzati Polideuce e Clitemnestra.
Forse un centinaio di pagine in meno avrebbero giovato e reso la lettura meno estenuante.
Dovremmo essere tutti un spartani, come Ermione. in questo libro, che riprende il suo mito, ti viene voglio di essere fiera, combattiva e ribelle come lei. Credo che tutti potremmo rispecchiarci in lei: tutti vorremmo che qualcuno rimanesse per noi. Alle prese con la consapevolezza di essere per gli altri nient'altro che il riflesso di sua madre Elena, è dolce leggere lo sviluppo della storia di questo libro sapere che alla fine c'è e ci sarà sempre qualcuno che ci vede per chi siamo veramente.
Do un 3,5 per l’inizio perché era partito bene infatti ho letto in un giorno il 15%. Personalmente mi ha cringiato il fatto che Ermione avesse una relazione con lo zio Polluce perché non riesco a chiamarlo Polideuce 🙈. Era scontato che si mettesse con Oreste alla fine di tutto… e avrei voluto che uccidesse lei Neottolomeo. Avrei voluto leggere un vero finale perché per me quello non lo era. Magari leggere anche del ritorno di Menelao ed Elena…
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Scritto in stile fan fiction di wattpad. Dialoghi sciocchi e personaggi odiosi e poco profondi. E’ inutile mettere qualche frase ad effetto qua e là non salva la situazione. Caratterizzazione dei personaggi nulla e la protagonista veramente petulante, infantile e fastidiosa. Quando poi cerca anche di darle un tono è anche imbarazzante.
Mi è piaciuto moltissimo questo take su Ermione! Anche le parti totalmente inventate dall’autrice, le ho trovate molto pertinenti a questo retelling. Non mi ha fatto impazzire solo l’uso della punteggiatura, talvolta un po’ troppo libero e a tratti rendeva la lettura poco scorrevole.