It is 6th May, 1926, the third day of the General Strike.
This is the story of that harrowing week seen through the eyes of the women and men of London as they move through that unreal city. We meet those who gave their all for the strike - and a vision of a better world. We meet, too, those who fought to break it with every weapon they had: power, politics, money - or brute force. There are masters and workmen, fascists and communists, politicians and trade unionists, wives and mistresses, artists, writers and scientists, all cught up in the web of each other's lives. But above all we follow the thread of Hervey Russell's life as she is swept up by the political ferment around her, by the difficulties of a new marriage, and by her hopes and fears for the future...
Margaret Storm Jameson was an English writer, known for her 45 novels, and criticism.
Jameson studied at the University of Leeds, later moving to London, where in 1914 she earned an MA from King's College London. She was a teacher before becoming a full-time writer. She married writer Guy Chapman, but continued to publish as Storm Jameson.
From 1939, Jameson was a prominent president of the British branch of the International PEN association, and active in helping refugee writers. She wrote three volumes of autobiography.
A well-received biography, by Jennifer Birkett, Professor of French Studies at Birmingham University, was published by the Oxford University Press in March 2009.
Molti lettori si meravigliano come alla fine, quella storia o quel personaggio a cui si sono affezionati particolarmente, rivelasse molto più di quel che credevano. Le supposizioni sollevate, le sensazioni riscontrate erano parti del loro animo che impunemente avevano potuto nascondere, reprimere. Per ognuno e di ognuno, c’è una storia a se.. Il mondo dipinto da Margaret Storm Jameson, fu quel dipinto dai colori accesi, dalle sfumature più radiali che fagocitò il mio spirito, se non addirittura la mia coscienza, in un mondo che fu dilaniato incessantamente da movimenti storici che aumentarono in Germania il mito nazionalista del tradimento all’interno dei partiti socialisti e tradizionali con la fine della prima guerra mondiale. Londra, così grigia e fumosa, festeggerà la resa della Germania e la fine dei combattimenti e Harvey, altergo della sua creatrice, assisterà a tutto questo nel momento in cui il presidente Wilson tracciò le basi di una pace globale. Presentò i famosi 14 punti, un piano che prevedesse alcuni assetti politici e bellici senza misura, attribuendo al popolo quella possibilità di decidere la propria identità nazionale, delineando i propri confini, creando la società delle nazioni affinché potessero risolvere i conflitti in modo pacifico. Seviziando ogni mancato miglioramento all’opposizione della guerra, prostrando il popolo a una crisi strutturale del sistema economico superabile mediante la solidarietà e la trasformazione politica. Quando fu pubblicata questa trilogia, la Jameson fu criticata per aver dato adito alle necessità o all’esigenze degli operai e, paradossalmente, incoraggiato quella sinistra dogmatica per non aver abbracciato ciecamente la retorica del partito comunista. La Storm rifiutò l’isolamento solipsistico ( aggressione ad ogni illusione che non fosse propria o consapevole ) e l’estetismo d’avanguardia, utilizzando tecniche espressamente moderniste come il flusso di coscienza lirico della Woolf o della Eliot per descrivere Londra come una città irreale industriale. Oggi però la critica ha riconosciuto questi testi valorizzando nella loro esperienza con il realismo modernista o stilizzato ( fedeltà o realtà uniti in forme semplici ) capaci di far dialogare le innovazioni formali con l’impegno civile. L’autrice immaginò una società retta dalla ragione e divisa in classi nel quale vigeva la giustizia universale, l’idea di bene comune e l’immortalità dell’anima. In una sequela di personaggi il cui montaggio corale fu paragonato a quello del cinema d’avanguardia europeo e alla simultaneità della poesia moderna. A dispetto delle sue << compagne >>, Harvey incarna quell’IO impercettibile: donna imperfetta che prima di essere libera dalle negazioni del passato deve negoziare il proprio posto nel mercato del lavoro e nelle strade della storia. Mediante i suoi occhi, mostrando il vero trauma della guerra che non si esaurì sul campo di battaglia ma continua a consumarsi, a consumare i sopravvissuti sotto forma di fantasmi interiori condizionati da ogni scelta oggettiva, professionale e politica. Disseminato da una coscienza pregna di letture intellettualmente ardite, quali John Donne, Chaucer e John MIlton, riflesso di un mondo intellettuale le cui riflessioni intellettuali sono esclusivamente autobiografiche. In una giungla insidiosa, quella della società letteraria e mondana della Londra post bellica che sperimenta la forza e la tentazione ambiziosa, il successo facile e una travolgente passione extraconiugale che metterà a dura prova la sua integrità intellettuale. Come la Lady del Comus di John Milton, Harvey incarna la versione di una donna determinata che rifiuta di scendere a compromessi, lotta pur di guadagnarsi un’autonomia economica e intellettuale la cui virtù risiede nella fedeltà a se stessa, alla propria vocazione letteraria e nel senso di responsabilità verso i più deboli. Intrappolata in un luogo in cui dovrà scovare quella retta via, fra dubbi esistenziali, la povertà e il fallimento del proprio matrimonio diviene attraversamento di questo labirinto per giungere a una maturazione più adulta e consapevole. Quel richiamo altisonante e incessante per la battaglia, la rivolta celebra quella luce interiore individuale di non farsi sopraffare dall’oscurità circostante, tentando invece di scovare l’indipendenza in un mondo in trasformazione. Ridley rappresenta tutto ciò che ha sempre detestato, la sua autrice, il sistema sociale ed editoriale, il successo facile, la commercializzazione della letteratura e l’egocentrismo maschile riconoscendone ogni peso culturale e politico. E la morte, così crudele ed egoista, genera alienazione. Una sorda ostilità verso coloro che non hanno combattuto e che si sono arricchiti grazie al conflitto, la parata di cui fa cenno il primo volume, appare come un insulto osceno alla memoria dei giovani sacrificati al fronte. Pretesto letterario che nemmeno l’amore, quello coniato mediante versi di John Donne, è descritto come felice, entusiasta quanto uno scambio di debolezze reciproche fra amanti e desideri in modo estremo. Per Harvey, nella coincidenza di un profondo senso amoroso pregno di sofferenza, nella sproporzione di dare e ricevere sentimenti che rispecchiano le dinamiche e complesse vicissitudini da cui Harvey, consapevole non si tratti di un idillio semplice, affronterà l’inesorabile svelamento di un passato che ritorna e distrugge il presente. Desiderosa di avanzare nel tumulto della modernità, nel cambiamento, senza farsi paralizzare dai rimpianti della grande guerra. Pur essendo stato scritto nel 1934 e in piena Grande Depressione, nel periodo dell’ascesa del fascismo europeo, questo terzo volume analizza gli anni 20 traendo ispirazione dalle radici di questo grande colosso, culminando idealmente nei volumi successivi con il grande sciopero nazionale del 1926. Incentrato sulle pagine più drammatiche e commoventi che caratterizzano questo sciopero generale che paralizza il Regno Unito. In uno scontro diretto fra il potere economico, la propaganda e la forza bruta dello stato per spezzare lo sciopero, la Storm, socialista incallita, riversò nel romanzo quelle ostilità dogmatiche che avrebbero dovuto difendere strenuamente l’umanità e la libertà del giudizio del singolo. Trilogia che esplora e ha esplorato una generica disillusione post bellica a una mappatura delle forze macroeconomiche che esploderanno poi in una cronaca corale della tensione rivoluzionaria in cui la politica cessa di essere teoria e diventa scontro quotidiano nelle strade. Nella possibilità di aver catturato questo tessuto sociale inglese, per la precisione formalistica nel ricostruire la settimana dello sciopero generale del 1926. E una rinascita interiore, quella conseguente dal passato, in cui la nostalgia e il rimpianto per ciò che si è lasciato alle spalle ( il mondo, il peccato o le illusioni ) rappresentano il pericolo della perdizione e della stagnazione morale. Questa continua idea di esistenza, resilienza, superamento del passato donano un respiro più ampio e universale, appartenente ad Harvey, al suo cammino e a nessun altro. Specchio fra mondi diversi ma netti, impiegati nella ricerca di qualcosa che sia effettivo o concreto.
"This frantic longing for freedom is only the dark side of a passion for order. But I want a new order; I want the parts of the design to shift, and release all the trapped and maimed creatures, caught between past and future. Her mind darkened, and sank with her into the passages under the earth; she saw the walls of the earth shift and fall together, squeezing the breath and blood out of the men bowed there, as paint is squeezed from a tube. Even the bone crumbled between her fingers and was scattered like dust into the pit."
The third in the mirror in the darkness series is set over the 9 days of the 1926 General Strike. Hervey, the main character of the first 2 books, is now married to Nicholas, but there are strains as she faces a major operation, and Nicholas throws himself into the cause of the strike. The joy of these stories is the picture it paints of English society in the years after the traumatic First World War. Many of the male characters are scarred by their experiences, while the establishment seeks to preserve their wealth and power. This is a period when it is easy to imagine a revolution occurring when poverty was rife but business and wealthy members of the upper class profit. The example of Russia is in the thoughts of everyone as the army prepare and people have their bags packed. Hervey is a character who portrays how women's role in society is changing at that time, but with the eternal dilemma of a career and parenting. Hervey stands head and shoulders above the male characters, and the fact that she is less central in this episode is one of the only negatives in this episode. This has been a trilogy that I was glad to have read, and I was fascinated then to read of the interesting life of the author.
"MAI GUARDARSI INDIETRO" di Margaret Storm Jameson Harvey, la protagonista, vive la quotidianità impegnandosi per dare un senso alle proprie azioni e una profondità ai rapporti interpersonali, senza risparmiare le proprie energie fisiche e morali. La profonda crisi sociale del momento, ci troviamo a Londra nel 1926, è ugualmente protagonista e racconta le vite di chi cerca di lottare e resistere per emergere da una condizione di miseria e sfruttamento, di chi non intende cedere sulle proprie posizioni di agio e potere e di chi cerca di sfruttare la situazione per intrufolarsi in modo subdolo in altre vite. Harvey pensa, analizza i propri ricordi, i propri sentimenti e comportamenti e la ricaduta degli stessi sulla vita che la circonda e sulle persone che ne condividono il percorso. Harvey non fa sconti e non si fa sconti.
"Company parade" è al primo posto perché mi ha fatto conoscere e appassionare alle vicende dei personaggi, ma "Mai guardarsi indietro" gli è subito dietro nella mia personale classifica di gradimento dei libri di questa trilogia. Se con il secondo libro si era persa la questione sociale, qui ritorna di gran carriera e si può dire che sia il vero tema portante. Tutto il libro infatti si incentra sullo sciopero generale indetto per chiedere condizioni migliori per i minatori delle fabbriche di carbone londinesi; condizioni che non sono state ottenute, come tristemente tutti sappiamo. Penso che la scrittrice dia il meglio di sé quando tratta tematiche come queste, perché grazie anche alla varietà di personaggi riesce a dare punti di vista differenti, senza però nascondere la parte dalla quale lei sta, ossia con i lavoratori.
Un libro davvero noioso, con parti inconcludenti e slegate tra loro. Ho finito di leggerlo solo perché orami lo avevo iniziato, ma è stata dura arrivare fino alla sua fine.