Dopo sette anni di matrimonio Sayuki ha annunciato al marito Vittorio che vuole separarsi. Senza spiegazioni. Sayuki non sa abbracciare, nel suo nome porta ciliegi e neve, ma nessuno la conosce davvero, e lei resta misteriosa nel suo negozio di fiori. Misteriosa per Cecilia, la suocera fredda e altera; per Ambra, sorella di Vittorio, pianista sfiduciata; e per Samuele, il fratello minore, aspirante accademico legato al bellissimo personal trainer tutti ugualmente disorientati davanti al disfarsi di un legame che li comprendeva con naturalezza. Sayuki ha scelto la crudeltà della potatura, un atto "spiacevole ma necessario, perché se il taglio da un lato può garantire uno sviluppo migliore della pianta dall'altro è una ferita aperta".
Ma la vera ferita è quella che attraversa Vittorio e gli altri, lo strascico di silenzi e le cose non dette che porta con sé. E quando Sayuki li invita a pranzo per congedarsi, tutti hanno la preoccupazione che lei sia pronta a rivelare il loro segreto, quello che ha compreso o che ha raccolto come confidenza; e tutti saranno costretti ad affrontare i nodi dello stare insieme.
Francesca Scotti è nata nel 1981 a Milano, dove si è laureata in Giurisprudenza. Si è diplomata in Conservatorio e suona il violoncello. Si interessa di cultura orientale e questo la porta spesso in Giappone.
Trovo che lo stile essenziale dell’autrice, lirico e un po’ sospeso, molto allineato all’immagine eterea percepita di Sayuki, renda perfettamente l’atmosfera. La fragilità, mai espressa apertamente e nascosta con il timore che un qualche evento possa svelarla e renderci nudi. La natura e i fiori, pacificatori, come specchio interiore. Non c’è una rivelazione clamorosa: tutto resta sotto traccia. Ma la tensione emotiva vissuta, il timore, hanno di fatto modificato il sentire pur non cambiando la situazione. È uno stile di narrazione che racconta, con immagini e molti non detti, le fragilità invisibili che tutti abbiamo ma che quasi nessuno mostra, rendendoci di fatto estranei a noi stessi.
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Seguo Francesca Scotti fin dal suo esordio e questo è il suo romanzo che mi è piaciuto di meno. Purtroppo l'impressione che ho ricevuto è quella di una prosa eccessivamente lustrata che cerca di supportare un'idea di fondo essenzialmente debole. Il risultato sono pagine poco scorrevoli che raccontano personaggi un po' insipidi e segreti molto poco incisivi. Mi spiace dare questa valutazione perché so che l'autrice è molto brava, ma preferisco di gran lunga la prosa limpida dei suoi precedenti lavori a questo romanzo.
Un romanzo coinvolgente e intenso, dove l’attenzione minuziosa ai segni dell’anima rivela le fragilità di ciascuno: bisogna sciogliere il proprio nodo per tornare a vivere pienamente. Una storia in cui il Giappone è un modo di sentire e di nascondere.