Un romanzo raffinato che usa le riflessioni sugli anni di piombo, le amarezze post-militanza, i travagli dell'invecchiamento culturale, per parlare di cosa lascia in eredità un insegnante ai suoi studenti.
Il mite docente in pensione Domenico Stasi viene a sapere che Nina, un'ex studentessa, è indagata per partecipazione a banda armata. Il suo primo pensiero è quello di solo l'innocenza della ragazza può allontanare il timore di aver contribuito alla creazione di un mostro. Ma invece delle proclamazioni di innocenza che Stasi sperava di sentire, Nina non lo rassicura affatto. Anzi, gli chiede un favore. Dovrà recarsi in un appartamento, cercare un libro, trascrivere una frase sottolineata e farla avere a un «contatto». Un compito semplice, che presto si trasforma in una faccenda molto seria quando Stasi si vede recapitare a domicilio una pistola, con tanto di indicazioni su giorno e luogo in cui usarla, e contro chi. Le cose però non sono del tutto come sembrano. Primo piano e sfondo potrebbero cambiarsi di posto, e la fosca vicenda di terrorismo potrebbe dileguarsi nel nulla. Soprattutto quando nella storia entra Domenico Starnone - personaggio del suo stesso mondo immaginario - e Prima esecuzione diventa un viaggio semiserio in quel terreno labile dove finzione e vita reale si mescolano.
«Prima esecuzione è un libro popolato di doppi, abitato da voci e trame sovrapposte. Starnone è uno scrittore del dialogo interiore, non del soliloquio». Marco Belpoliti, «la Repubblica»
Domenico Starnone (Saviano, 1943) è uno scrittore, sceneggiatore e giornalista italiano.
Ha collaborato e collabora a numerosi giornali (l'Unità, Il manifesto per cui è stato redattore delle pagine culturali) e riviste di satira (Cuore, Tango, Boxer), con temi generalmente improntati alla sua attività di insegnante di liceo.
Ha scritto con costanza su Linus, negli anni '70-'80.
Ha lavorato anche come sceneggiatore; film come La scuola di Daniele Luchetti, Denti di Gabriele Salvatores e Auguri professore di Riccardo Milani sono ispirati a suoi libri.
Il suo libro maggiormente apprezzato, Via Gemito, ha vinto il Premio Strega nel 2001.
Einaudi ha ripubblicato questo romanzo di Starnone, pubblicato per la prima volta nel 2007 da Feltrinelli.
Il protagonista del romanzo è un professore ormai anziano, il professor Stasi, le cui vicende entrano in interferenza con le storie scritte da Starnone, dando vita così a un metaromanzo thriller: le riflessioni sugli anni di piombo, sull’idealismo e sulle amarezze del post militanza, sono il pretesto per parlare di altri temi, come il disagio, l’insoddisfazione e l’invecchiamento.
La voce dello scrittore si mescola a quella del professore protagonista del suo romanzo. Per esempio in questo passo
“– Le volevo solo dire una cosa: lei, in Via Gemito, attribuisce la colpa della morte di sua madre per cirrosi epatica a suo padre, se lo ricorda? – E allora? – E allora lei in quel libro ha raccontato come una persona può scatenare il male nel corpo di un altro, se n’è scordato? – Signora, Via Gemito è un romanzo, i romanzi inventano, esagerano.”
Starnone incuriosisce quei lettori che come me che hanno ancora letto Via Gemito. Starnone crea una simulazione di contemporaneità, in un universo dove di ogni cosa è vero anche il contrario.
“Se stringe gli occhi sa da dove viene il terrore. Dal chiodo dentro il tronco dell’albero di ieri da quel fungo esploso di notte di un enorme marrone”