“Noi non lo nominiamo mai il buio, le cose invisibili ce le indichiamo o ce le passiamo con lo sguardo.”
Il romanzo d’esordio di Anna Mallamo (giornalista che seguo da anni su Twitter/X e che adoro) è ambientato a Reggio Calabria, negli anni ottanta.
E la storia Reggio Calabria degli anni Ottanta. La storia ruota attorno a Lucia Carbone, una studentessa che frequenta il liceo classico, che ama le parole ma anche la giustizia, per la quale all’inizio tutto o è bianco o è nero. Lucia trova delle foto che la spingono a compiere un gesto estremo, quello cioè di rapire Rosario Cristallo, figlio di un boss dell’Aspromonte e compagno di scuola, per rinchiuderlo nella cantina della casa della nonna defunta.
“Come si estrae la verità dalle persone? Con quali pinze si piglia, si fa uscire; come si aprono i vasi dei mali del mondo?
– Tu non esci di qua e non mangi finché non me lo dici.
Metto la foto per terra, un poco distante: non può toccarla, deve guardarla per forza.
Gli lascio la luce accesa, mi porto il buio.”
Scatta così la molla che la spinge ad andare a fondo per scoprire la verità, scavando nella storia della sua famiglia, per scoprire il ruolo delle donne in un contesto sociale intriso di silenzi e violenza.
“la famiglia è essere messi in pericolo e salvati, continuamente, dalle stesse persone”
Il “mondo di sopra”, quello della quotidianità di Lucia, si mescola con il “mondo di sotto”, quello della cantina dove Lucia nasconde Rosario: Lucia affronterà così il viaggio di crescita personale partendo dall’aut aut (o è bianco o è nero) per approdare all’et (è bianco e nero); la luce non è separata dal buio, la verità è dentro la realtà con le sue parti oscure: è solo accogliendo tutto, riuscirà a rispondere al suo bisogno di affrontare il trauma dell’omicidio irrisolto della zia Maria.
“Devo stare attenta: appartengo a una famiglia di donne che si trasmettono i pensieri, si leggono le parole sulla bocca chiusa, si rubano i segreti solo con un’occhiata.”
È un inno alla Calabria, a questa terra meravigliosa che ha i profumi, i colori e i sapori intensi delle terre del Sud, dove il dialetto è una lingua a tutti gli effetti (bella come il siciliano a cui ci ha abituati Camilleri o il salentino a cui appartengo). È un inno alle deisse a cui ciascuna di noi deve tutto
“C’è quell’altra parola che mi piace assai, l’ho imparata dopo averla saputa da sempre: «matrilineare». La sento, la linea di sangue che sale, sale fino a scomparire all’indietro. È l’esercito di deisse che ogni tanto appare, potente e sconfitto. Sí, conversiamo con l’ombra e parliamo senza parlare e comandiamo cogli occhi e sappiamo le cose dei morti e vediamo le cose dei vivi, e partoriamo e nutriamo, ma mai siamo padrone e libere. Ora le vedo, le catene del sangue: non una linea, una catena.”
Tra 4 e 5 stelle.
🏆Libro vincitore del Premio Mondello 2025 - Opera italiana
Il modo che ha Anna Mallamo, concreto e immaginifico insieme, di ruotare intorno ad alcuni temi – famiglia, verità, donna, confine, casa –, riaggiornando via via le definizioni nel corso della storia, vi resterà a lungo addosso.
Dalle riviste
🗞️«Nel suo esordio Anna Mallamo mostra una Calabria che sfugge agli stereotipi: ne racconta il versante urbano, cioè la Reggio degli anni Ottanta, dove la criminalità lambisce la vite delle persone. E qui una sedicenne fa una cosa inaudita.» - Nicola H. Cosentino, La Lettura
🗞️«Una lingua tutta nuova che afferma e nega, allarma e consola. La forza di una ragazzina che tenta di riparare il mondo e intanto lo scopre».
Donatella Di Pietrantonio