"I piaceri viziosi" è uno scritto di Tolstoj in cui si parla di "Bacco, tabacco e Venere"; scritto nel 1890-92, il testo è ancora attuale; presenti nell'audiolibro anche i "I due pellegrini", "Il primo distillatore", e tre parabole.
Breve apologo tolstoiano che, nel solco del suo periodo di riscoperta dei Vangeli, cerca di incarnare una qualche missione educativa o financo civilizzatrice che cerca di approcciare quasi psicologicamente il problema dei problemi viziosi, intesi come quelli che oggi identificheremmo come usi e abusi di alcool, tabacco, sostanze e sesso. L'idea di fondo, certo un po' naif ma per sommi capi ragionevole, è che ogni uomo sia fondamentalmente spaccato in due: i due compartimenti sono, rispettivamente, quello razionale (delle prescrizioni, dell'etica, della deontologia, della coscienza) e quello irrazionale (degli istinti, delle pulsioni, dello spirito primigenio, dei sensi) e sono sempre in contrasto l'uno con l'altro. Per sopire il sentimento doloroso che sorge negli uomini di fronte alla discrepanza tra le due dimensioni suppliscono gli stupefacenti, in senso lato ovviamente. Il saggio però, un po' urticante nelle posizioni pedagogiche o peggio moralistiche, non chiarisce quale possibile alternativa si potrebbe opzionare e, soprattutto, non chiarisce se la condanna è da rivolgersi all'abuso o addirittura al semplice uso che, però, viene valutato complessivamente piacevole.