Mario Mieli è stato un precursore del concetto di queer. Lui usava il termine transessualità, cioè di sessualità, in soldoni, che va da una sponda all'altra senza fossilizzarsi. Anzi, l'intuizione di Mieli è che non ci siano sponde contrapposte, ma un prato senza confini. Mi ha fatto da ostetrica, e ho partorito la consapevolezza di essere pansessuale e non già bisessuale, come per sette anni e mezzo mi sono definito. La differenza fra le due definizioni sessuali è che mentre la bisessualità basa ancora le fondamenta sul binarismo di genere, la pansessualità no. In effetti a tutti sarà successo di avere un colpo di fulmine per una persona che non si riusciva immediatamente a capire se fosse maschio o femmina; questo è un esempio empirico: come fa ad attrarti qualcuno se non sai se è maschio o femmina? Evidentemente non importa, e questa separazione è solo una sovrastruttura che la famiglia e le istituzioni mi hanno inculcato da bambino. Prova a dire a una mamma che il suo pupillo potrebbe innamorarsi di un maschietto. La maggior parte suderà freddo; viene da pensare che questa predominanza della etero-monosessualità non sia spontanea e, invero, indotta dalla sessuofobia di chi ci ha circondato nei nostri primi anni. Su questo, Mieli è fenomenale. Maieutica pura.
Poi ci sono la pedofilia e la coprofagia. Okay, quello non è okay, con le dovute distinzioni. La coprofagia causa problemi di salute, quindi non è consigliabile, ma in sé è un fetish come il sadomaso. Mieli considera la coprofilia come uno stile di vita ("La merda è l'oro"), ma questo esoterismo non mi attrae per nulla e non ha alcun senso. Peccato, perché rovina la parte fondamentale ossia quella sulla pansessualità, da lui definita come l'ermafroditismo originario e profondo di ogni individuo. Sul versante pedofilia è fuori discussione che nessuno, soprattutto un bambino, vada sfruttato sessualemente. Ma esistono anche dei bambini che hanno già voglia di fare l'amore, di baciare i seni, di toccare i fondoschiena, di giocare con il sesso degli altri e con il suo. Molti di noi hanno iniziato a masturbarsi a dieci anni, molti altri anche a sette, come me. Mi sarebbe piaciuto fare l'amore con le mie cugine, e andavo matto per le schiene, di ragazzi o di ragazze non importava. Addirittura ricordo di quando, alla scuola dell'infanzia, mi capitò parecchie volte di avere delle erezioni a singhiozzo quando pensavo a Mowgli, un bambino con solo degli slip rossi addosso. Una volta seguii in bagno un mio compagnetto e con la scusa di giocare ad acchiappa-acchiappa gli scoprii il grembiule da dietro, lasciandolo a schiena scoperta. Mi eccitai consapevolmente, avevo solo cinque anni. Ah, non ho mai subito molestie o stupri, ma i miei si erano separati quando avevo quattro anni. Cattolici, fatevi avanti. Potete dirlo che sicuramente il rapporto all'epoca compromesso dei miei genitori avrà attivato misteriosamente il bottone del desiderio di vedere schiene nude tramite l'intercessione di Satana, non mi offendo. Tornando a ciò che Mieli pensa della pedofilia, si lascia andare a una frase molto ripresa e criticata: "I bambini hanno il diritto di fare l'amore con gli adulti, condividendo con loro l'inebriante sensualità che profondono". Ahi, attento, questo non va bene. I bambini hanno desiderio sessuale e hanno il diritto di fare l'amore, ma fra di loro, o tutt'al più con chi vogliono, anche adulti, ma solo se spontaneamente esprimono l'attrazione, e decisivo è il fatto che non è possibile distinguere fra curiosità sessuale e desiderio di amplesso, considerato che non sanno cosa sia lo sperma, almeno fino alla preadolescenza. Quindi anche su questo Mieli mi fa storcere il naso, ed è per questa sua generale assoluzione della pedofilia che ancora oggi gli omofobi associato l'omosessualità ad essa. Non è possibile stabilire se un rapporto sessuale con un bambino ha avuto il suo consenso, ed è fuori discussione che la penetrazione di un bambino piccolo sia giusta. Non lo è affatto! Mario, non insinuare una cosa del genere. Resta da definire quando un individuo è un bambino e quando è un preadolescente, perché nel caso di un preadolescente, può essere giusto che faccia sesso con un adulto. Del resto in Italia l'età del consenso è 14 anni ed è giusto così, perché a 14 anni quasi tutti siamo mastri segaioli e monne sgrillettanti. Direi che il limite di età per un amplesso, ovviamente consenziente, sia di 11 anni. Sotto questa soglia un bambino può voler baciare o toccare le zone erogene dei suoi coetanei o di ragazzi o ragazze più grandi, finanche di adulti maturi, come fu spontaneo per il sottoscritto prima che la scuola elementare, il catechismo e la famiglia censurassero il mio desiderio sessuale finché non esplose come l'acqua bollente in una pentola a pressione quando avevo 12 anni.
A parte la pedofilia e la coprofagia, questo saggio è fondamentale per meditare su che cosa sia la sessualità e su quanto sia stata condizionata dalla mai sopita inquisizione del moralismo ai danni di un desiderio di gioco, scoperta, amore, che ci contraddistingue fin da quando abbiamo coscienza di noi stessi. Solo che questa idea di totale libertà sessuale fa davvero paura, all'inizio.