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J'avais 15 ans: Vivre, survivre, revivre

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Août 1944. Après une enfance heureuse en Pologne, Élie Buzyn subit l'indicible : la déportation, l'assassinat des siens, Auschwitz, puis la marche de la mort jusqu'à Buchenwald. Il a 15 ans.

Le camp est libéré le 11 avril 1945. Comment, alors, retourner à la vie ? Porté par les voix du passé, il reconstruit ailleurs ce qui a été détruit. Étrange périple de Buchenwald à la France, en passant par la Palestine et l'Algérie, étrange voyage de la mort à la vie.

Un jour, il comprend qu'il est temps de témoigner.

De l'ombre à la lumière, du silence à la parole, un chemin de vie unique retracé avec Etty Buzyn, son épouse, écrivaine et psychanalyste.

Né à Lodz (Pologne) en 1929, Élie Buzyn était l'un des rares adolescents rescapés d'Auschwitz. Il fut l'un des derniers témoins de la Shoah. Il est également l'auteur de Ce que je voudrais transmettre. Son épouse, Etty Buzyn, est psychologue et psychanalyste. Elle est l'auteure de nombreux ouvrages dont Quand l’enfant nous délivre du passé et Quand les mères craquent.

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Published September 22, 2022

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Élie Buzyn

8 books

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Profile Image for Come Musica.
2,068 reviews631 followers
January 26, 2020
Élie Buzyn e il suo racconto da sopravvissuto ai campi di Auschwitz : “Avevo quindici anni, e sarei morto come gli altri ragazzini della mia età se, sulla rampa ferroviaria della selezione, due uomini non mi avessero bisbigliato di dichiarare che di anni ne avevo diciassette.”

“«Tu devi fare di tutto per restare in vita, devi cercare di ritrovare i miei fratelli a Parigi e raccontare loro quello che ci è successo». Queste parole me le sono tenute sempre a mente, a ogni duro colpo. Ciò che contava, nei campi, non era tanto la sopravvivenza fisica quanto la resistenza morale; le preziose parole di mia mamma erano il mio unico bene, e mi hanno salvato la vita.”

Come si convive con quegli orrori incisi sulla pelle?
Come si sopravvive?
Come si tramanda la memoria?

Élie Buzyn divenne medico chirurgo con la specializzazione in ortopedia: la sua scelta non casuale di aiutare il prossimo a stare in piedi, ad andare avanti nonostante i traumi, nonostante le cadute, nonostante l’orrore che ci si porrà dentro. Per integrarsi nella comunità, si sottopose a un’operazione per rimuovere il numero marchiato sulla pelle. Come se fosse bastata quella rimozione a togliergli quel marchio dentro di sé: “Quando, nel 1947, sono arrivato in Israele, eravamo in molti ad avere quel numero sul braccio. Tuttavia, paradossalmente nessuno si azzardava a evocare la Shoah, le vittime, gli altri. Meglio tacere, perché la gente non ci capiva e non riusciva ad accettare i fatti per quello che erano, al punto da interpretarli come se noi ci fossimo «lasciati massacrare come pecore al macello», senza opporre resistenza. Del resto, parlarne significa per noi tornare laggiù, e non essere in grado di vivere la quotidianità nel modo più normale possibile. Incapaci di sopportare questa tacita ingiunzione al silenzio, alcuni sono arrivati a suicidarsi.”

Poi, per un furto, la perdita del numero custodito inciso sulla pelle rimossa e custodita nel portafoglio. Lo smarrimento. La voglia di ricostruirlo, per poi rimuoverlo ancora: “Quel numero per me rappresentava simbolicamente la tomba inesistente dei miei genitori, assassinati il giorno del nostro arrivo al campo; del resto, è grazie a quel numero, e con l’aiuto di una storica tedesca, Miriam Rouveyre, venuta a intervistarmi sui bambini di Buchenwald, che ho potuto sapere la data esatta: il numero B7572 inscritto sulla «pergamena», corrispondeva a un treno giunto ad Auschwitz il 21 agosto 1944. Da quando conosco questa data, so perché il mese di agosto ha sempre avuto per me un retrogusto di inquietudine. Malgrado la spensieratezza dell’estate in famiglia, delle vacanze, mi si manifesta sempre un impalpabile malessere. Il 21 agosto faccio una piccola cerimonia in onore dei miei genitori, che mitiga quell’angoscia estiva.”


Ogni anno, Élie Buzyn ha fatto quel viaggio per non dimenticare, per tramandare la memoria: “A oggi, i miei tre figli e cinque dei miei otto nipoti mi hanno accompagnato ad Auschwitz. Uno di loro, Alexandre, sintetizza così i sentimenti che quel viaggio «indefinibile» ha destato in lui: Un vuoto nel tempo Un vuoto nello spazio Un vuoto nell’umanità. Quanto agli altri nipoti, per fare con loro quel pellegrinaggio aspetto che abbiano quindici anni. L’età che avevo io quando sono stato deportato.”


I versi del nipote danno il senso delle atrocità subite:
“Spesso melancolia ravviva le sofferenze
Ripesca dagli abissi più profondi
Dall’onda torbida delle lacrime, nostri antichi retaggi.”
Profile Image for Liliana Marchesi.
Author 25 books162 followers
February 9, 2020
Mi sono tuffata in questo romanzo subito dopo aver letto “La ragazza col cappotto rosso” di Nicoletta Sipos e non perché influenzata dal giorno della memoria, bensì perché sto curando un piccolo progetto legato a Leggere Distopico che s’intitola Distopie del Passato. E mentre, il romanzo della Sipos ha racchiuso in un personaggio immaginario fatti legati alla realtà della Shoah, Buzyn ha aperto il suo cuore e raccontato la propria esperienza.

Le biografie, ma ancor di più le auto-biografie, sono opere preziose. Sono anelli di vita che ci consentono di restare legati alla Storia, bella o brutta che sia.

“Avevo 15 anni”, edito da Frassinelli, è la testimonianza di un ragazzo che è stato costretto a diventare uomo all’età di undici anni.


Come molti dei sopravvissuti ai campi di sterminio, ha intrecciato la propria vita al dolore che giorno dopo giorno scavava ininterrottamente dentro la sua anima. Si è legato a esso, ma senza arrendevolezza, bensì con la tenacia di uomo che non voleva e non poteva accettare che il nemico vincesse. Si è fatto forza e ha affrontato l’orrore abbattutosi sulla sua esistenza.

E dopo essere stato liberato, non si è fermato e ha investito ogni sua energia al servizio degli altri, divenendo un importante chirurgo ortopedico, memore di quanto fosse stato vitale ai tempi di prigionia riuscire a stare in piedi sulle proprie gambe.

“Tutta la mia energia e la mia volontà erano rivolte al futuro.”

Vorrei poter scrivere una recensione memorabile, ricca di pensieri profondi da spendere in onore di questa importante testimonianza, ma certe emozioni non si posso spiegare. Restano sospese nello sguardo fino all’arrivo della lacrima che le porterà via.

E di lacrime, leggendo questo racconto, ne ho versate parecchie.


Un libro breve, che si legge in poche ore, ma che vi resterà nel cuore per molto tempo.

“Solo, riguarda te stesso e veglia assai sulla tua anima, per non dimenticare le cose che i tuoi occhi hanno visto, che non abbandonino il tuo cuore tutti i giorni della tua vita, e insegnale ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli”

Versetto del Deuteronomio (4, 9)
E adesso lasciatemi dire un’ultima cosa.

Le parti più emozionanti di queste testimonianze, sono quelle in cui si racconta di persone che, nonostante i grossi rischi, non si sono mai rifiutate di dare una mano offrendo cibo, riparo, affetto. Questo durante il periodo Nazista, ma anche subito dopo. Lo stesso Buzyn ha avuto la fortuna di incontrare sul proprio cammino delle persone buone che hanno creduto in lui e lo hanno sostenuto anche quando le circostanze gli erano avverse.

Perché anche dove l’odio sembra trionfare, c’è sempre un po’ di luce a portare speranza.
Profile Image for Lire.
586 reviews9 followers
May 2, 2019
Ce résumé vous raconte déjà la vie d’Elie. Pas de surprise donc. Après tout, ce n’est pas un roman mais un témoignage donc on ne cherche pas le suspense. Non, là il est question de témoigner de ce qui est arrivé. Celui d’un homme qui a vu sa famille être décimée par le régime nazi, qui n’a jamais abandonné malgré la souffrance et l’horreur, et qui n’a jamais baissé les bras ensuite.

Contrairement à Si c’est un homme de Primo Levi, qui m’a traumatisée quand je l’ai lu au lycée, vous ne trouverez pas ici trop de détails. Juste assez pour se rendre un minimum compte. Le but d’Eli est essentiellement la mémoire. Pour ça, il se raconte pudiquement. Certaines anecdotes cependant sont très fortes, comme l’histoire de la ceinture.

J’ai réalisé à quel point survivre aux camps de concentration ne s’est pas arrêté à la Libération. Avancer avec un tel bagage, dans un monde où vous n’avez plus vraiment de place, où personne ne peut vous comprendre… Dur. Une fois encore, heureusement qu’il y a des gens qui restent profondément humains.

Quelques temps avant d’avoir le livre, l’émission Quotidien avait fait un court reportage sur ces gens qui vont à Auschwitz et qui se prennent en photo en mode amoureux ou top model. J’avais été choquée. J’ai envie de les inviter à lire ce témoignage et à réaliser l’irrespect dont ils font preuve. Ce n’est pas la Tour Eiffel, bordel !

En bref, c’est un témoignage à la portée de tous, comme des âmes les plus sensibles et plus jeunes, afin que la Mémoire et le Courage de ces femmes, ces hommes, ces enfants (oui, des enfants putain…) ne soit jamais effacé. Alors, ça va paraîtra décalé à certains mais ces paroles d’une chanson de Johnny Hallyday expriment bien ma pensée : Oh ça ne meurt pas un homme, un homme ça s’oublie. #noublionsjamais

Maintenant je vais manger du chocolat car j’ai besoin d’un remontant !

Bisous ! https://lireoudormir.wordpress.com/20...
Profile Image for Brigitte Alouqua.
2,112 reviews26 followers
November 28, 2020
Si j’aime énormément découvrir ce genre de témoignage, c’est à chaque fois très difficile émotionnellement.

Mais pour le devoir de mémoire, celui que nous avons tous de ne pas oublier les horreurs que d’autres que nous ont dû subir à cause de la folie de certains hommes, nous devons lire ce genre d’ouvrage. C’est dur, c’est violent, c’est percutant et émouvant, mais jamais, non jamais, nous ne devons oublier ou minimiser ce que ces personnes ont vécus.

Comme le dit si bien l’auteur, désolée je n’ai plus les mots exacts car je ne les ai pas noté sur le moment, mais à un moment, il dit que ce qu’il a vécu, ce qu’il a vu, ce qu’il a subit, aucuns mots ni aucunes images ne seront jamais assez forts pour retranscrire toute cette époque horrible. Les mots utilisés sont pourtant déjà forts, mais c’est vrai aussi qu’une personne n’ayant pas vécu la même chose ne pourra pas réellement ressentir et comprendre ce que l’auteur a voulu transmettre.

Tellement de souffrance, tellement de douleur, et pourtant, Elie Buzyn ne parle pas de vengeance, il n’incite en rien à la violence lui-même. Son témoignage, il le divise en trois parties : Vivre, survivre, revivre. A la fin, nous avons même d’autres témoignages, mais cette fois, c’est sur l’homme qu’il est, celui qu’il est devenu malgré les atrocités. Celui de sa femme est particulièrement vibrant d’émotions.

Afin de ne jamais oublier, ce genre de livre doit absolument être lu, le sujet est clairement difficile, mais nous n’avons pas à nous plaindre finalement.
Profile Image for Kâ..
30 reviews
August 23, 2020
Livre BONUS: 🌟

J'avais 15 ans
ÉLIE BUZYN.

Ce livre est le témoignage du jeune Élie enfermé dans le ghetto Lodz à 11 ans. Il voit sous ses yeux, son frère se faire fusiller. Il prendra par la suite la responsabilité de sa famille en travaillant pour leur procurer de la nourriture. Il sera déporté, ainsi que sa famille vers Auschwitz. Au moment du premier tri sur place, il comprendra bien vite que ses parents, ont péri dans les fameuses douches...
Quand les allemands commencent à sentir le que les alliés arrivent, ils décident d'évacuer le camps. Ils entraîneront alors, les derniers prisonniers vers Buchenwald, en les faisant marcher dans le froid, sans manger, ni boire, le moindre signe de faiblesse... ⚰️... Cette fameuse marche de la mort.

ÉLIE parlera de sa reconstruction. Il est devenu chirurgien orthopédiste reconnu, à courru plusieurs marratons et à même participé à la courses pour la flamme olympique en 2006.
Il s'investi également à perpétuer l'histoire afin que personne n'oublie, et que tout le monde se souvienne.

Je ne formulerais pas de critique sur ce livre. C'est un témoignage. Je ne peu "juger des souvenirs" je ne les aient pas vécus. Cela dit je reconnais cette incroyable humilité, simplicité et sagesse de cet homme.
Il faut se battre pour atteindre ses rêves.
This entire review has been hidden because of spoilers.
103 reviews3 followers
May 17, 2021
Lu d’une traite, ce court récit d’environ 130 pages d’Elie Buzyn (père d’Agnes Buzyn - ministre des solidarités et de la santé sous le gouvernement E. Philippe), revient sur l’horreur causé par l’Allemagne Nazi lors de la seconde guerre mondiale.

Vivre, Survivre, Revivre, ce témoignage nous raconte comment Elie s’est retrouvé catapulté au Ghetto de Lodz avec ses deux parents et sa sœur, son frère ayant été abattu de sang froid par les SS en ce jours sanglant. Il nous racontera également son arrivé à Auschwitz, et comment malgré l’exécution de ses parents, il a réussi à survivre dans cet environnement inhumain.

Elie Buzyn revient sur son silence, 50 années après la liquidation du camps de concentration et nous raconte comment il a engagé sa seconde vie. Chirurgien de renom, on comprendra dans la dernière partie de son récit la métaphore Revivre, revivre sa vie mais également aider ses patients à revivre.
Profile Image for Maria Cristina.
636 reviews21 followers
February 6, 2020
Una testimonianza forte e commovente su un periodo storico che non andrebbe mai dimenticato.
107 reviews
September 5, 2024
Je me suis souvent demandée comment avaient pu endurer toutes ces personnes juives les sévices inacceptables subies par les nazis. Comment avaient-ils pu s'en sortir et surtout se reconstruire.
Dans ce livre d'Elie Buzyn, on comprend qu'il fallait une volonté hors du commun déjà pour survivre et après retrouver le goût de vivre. Un long chemin fait de silence puis le déclic un jour de vouloir témoigner pour révéler toutes ces horreurs et pour que cela n'arrive plus jamais.
Elie Buzyn, devenu grand chirurgien après avoir repris des études très tard a su se servir de toutes ses blessures physiques et morales, de toutes les horreurs dont il a été témoin pour trouver sa voie professionnelle et fonder une famille. Un grand monsieur d'une générosité sans faille, malheureusement décédé en 2022 après un témoignage !!!! Une victoire face aux nazisme !
Il faut lire ce livre.
Profile Image for Gaëtan Gaillard.
518 reviews6 followers
November 17, 2022
Magnifique témoignage, très bien écrit et clairement énoncé. Il est très intéressant de lire, parmi les nombreux passionnants témoignages disponibles, l'expérience d'une victime de la Shoah imprégnée de culture juive. De plus, la partie "revivre" portant sur la vie de Buzyn après la déportation se révèle extrêmement fascinante et engendre tant de questions. La résilience et la force morale d'Elie vient-elle de lui, de sa famille ou de son expérience ? Combien un homme ou une femme peut perdre jusqu'à atteindre sa limite ? Comment expliquer ou faire sentir l'indicible à des personnes n'ayant jamais ne serait-ce que soupçonné l'Horreur ? Encore un texte essentiel pour ne jamais oublier.
Profile Image for Sandra_CreaBooks.
280 reviews10 followers
November 29, 2022
Encore un témoignage poignant sur la Shoah. L'histoire d'un enfant qui a vécu le pire et qui a su se reconstruire.
Profile Image for ella baker.
12 reviews
January 5, 2023
J’ai lu ce livre en une journée, je l’ai vraiment adorée, c’était bien écrit et l’histoire de cet homme m’a toucher, je recommande !!
13 reviews
December 30, 2024
Après avoir été émue à une conférence où il racontait son histoire, j’ai voulu lire son livre. Un morceau d’histoire et une leçon de résilience. À lire absolument.
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