Quando Rossella Catrambone, studentessa modello, scompare, è inevitabile che i sospetti si appuntino sui due ripetenti bulli dell’ultimo Mansur detto Momo, italiano di seconda generazione, e Francesca, colonna dell’estrema destra del quartiere periferico di Torre Bruciata. I sospetti della polizia, si intende, ma non quelli del loro professore di lettere, Paolo Romano, che decide di aiutarli a scoprire la verità (e a restare fuori dalla galera). Ma i giorni passano, la ragazza non ricompare e si accumulano indizi inquietanti quanto stranamente una pista porta a Edgar Allan Poe, una a Giordano Bruno, una ai surrealisti... intanto, il professor Pastore, il complottista della scuola, è convinto che la chiave di tutto sia nascosta nei sotterranei del Vaticano e, quel che è peggio, lo dice in televisione. È solo l’inizio di una pericolosa caccia al tesoro a cui i tre saranno costretti a giocare in compagnia di strani una preside favorevole alle droghe sintetiche e un bibliotecario ex criminale. Li salveranno i libri, o sono proprio le parole a uccidere?
Un giallo, un complotto, una commedia dal ritmo incalzante, un percorso scanzonato ma ricco di cultura tra le pagine, il pensiero e gli autori di un secolo di questo romanzo multiforme è in se stesso un gioco. Libero, appassionato e imprevedibile, perché i libri non finiscono mai di sorprendere.
Un libro che, da neolaureata in lettere e insegnante in erba, ho amato davvero tanto. La letterata ha saputo coglierne e apprezzarne i riferimenti culturali, che spaziano dagli autori italiani a quelli stranieri, dalla letteratura (soprattutto otto-novecentesca) all'arte e alla filosofia. L'aspirante formatrice, d'altro canto, è rimasta stregata dall'enfasi che viene posta sul potere rivoluzionario della cultura, sulla sua capacità di aprire le menti e formare giovani dotati di buonsenso e spirito critico.
"Servono terroristi della cultura, non terroristi politici. Oggi più che mai. Serve una spallata, che raddrizzi il piano inclinato. Il declino produce declino. Un giovane che non sa scrivere e non sa parlare sarà un cittadino debole, pavido, conformista. Protagonista di un mondo asfittico, incolore. Pericoloso. Non saresti disposto a qualche scorrettezza pur di salvare il tuo Paese?"
La me lettrice, infine, si è lasciata semplicemente trasportare dalla fluidità della narrazione, resa super coinvolgente da un ritmo adrenalinico e un crescente susseguirsi di colpi di scena. Indubbiamente, talvolta venivo sopraffatta dall'ingente quantità di indizi, ma non posso negare che la caccia sia stata ugualmente avvincente. A rendere ancora più appassionante questo romanzo ci hanno poi pensato i suoi protagonisti, un gruppo di sei personaggi sui quali nessuno avrebbe scommesso un euro: "un professore malato che ha letto tutti i libri del mondo e [...] due ripetenti che non ne hanno letto nessuno"; una donna anziana e un ex criminale; una poliziotta "corrotta". Il loro ruolo all'interno della storia è tutto da scoprire, per cui non vi anticiperò nulla. Una cosa vorrei precisarla, però. La scelta di coinvolgere nel gioco due ripetenti, Momo e Francesca, non è affatto casuale: poiché "sono i peggiori. [...] ci ricorda cosa deve fare la scuola: formare tutti, non accontentarsi delle eccellenze".
Abbandonato... Non c'è mordente, è scorrevole, ma non è intrigante, i personaggi non mi hanno appassionata e non avevo voglia di leggere e andare avanti. Mi dispiace, ma leggere non deve essere un sacrificio.
Nella Roma contemporanea una ragazza di 18 anni viene rapita e un compagno di classe che forse la bullizzava viene accusato di essere il rapitore. Una compagna di classe e il suo professore di italiano non ci credono e si adoperano per aiutarlo e liberare la ragazza. Vengono così coinvolti in una specie di caccia al tesoro storico/letteraria appassionante e divertente, assieme a complottisti, poliziotti ambigui, insegnanti originali e molto altro. La partenza della storia sembra molto lineare poi si trasforma in altro. Interessante e divertente, a volte sconcertante e sicuramente molto colto e soprattutto stimolante. E' molto presente l'idea che la cultura possa salvare dalle proprie paure e insicurezze, che possa portare lontano dalle proprie origini e dal proprio ambito culturale desolato, ai confini della società per ragioni economiche, etniche o altro. La letteratura è vista come un mezzo per scardinare i propri limiti, autoimposti o imposti dalla società. Lo consiglio a chi piacciono i libri che parlano di libri, con un pizzico di mistero e con personaggi ben delineati e in ci è facile immedesimarsi. Ben scritto e scorrevole, con un bel finale.
Una lettura scorrevole e piacevole, non è il primo di Floris che leggo, e questa bravura nello scrivere in maniera chiara e avvincente mi sembra una sua caratteristica. Anche l'idea alla base del romanzo è molto interessate, il Gioco ed i suoi enigmi avvincono il lettore. C'è però qualche pecca: - La trama mi sembra un po' debole, specialmente nel finale - Tante, troppe citazioni. Dopo un po', come si dice, il troppo... - Alcuni passaggi sono troppo semplificati o improbabili, dai dettagli più semplici (laptop che si collegano ad internet da sotterranei senza nessun bisogno di configurazione, se pure ci fosse un wifi o un hotspot) alle scene più impegnative ()
In sintesi, piacevole, e anche didascalico, ma non mi ha convinto fino in fondo. Offre ottimi spunti per nuove letture, con tanti titoli interessanti citati.
Pretenzioso. Il libro si gioca sulla saccenza di personaggi che mettono in sfoggio la loro cultura a suon di citazioni. Il filo conduttore della storia dovrebbe essere risolvere il mistero dietro alla sparizione di una ragazza, ma si finisce solo per perdersi fra i dialoghi affettati dei personaggi, che piuttosto che concentrarsi sul caso, preferiscono dimostrare di avere ragione a tutti i costi, tirando in ballo la letteratura. Per non parlare di come sono rappresentati i ragazzi ovvero come un branco di incapaci di analisi critica, facilmente abbindolabili dalle figure educative. C'è una rappresentazione della realtà un po' troppo artificiosa e banale. L'unica nota positiva é la sfumatura politica che prende il caso, quella l'ho trovata interessante.
L'azione e la narrazione girano intorno a un gruppo di prof, poliziotti e studenti che si mettono alla ricerca di una studentessa rapita, seguendo tracce letterarie che li portano da un luogo di Roma all'altro. I personaggi secondo me più interessanti e coinvolgenti sono Paolo e Francesca, anche se non c'entrano nulla con la storia che i loro nomi evocano.
Più di tutto ho apprezzato la sensazione che l'autore provi un grande amore per Roma e per la scuola, una sensazione che mi ha accompagnato per tutta la lettura, scorrevole ma non sempre appassionante.
Floris è uno dei giornalisti che preferisco, sia per dialettica, sia per la sua capacità di analisi. Scoprirlo scrittore (sí, l'ho scoperto con questo libro) è stata una piacevole sorpresa. Il libro è un continuo crescendo di colpi di scena, di scoperte, di novità e l'aspetto culturale è di alto livello senza essere noioso, anzi! Una lettura piacevole in compagnia di personaggi belli ed interessanti.
Una lettura sorprendentemente piacevole. Sono stata incuriosita dalla trama dopo aver ascoltato una dichiarazione dell’autore e le aspettative non sono state deluse.
È una lettura piacevole e scorrevole, che riporta la mente tra i banchi di scuola con incursioni e citazioni di autori più o meno noti della letteratura, della filosofia e della storia. Un modo nuovo e fresco di raccontare la scuola di periferia.
Era il primo libro che leggevo di Floris e credo non sarà l’ultimo.
Perfetto per sbloccare il blocco del lettore. Libro scorrevole, intrigante e pieno di citazioni che creano un Gioco reale tra ricordi delle superiori e il giallo del romanzo. La scuola e i personaggi risultano reali, e riesci ad immaginare facilmente di essere in sella al motorino o di correre tra le vie di Roma. In ruolo del prof non è scontato, rendendolo piacevole. Finisci il libro e ti mancano già i personaggi, i loro dialoghi e il loro Gioco. Da rileggere
Un vero page-turner adatto a tutti, per giovani adolescenti e per over settanta. Un libro che racconta la letteratura novecentesca in parallelo con la storia novecentesca e tutto questo all’interno di un caso investigativo complicatissimo ed enigmatico. Ad ogni capitolo la curiosità viene alimentata e spesso ci si ritrova a fare ricerche su Wikipedia insieme ai due giovani protagonisti del romanzo, Momo e Francesca.
L'idea del Gioco molto interessante: una caccia al tesoro ambientata a Roma seguendo indizi letterari. L'idea di fondo pero' mi sembra debole, cosi come la caratterizzazione del colpevole. Ho poi trovato il movente poco plausibile.